lunedì, Ottobre 14

Germania: elezioni Baviera, sospiro di sollievo per Angela Merkel e per l’UE? Risultato amaro per CSU e SPD. I Verdi trionfano. L' AfD si 'accontenta'. E adesso?

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Ieri, domenica 14 ottobre, tra le 10 e le 18, si sono aperte le urne per il rinnovo del Landtag (il Parlamento) in Baviera, il più grande land del territorio tedesco (quasi il 20%), il secondo più popoloso della Germania, con 12,5 milioni di abitanti e 9 milioni di elettori, senza dubbio, quello più ricco dal punto di vista economico e finanziario: il suo PIL, nel 2017, si aggira intorno ai 600 miliardi di euro, il tasso di disoccupazione è il più basso di tutta la Germania attestandosi intorno al 3% (il tasso di occupazione supera l’80%) ed il PIL pro capite risulta pari a 44.215 euro. Fin dal primo momento, è stata evidenziata la portata federale ed europea di questa tornata elettorale: sono state centrali le tematiche inerenti alla sicurezza e all’identità, trattandosi di uno Stato che si è trovato particolarmente esposto ai flussi migratori (che il partito egemone, la CSU (Christlich-Soziale Union), ha cercato di cavalcare per ridurre la presa dei populisti di estrema destra dell’Afd), ma anche l’ambiente dopo lo scandalo ‘dieselgate’.

Elevata è stata la partecipazione: già a mezzogiorno, più del 40% degli elettori si era recato ai seggi. Il dato finale è stato pari al 72,4% di affluenza. Seppur lontano dall’ 82,4% del 1954, è se non altro superiore alla quota del 63,6% registrata nel 2013.

Ma veniamo all’esito che non si è discostato quasi per nulla dai sondaggi elaborati alla vigilia del voto. Come si vede nei grafici realizzati da Infratest Dimap per ARD, la CSU, il partito bavarese gemello e alleato a livello federale con la CDU di Angela Merkel, è crollata di ben 10 punti dalle ultime elezioni (47,7%), attestandosi al 37,2%; risultato analogo per l’SPD, che ha raccolto il 9,7%, 10 punti sotto il risultato del 2013 (20,6%); moderata crescita per i Freie Wahler (FW), passati dal 9% di cinque anni fa all’ 11,6%; boom per i Verdi che sono riusciti a raddoppiare il consenso ottenuto alle precedenti votazioni (8,6%), conquistando il 17,5%; altrettanto record è il risultato portato a casa dall’ Alternative fur Deutschland (AfD) che riescono, per la prima volta, ad entrare nel Parlamento bavarese in forza del 10,2% dei voti; leggera crescita per i Freie Demokratische Partei (FDP), che convincono il 5,1% dell’ elettorato (nel 2013 era solo il 3,3%), e per la Linke che, nonostante il punto percentuale in più raggranellato (3,2%) rispetto al 2013 (2,1%), rimane fuori dall’ Assemblea.

Ponendo come criterio l’età degli elettori, tanto la CSU quanto l’SPD presenta un elettorato piuttosto maturo e prevalentemente di sesso maschile, con picchi nelle fasce al di sopra dei 60 anni (in particolar modo pensionati); elettorato, invece, trasversale per Fraie Wahler e l’AfD (soprattutto di classe operaia, con una bassa istruzione e di sesso maschile); più giovane l’elettorato dei Verdi (impiegati e lavoratori autonomi con un’alta istruzione in prevalenza di sesso femminile, ma pochi appartenenti alla classe operaia), nonché di FDP e Linke.

Come affermato dalla segretaria della CDU Annegret Kramp-Karrembauer, «le liti a Berlino, lo stile sbagliato, i toni» hanno fortemente condizionato l’esito del voto. È palese, quindi, la debacle della linea adottata dal Ministro degli Interni, Horst Seehofer, leader del partito bavarese, nel tentativo di preservare l’identità della CSU rispetto all’avanzata dell’AfD, facendosi fautore di una stretta sull’immigrazione, anche a costo, come avvenuto in estate, di arrivare ai ferri corti con la Cancelliera Merkel, favorevole ad una politica di apertura nei confronti dei rifugiati.

In altre parole, gli elettori preferiscono sempre l’originale tant’è che i danni di una deriva a destra della CSU non sono stati evitati né affermando l’impossibilità di dialogo con l’AfD e nemmeno dai recenti tentativi di inversione a U di Markus Söder, governatore uscente della Baviera ormai in polemica più o meno sotterranea con Seehofer. Ormai, però, la frittata era fatta: l’emorragia di voti della CSU ha premiato, in misura maggiore, FW, Verdi e AfD che, rispetto all’Unione Cristiano Sociale, percepita, nonostante le frizioni tra Seehofer e Merkel, alleata della Cancelliera, ha avuto buon gioco a sfruttare la propria posizione anti-establishment. Senza considerare, poi, che la retorica anti-immigrazione non poteva trovare d’accordo l’intero elettorato di riferimento della CSU, ossia quello cattolico. «I tempi del 60% rimangono un bel ricordo» ha detto ieri sera ironicamente Peter Hausmann, ex direttore del giornale di partito ‘Bayernkurier’ alla Tv pubblica Bayerischer Rundfunk. Una batosta, dunque, che non fa altro che indebolire sia la Cancelliera sia la storica alleanza CDU-CSU. Inoltre, potrebbe nuocere gravemente alla figura di Seehofer che, in mattinata, ha dichiarato: «Non affronto neppure oggi alcuna discussione su di me». Ma la sua ‘morte politica’, data da molti per scontata, sembra tutt’altro che vicina: si è detto pronto ad affrontare «le necessarie conseguenze», ma si è anche detto intenzionato a «naturalmente portare avanti la sua responsabilità». D’altro canto, la frattura emersa prima delle elezioni all’ interno del partito con Söder potrebbe venire a galla e potrebbe non essere solo di tipo politico, ma anche generazionale, costringendo la vecchia guardia a farsi da parte. In particolar modo in Baviera, però, il gruppo dirigente della CSU non potrà non prendere atto della crescita dei Verdi, cambiando strategia.

Giornata amara anche per la socialdemocrazia tedesca. Il segretario generale dell’SPD Lars Klingbeil identifica nell’ esito elettorale bavarese un ‘chiaro segnale’ che peserà fortemente sulla Grosse Koalition. Dopo il voto di ieri dovranno esserci delle «conseguenze», in quanto «dobbiamo ammettere questo è il chiaro segnale arrivato ieri che la situazione è difficile e per questo adesso dobbiamo avere un nuovo stile di governo nella Grosse Koalition». E cosa può comportare questo cambiamento? Uscita dalla coalizione o, ad esempio, dimissioni della leader Nahles? Sicuramente, è un ulteriore colpo inferto al governo Merkel che, nel marzo scorso, dopo il tramonto del tentativo di ‘coalizione Jamaica’, era riuscita a trovare nuovamente un compromesso con l’SPD. Il che aveva comportato la fine della leadership di Martin Shulz e l’avvento della nuova leadership. Questo non sembra essere stato sufficiente. L’SPD non sembra ancora riuscita, così come altri partiti della socialdemocrazia classica occidentale, a superare la crisi in cui è avvolta. E i voti persi non sono certo andati alla sinistra più estrema, la Linke, bensì, in parte, alla CSU e, in quantità maggiore, ai Verdi.

Proprio i Grune sono la vera rivelazione di questa elezione con un balzo che li ha portati a raddoppiare i consensi conquistati nel 2013. «Abbiamo raggiunto un risultato storico», la Baviera sceglie di puntare su «coraggio, fiducia, passione, chiedendo un governo che risolva i problemi invece di provocarli», ha esultato la vera vincitrice di questa competizione, la numero uno Katharina Schulze. È chiaro che gli elettori «chiedono che non si vada avanti così», «è un segnale che i bavaresi non ci stanno con la politica dell’esclusione», ha aggiunto il leader federale del partito Robert Habeck, spiegando come «molte persone non si sentono più rappresentate dalla politica della Baviera. L’incarico del cambiamento a partire da questa stessa sera deve essere esplorato con gli altri partiti». Ma cosa li ha premiati? Innanzitutto, la coerenza: «Siamo l’unico partito che non continua a fare zig zag da un giorno all’altro» ha dichiarato la co-leader del partito in Baviera, precisando che «chi corre dietro alla destra perde. Al contrario, chi sostiene la libertà, l’uguaglianza e lo Stato di diritto vince». Come darle torto: sono presentati con un programma di governo definito e pragmatico, senza inseguire, ad esempio, come ha fatto invece la CSU, l’estrema destra sul terreno dell’immigrazione; l’ambiente e l’ecologia, ancor più in seguito allo scoppio dello scandalo ‘dieselgate’, sono temi verso cui si assiste ad un aumento della sensibilità; anche in campo economico, si caratterizzano essere moderati e liberali. Certamente il collasso della socialdemocrazia li ha favoriti, ma si sono rivelati in grado di conquistare anche parte dell’elettorato cattolico che ha deciso di non votare per l’Unione Cristiano sociale, facendo molto leva su un concetto di ‘heimat’ inteso in senso ecologista quale conservazione dell’ambiente patrio.

Inoltre, non si presentano come forza anti-sistema. Dalla loro nascita in poi, il partito è andato evolvendosi ed è arrivato al governo di ben nove land. Il realismo ha, dunque, prevalso sull’integralismo e forse proprio questo elemento, nel contesto di una forte contrapposizione chiusura-apertura o sovranisti-europeisti, potrebbe rendere questa ascesa ben più duratura. La stessa Shulze ha manifestato la volontà di fare da argine alla deriva populista e sovranista dilagante in Europa e rappresentata da Orbàn e Salvini. Proprio in virtù del realismo, non ha nascosto la disponibilità «a parlare di politica equa e rispettosa dell’ambiente, ma non di politica anti-europeista o autoritaria».

«Chi ha votato per noi ha detto anche che Merkel deve andarsene. Liberate la strada per le nuove elezioni», ha chiarito Alice Weidel, a capo dell’AfD che è entrata per la prima volta nell’Assemblea bavarese, nonostante non abbia sfondato, come ammesso da Jorg Meuthen, anche per «la concorrenza dei Freie Waehler è stata forte». È stata sventata l’ipotesi di un boom per l’estrema destra che, però, per essere alla sua prima partecipazione ad una competizione elettorale nel land più ricco della Germania, non può, sebbene inferiore alle aspettative, non essere soddisfatta del risultato raggiunto. Ennesima fonte di preoccupazione, invece, per la Cancelliera.

È ineludibile che le elezioni in Baviera siano state un’occasione per valutare l’azione del governo uscente di Monaco a guida CSU, il cui tasso di soddisfazione non supera il 48%, nonostante i fondamentali economici premino le politiche dell’esecutivo cristianosociale. I più insoddisfatti sono gli elettori di FDP, SPD, Verdi e AfD. Ma a giocare un ruolo molto importante anche la politica federale. «Da ieri traggo questo insegnamento: come cancelliera devo fare in modo che la Grosse Koalition recuperi la fiducia e che i suoi risultati siano visibili», ha ammesso Angela Merkel intervenendo alla giornata dell’associazione del commercio estero BGA, sottolineando come «i risultati economici migliori e la disoccupazione ai minimi livelli alla gente non bastano, se non c’è la fiducia negli attori politici». Quindi, intende la Cancelliera, occorre rimboccarsi le maniche in vista della scadenza decisiva, ovvero le elezioni europee del prossimo anno. Il compito è arduo considerato il lento calo di gradimento nei confronti della sua azione politica, e di quella del Ministro degli Interni Seehofer.  E tenuto conto del fatto che sembra crescere tra gli elettori socialdemocratici l’opinione per cui l’SPD dovrebbe tornare all’opposizione.

Intanto, però, Markus Söder, candidato presidente della CSU nonostante l’Unione abbia perso la maggioranza, ha comunque rivendicato: «Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare», ribadendo di «voler parlare con tutti i partiti, ma non con l’AfD». Ma allora quale coalizione è possibile? Un’alleanza tra la CSU e i Verdi, possibile guardando ai numeri, è tutt’altro che vicina visto che i Freie Waehler di Hubert Heiwanger si sarebbero già fatti avanti; il segretario generale di Fw, Michael Piazolo avrebbe fatto presente la disponibilità a «prenderci responsabilità di governo». Con FW la soglia di maggioranza sarebbe superata con un totale di 108 seggi, 7 in più della soglia di maggioranza, mentre con i Verdi la stabilità sarebbe granitica, . Ciononostante, un governo CSU/Verdi potrebbe suscitare insofferenza nello zoccolo duro del land più ricco della Germania, ossia le grandi industrie, da sempre bersaglio delle campagne ecologiste dei Grune. E poi, sul tema dell’immigrazione, i leader dei Verdi hanno già chiarito che «non siamo disposti a negoziare sulla politica del respingimento». Tuttavia, l’alleanza CSU/Verdi è uno schema non impossibile come dimostra il land Baden-Wuerttenberg.

Cosa ne pensa l’elettorato? Il 61% prediligerebbe un’alleanza con FW, il 59% con i Verdi e il 35% con FDP. Dovendo scegliere tra una coalizione CSU/FW e CSU/Verdi, la maggioranza preponderebbe per la prima opzione. La coalizione auspicabile per gli elettori dell’Unione Sociale sarebbe CSU / FW o, al massimo, CSU / FW / FDP; per gli elettori dell’SPD, quella CSU / SPD; per gli elettori di Fraie Wahler, quella CSU / FW; per gli elettori dei Verdi, quella che vede il partito ecologista al governo con la CSU; per gli elettori di FDP, sarebbe preferibile la coalizione tra gli stessi liberali e CSU o, al massimo, CSU / FW.

«A maggio l’Europa cambierà volto. Vi ho sempre detto che stava per arrivare un terremoto politico anche in Europa. Il voto in Baviera è solo un anticipo di quello che succederà. L’Italia, ora possiamo dirlo, è precursore dell’Europa che cambia. Così come abbiamo contribuito a fondarla, saremo protagonisti nel rifondarla. Sarà la fine dell’austerità e l’inizio della solidarietà. Sta per arrivare la Manovra del Popolo anche a livello europeo» ha sentenziato il leader M5S, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico oltre che Vice Premier, Luigi Di Maio a cui si è poi è aggiunto il commento del leader della Lega, Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini secondo il quale «in Baviera ha vinto il cambiamento e ha perso l’Unione europea, il vecchio sistema che malgoverna da sempre a Bruxelles. Sconfitta storica per democristiani e socialisti, mentre entrano in tanti, e per la prima volta nel Parlamento Regionale, gli amici di AfD. Arrivederci Merkel, Schultz e Juncker». Parole di soddisfazione sono state espresse anche da un altro esponente della Lega, il vicesegretario nonché Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana: «Congratulazioni ai nostri alleati di AfD che entrano per la prima volta nel Parlamento bavarese. Anche in Baviera avanzano gli identitari, sempre più forti, mentre crollano i partiti tradizionali #versounanuovaEuropa». Di opinione simile anche il Presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni a detta della quale «le politiche della Merkel non piacciono manco ai tedeschi, nonostante la Germania in questi anni si sia arricchita sulle spalle del resto d’Europa, figuriamoci a noi italiani che in questi anni abbiamo pagato il conto più salato di tutti alla Germania. Il voto in Baviera è il preludio della tempesta che si abbatterà su tutto il continente alle prossime elezioni europee, Fratelli d’Italia è pronta a fare la sua parte». Che si tratti di un terremoto nessuno lo mette in dubbio. Tuttavia è da dimostrare, invece, l’idea per la quale una Merkel indebolita possa essere un vantaggio per l’Italia oltre che per l’Europa dove le forze tradizionali (socialisti e popolari) vivono un momento di travaglio.

«Comunque bello vedere i Verdi prendere quasi il doppio dei voti della destra sovranista. Un messaggio anche per noi», twitta, rincuorato, l’ex premier Pd Paolo Gentiloni. «La Baviera dà una conferma» – constata Sandro Gozi, ex sottosegretario agli affari europei dei governi Renzi e Gentiloni – «Dobbiamo avere il coraggio di dire che la social-democrazia tradizionale è morta. E che dobbiamo trovare nuove vie alternative per vincere la sfida contro la conservazione e il neonazionalismo». Ma la soluzione di questo enigma è tutt’altro che scontata vista la debolezza ormai strutturale della socialdemocrazia nel mondo. Perché non ripartire, allora, dalla combinazione di «tema ambiente e leader donna» che per Francesco Rutelli, già sindaco di Roma e figura autorevole del centrosinistra italiano, è il segreto del successo dei Verdi bavaresi.

Non è improbabile che le onde conseguenti al terremoto politico a Monaco si propaghino a Berlino, fino ad intaccare la tenuta della Grosse Koalition. Per avere un quadro più definito, occorrerà comunque attendere le elezioni in Assia, il 28 ottobre: al momento, però, se il fallimento della CSU – che, peraltro, esprime il candidato dei popolari alla Commissione Europee Manfred Weber – impensierisce Angela Merkel che pochi giorni fa ha annunciato di volersi ricandidare alla presidenza della CDU in occasione del congresso di dicembre, il trionfo dei Verdi e un successo non troppo abbagliante, sebbene record essendo la prima elezione a cui partecipano in Baviera, per gli estremisti dell’AfD può bastare a far tirare un sospiro di sollievo a Bruxelles e a tutte le forze europeiste?

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