mercoledì, Gennaio 16

Georgia: passi avanti verso l’Europa L’elezione della nuova Presidente, francese di formazione ed europeista convinta, sarà decisiva per il futuro europeo della Georgia?

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Salomé Zurabishvili è diventata la prima Presidente donna della storia della Georgia, vincendo al ballottaggio contro Grigol Vashadze con il 58,6% delle preferenze. Le elezioni sono state oggetto di pesanti critiche da parte del fronte uscito sconfitto, che ha gridato alla frode elettorale non appena i primi risultati del sono iniziati a uscire. L’OCSE, spettatrice interessata della votazione, ha sottolineato come la candidata di maggioranza – uscita vincitrice – abbia in effetti potuto godere di un certo favore e il clima di tensioni, alimentato dai media di entrambe le parti, abbia in qualche modo influenzato un pacifico e corretto svolgimento della tornata elettorale. Nonostante le contestazioni, la nuova Presidente ha già fatto il discorso di presentazione, invitando il Paese a superare le divisioni e a lavorare insieme per il futuro della Georgia. Dopo le ultime riforme costituzionali, il ruolo del Presidente della Repubblica è poco più che simbolico, ma riveste un’importanza centrale per indirizzare la vita politica georgiana. Queste elezioni, inoltre, hanno un significato particolare, perché Zurabishvili sarà l’ultima Presidente a essere eletta direttamente: il prossimo verrà scelto da un collegio di 300 persone, composto da parlamentari e rappresentanti regionali (come, tra l’altro, avviene in Italia).

Zurabishvili si era candidata alle elezioni presidenziali come indipendente, ma ha ricevuto l’appoggio del partito di Governo, Sogno Georgiano – Georgia Democratica (Kartuli ochneba – Demok’rat’iuli Sakartvelo, SG), fondato e presieduto da Bidzina Ivanishvili, l’uomo più ricco dello Stato caucasico. Al potere dal 2012, il Partito del magnate ha nell’ex Presidente Mikheil Saakashvili il suo nemico giurato. Lo scontro si è riproposto nell’ultima elezione presidenziale: lo sconfitto Vashadze è un membro del Movimento Nazionale Unito (Ertiani Natsionaluri Modzraoba, MNU), fondato proprio dall’ex Presidente, attualmente autoesiliatosi in Olanda e condannato in absentia per le violenze e per l’abuso di potere nell’ambito di manifestazioni avvenute in Georgia nel 2007.

Tuttavia, Zurabishvili concorda con il suo avversario su un punto fondamentale: la Georgia deve guardare a Ovest per il suo futuro. Unione Europea e NATO sono le due colonne sulle quali bisogna costruire il presente e il futuro dello Stato caucasico, che ha visto congelarsi definitivamente i sempre complicati rapporti diplomatici con Mosca a seguito della Guerra del 2008. Il conflitto, risoltosi nel giro di pochi giorni, si concluse con esito favorevole ai russi, che erano intervenuti a sostegno di Abkhazia e Ossezia del Sud, due regioni di confine contese e  rivendicate dalla Georgia. Tbilisi si era mossa a sorpresa per riprendersi questi territori, da tempo amministrati in maniera congiunta con la Russia, ma il pronto intervento di Mosca aveva respinto l’attacco georgiano. Subito dopo, Abkhazia e Ossezia del Sud avevano dichiarato la propria indipendenza, ma, eccetto la Russia e pochissimi altri Stati, nessuno ne riconobbe la legittimità.

L’avversione alla Russia è un valore talmente condiviso dalla popolazione georgiana che diventa uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale delle due parti. Zurabishvili e Vashadze – ma soprattutto i loro padrini politici Ivanishvili e Saakashvili – si sono spesso scontrati su questo punto, accusando l’avversario di avere legami politici, più o meno chiari con la Russia. Gli attacchi sono arrivati soprattutto da parte della minoranza: Saakashvili, nel corso della sua controversa attività politica, è stato spesso contrastato dalla Russia e contro Putin si è scagliato in più di un’occasione. Basti pensare che la guerra del 2008 si è tenuta sotto la sua Presidenza. Da parte della neo-Presidente Zurabishvili, sono arrivate subito le risposte: le accuse degli sconfitti servono solamente a gettare calore nel già bollente clima politico, esacerbato dalle polemiche e dai toni forti utilizzati nel corso della campagna. L’OCSE stesso ha denunciato tutto questo.

Nel suo discorso di presentazione, Zurabishvili ha fatto un appello all’unità del Paese e a superare le divisioni degli ultimi mesi. Per questa ragione, ha scelto come cornice Telavi, uno dei collegi vinti dal suo avversario – ma questo non ha evitato la presenza di proteste, prontamente tenute a distanza dalla polizia. La nuova Presidente confermato la ferma intenzione di continuare a procedere lungo la strada intrapresa dai suoi predecessori, verso l’Europa e l’Occidente. Infatti, la sua Presidenza sarà un momento cruciale per la storia della Georgia: le aspettative di un costante avvicinamento all’UE, con cui lo Stato caucasico ha già sottoscritto nel 2014 un accordo di associazione e continua a ricevere sostegno per avviare e consolidare i rapporti economici – allo stesso modo di altri, come l’Ucraina. Il caso ucraino rende delicato questo passaggio: le difficoltà che Kiev sta attraversando negli ultimi anni, a causa delle vicende della Crimea, del sostegno alle Repubbliche di Donetsk e Luhansk (che sembrano riecheggiare le vicende dell’Abkhazia e l’Ossezia del Sud) può ricordare ai georgiani come il vento d’Occidente possa essere contrastato da bufere provenienti dalla gelida Russia.

Zurabishvili sembra comunque la figura adatta a portare avanti il piano di avvicinamento all’Europa, che l’oppositore Saakashvili sintetizzava nello slogan Unione Europea nel 2030. La neo-Presidente è infatti nata e cresciuta in Francia, figlia di lontani migranti georgiani, scappati dalla Madrepatria nei primissimi anni ’20, quando, dopo una breve indipendenza, la Georgia fu invasa e sottomessa dalla Russia comunista. Zurabishvili ha avviato una carriera diplomatica in Francia, prima di tornare nel suo Paese d’origine, dove, nel 2004, ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Esteri, sotto la presidenza proprio di Saakashvili. Prima di allontanarsi dall’ex Presidente, criticato per la sua guida autoritaria, ha operato per avviare quel progetto di avvicinamento alla UE e per creare un clima favorevole, a livello internazionale, per l’adesione della Georgia alla NATO: non è un caso che lo Stato caucasico abbia fornito un contingente in Afghanistan.

La Georgia ha così il suo nuovo Presidente. Tocca a Salomé Zurabishvili superare la sfida per portare a compimento il percorso che da lungo tempo ha deciso di intraprendere. L’Europa è al momento ancora lontana, presa com’è a risolvere le sue questioni interne prima di poter affrontare con la dovuta e necessaria attenzione progetti e processi ‘espansionistici’. Tuttavia, sapere di poter contare su un partner così strategico alle porte della Russia è un punto che conterà molto nella definizione della direzione in cui l’Unione del futuro potrà intraprendere. Tbilisi, dal canto suo, farà di tutto per intensificare il rapporto con l’Occidente: una Georgia stabile e forte fa bene a tutti.

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