sabato, Luglio 20

Germania: all’inizio di un anno di fuoco Brandeburgo, Turingia e Sassonia: AfD è pronta all’exploit

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L’anno che è appena cominciato sarà costellato di importantissimi appuntamenti elettorali. Le elezioni europee che si terranno a maggio saranno le più importanti, per il contesto storico-politico in cui avranno luogo e per il futuro che andranno a determinare. Molti Governi nazionali attendono il risultato delle urne per definire anche le proprie strategie interne e, a fine 2019, il quadro politico dei Paesi di tutta Europa potrebbe essere profondamente diverso rispetto a quello attuale. Anche la Germania, da tutti considerata come la locomotiva d’Europa, attende maggio con apprensione: Angela Merkel, verosimilmente all’ultimo mandato da Cancelliera dopo l’avvicendamento interno al suo partito, punterà tutto sulle elezioni continentali, con l’obiettivo di contenere l’avanzata dei sovranisti e difendere un CDU in lenta ma costante perdita di consensi.

Da un punto di vista elettorale, il 2018 tedesco è stato un anno molto particolare: grande attenzione hanno ricevuto le elezioni dei Länder della Baviera e dell’Assia, che hanno sottolineato un drastico calo dei consensi della CDU (e della sua variante bavarese della CSU) e della SPD a fronte di una inaspettata crescita dei Verdi e di altri movimenti – come il curioso caso dei Freie Wähler, i Liberi Elettori. Il partito nazionalpopulista di Alternativ für Deutschland ha invece ottenuto risultati leggermente inferiori a quelli delle elezioni federali del 2017: pur crescendo a livello regionale, AfD non ha registrato il boom di voti che ci si aspettava. Tuttavia, è ben noto che Baviera e Assia non siano le aree in cui il partito dell’ultradestra tedesca fa solitamente incetta di voti. AfD ha un larghissimo seguito nelle aree più povere della Germania, che corrispondono pressappoco a quelle dell’ex DDR. Il 2019 sarà un anno importante per AfD: si terranno le elezioni dei Länder orientali di Brandeburgo, Turingia e Sassonia.

Insieme a Meclemburgo-Pomerania, Sassonia-Anhalt e Berlino Est, questi tre andavano a costituire la Repubblica Democratica Tedesca, più semplicemente nota come Germania Est. Le differenze con il resto della Germania, però, non vanno trovate solamente nei 44 anni anni in cui il regime comunista ha governato, guidato da Mosca, nella parte orientale dello Stato tedesco, ma affondano in anni ancora più lontani: è la matrice prussiana, conservatrice e a vocazione agricola. Le ultime elezioni regionali si sono qui svolte nel 2014 e ognuna di queste racconta una storia diversa, ma con un esito che potrebbe essere molto simile.

Il Brandeburgo che, con i suoi territori, circonda la città di Berlino – la quale però fa regione a sé – è dal 1990 guidato dal SPD. Nelle ultime elezioni, il partito socialdemocratico ha ottenuto il 33% dei voti (-1,1% rispetto al 2009), confermando Dietmar Woidke Ministro-Presidente del Land. Alleatosi con die Linke, il partito di sinistra che aveva ottenuto il 18,6% dei voti (-8,6% rispetto al 2009), Woidke ha potuto contare su 47 degli 88 seggi del Parlamento regionale. Tuttavia, come si può notare, pur essendo uscita vincitrice, la sinistra ha perso molti voti: il CDU, secondo, aveva guadagnato il 3,2% dei voti in più ma, soprattutto, un grandissimo exploit era stato messo a segno da AfD che, a un solo anno dalla sua nascita, aveva ottenuto il 12,2% dei voti, facendo così il suo trionfale ingresso alla Camera di Potsdam con ben 11 seggi. Il 1° di settembre di quest’anno si terranno le prossime elezioni e AfD sembra essere più forte che mai. Andreas Kalbitz, leader del partito nel Brandeburgo, è convinto di poter strappare un risultato storico e i sondaggi sembrano dargli ragione: i rilievi indicano AfD fra il 18% e il 23%, con una opportunità molto seria di diventare primo partito nel Land – anche considerando il continuo calo del SPD, dato, ad oggi, poco al di sopra del 20%. La soluzione che sembrerebbe profilarsi a nove mesi dalle elezioni potrebbe essere quella di una Große Koalition in salsa brandeburghese, andando a rispolverare quella formula che, dalle parti di Potsdam, ha già funzionato fino al 2009 (quando SPD ha lasciato il CDU per spostarsi più a sinistra).

La Turingia, invece, sembra terreno di conquista per AfD. Qui le possibilità di vittoria sono più forti che altrove. Nel 2014 era uscita vincitrice la CDU, primo partito con il 31,2%, ma la sinistra riuscì a formare il Governo regionale: Bodo Ramelow, del partito di sinistra Die Linke, ha diventato Ministro-Presidente della Turingia, guidando la coalizione con SPD e i Verdi, i cui seggi sommati arrivavano a 47 su 91. All’opposizione, oltre alla CDU e alcuni partiti minori, l’AfD si affacciava alla Camera di Erfurt con 11 seggi, frutto del 10,6% dei voti. Ma cinque anni dopo, la situazione potrebbe essere diversa: il 27 ottobre si voterà e Björn Höcke, controverso esponente dell’AfD turingio è già pronto a gustarsi un risultato che si appresterebbe a essere decisivo per la Turingia e per l’AfD. Per i sondaggi, l’AfD starebbe, ad oggi, testa a testa con il CDU con il 23%, mentre Die Linke sarebbe lievemente staccata (più lontana la SPD, col 12%). Höcke è noto in Germania per le sue posizioni controverse sull’Olocausto: a più volte caldeggiato una revisione della Storia tedesca e questo gli ha attirato le simpatie dei più estremisti. Höcke non è stato espulso da AfD nonostante ciò e, anzi, rimane uno degli esponenti più carismatici: un ottimo risultato in Turingia potrebbe spingere il partito verso posizioni ancora più radicali.

La Sassonia è un Land tendenzialmente di destra. Nel 2014 la CDU, guidata da Stanislaw Tillich, Ministro-Presidente in carica, ha ottenuto il 40,2%, assicurandosi 58 seggi e il ruolo di partito di Governo. Il modello seguito è stato quello della Große Koalition: per raggiungere la maggioranza, la CDU si è dovuta alleare con la SPD, raggiungendo così i 77 seggi sui 126 della Camera di Dresda. Anche qui, AfD ha debuttato con il botto: nonostante la forte presenza del CDU, il movimento dell’ultradestra guidato da Frauke Petry (ex leader di AfD anche a livello nazionale) è arrivato a un buon 9,7%. Ottimo, ma nulla a che vedere con il 25% a cui è dato nei sondaggi per le elezioni che si terranno il 1° settembre. Un aumento di oltre 15 punti percentuali, favorito anche dal tracollo del CDU, oggi dato al 29%. La forbice fra i due partiti si è drasticamente ridotta, mentre i partiti di sinistra continuano a perdere voti. Jörg Urban, leader dell’AfD sassone, è noto in Germania per le sue posizioni negazioniste sul cambiamento climatico. La presenza di Alternativ für Deutschland inizia a farsi sentire e a Dresda il clima inizia a farsi pesante: è notizia di oggi l’esplosione di un ordigno alla sede locale del partito. Zero feriti, ma tanto, tanto nervosismo.

Le elezioni in Brandeburgo, Turingia e Sassonia sono ancora molto lontane e per avere un’idea più chiara sul loro possibile risultato occorre aspettare l’esito delle europee di questo maggio, su cui tutti i partiti si giocano molto. Il 2019 si prospetta essere un anno di fuoco, in Europa e in Germania.

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