martedì, Novembre 19

Gentiloni, bilancio, migranti: Order, order! please La polemica sui poteri di Gentiloni, le illusioni sul bilancio, la revisione di Dublino: fare parte dell’UE implica essere parte di un sistema ampio e complesso, vogliamo fare lo sforzo di comportarci da persone serie e consapevoli delle regole?

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Diciamo, una volta tanto, le cose come stanno -ogni tanto si può.
Paolo Gentiloni, sulle cui capacità e competenze è lecito discutere, ma che ha svolto molte importanti funzioni in Italia, e dunque, fosse pure solo per questo, ha capacità adeguate, cioè politiche, fino a prova del contrario, a essere membro della Commissione europea, in quanto uomo di uno dei Paesi, nonché fondatori principalmente ‘più grandi’ -sia come dimensione umana (siamo 60 milioni) che territoriale che economica-, e finiamola con questa storia del ‘padese fondatore’ che non significa nulla -non c’è uno ius primae noctis per i ‘Paesi fondatori’, per fortuna. E dunque, Gentiloni è stato ‘scelto’ dalla signora Ursula von der Leyen a fare parte della nuova Commissione.

Del resto, spetta un Commissario ad ogni Paese membro, con una precisazione necessaria: ognuno viene proposto dallo Stato (che, almeno in teoria, non deve necessariamente proporre un proprio cittadino!) ma, una volta nominato, innanzitutto deve ricevere la fiduciada parte del Parlamento Europeo (PE), che è l’organo democratico per eccellenza, che non ne valuta la qualifiche professionali, ma esattamente l’affidabilità politica e la competenza, come ho detto più volte, la competenza politica, cioè la capacità, per usare una parola abusata e spesso fraintesa, di mediare e, inoltre, giura di non tenere conto di eventuali richieste del proprio Paese a costo di dimissionamento immediato.

Dunque, Gentiloni va a coprire una posizione importante, preceduto dalla signora Federica Mogherini che, perdonatemi altro che inutile, ha ricoperto una funzione fondamentale, benché dal dubbio successo, ma non o non solo per sua colpa, e quindi certo, è ovvio che ci sia, vorrei vedere. Siamo il Paese di cui sopra, e quindi comunque avremmo avuto il diritto di aspettarci un incarico di rilievo, come è sempre stato.

Non so, e non sa nessuno -anche su questo finiamola con le chiacchiere- che posizione avrebbe avuto un altro nome italiano, in caso di permanenza del precedente governo. Probabilmente, diciamo la verità, una analoga se non la stessa: magari con qualche mugugno, ma poco di più. Però, questo sì, con un rischio di ricevere un voto negativo del PE: questo non lo sa nessuno e quindi inutile discuterne.

Secondo punto, non si fa altro che ripetere che Gentiloni èsottopostoa qualcun altro, il che dimostrerebbe la pochezza del nostro Paese.
Il predecessore di Gentiloni, il francese Pierre Moscovici, era francese, era gradito all’establishment europeo, ma era anche lui come Gentilonisottopostoal coordinamento del vicepresidente Valdis Dombrovskis, cerchiamo di non dimenticarlo. Se la Francia, l’odiata Francia dell’odiato Emmanuel Macron, accetta di avere un commissario ‘sottoposto’, perché non anche l’Italia
L’Europa, come istituzione, è una e le persone sono solo persone, ma, anche questo va detto, diversamente da qualunque altra istituzione internazionale, gli Stati membri non -ripeto non- sono tutti uguali, mentre le persone dei vari Stati lo sono.

Smettiamola di gasarci nella gioia di avere ottenuto un successo strepitoso (è una sciocchezza, è semplicemente normale) o stracciarci le vesti per la ‘sottoposizione’ all’odiato Dombrovskis. Che è così odioso e antipatico e sprezzatore dell’Italia, che, nella Commissione precedente, ha consentito, insieme agli altri, che facessimo un deficit maggiore di quello previsto -non quello che volevano le follie dei nostri governanti spencolati sui balconi di Palazzo Chigi- e minore di quello proposto inizialmente. Tanto che, alla fine, quando il governo italiano è rinsavito quel tanto che bastava, Dombrovskis e Moscovici, cioè la Commissione, hanno rinunciato alla procedura di infrazione.
Anzi, nessuno, dico nessuno, a cominciare dal cinico e livido Giuseppe Conte, per non parlare di Luigi Di Maio, nessuno ha pensato di ringraziare il Ministro Giovanni Tria, che personalmente non conosco e non apprezzo, ma che ha avuto la costanza, la fermezza e il coraggio -sì, coraggio, perché ne ha sopportate di tutti i colori- di fare o cercare di fare solo gli interessi dell’Italia, mantenendo la barra ben dritta, e se ne è andato senza dire una parola e senza un ringraziamento, specie da parte di chi, ha costruito la propria carriera, ambigua e cinica, sugli sforzi tecnici e pazienti di Tria. Qui, una volta tanto ha ragione Salvini, che lo chiama ‘l’uomo che sussurrava alla Merkel’, ma mica qualcuno crede che sia stato Conte a convincere nonché la signora Merkel, Moscovici, Dombrovskis, Juncker, ecc., siamo seri!

Vogliamo fare uno sforzo, un piccolo modesto rapido sforzo di comportarci da persone serie e consapevoli delle regole? che noi stessi ci siamo date dopo averle concordate con gli altri Paesi europei.
Fare parte dell’UE implica essere parte di un sistema ampio e complesso, molto ampio e molto complesso, ma non dissimile da quello di un qualunque Stato. Solo che, invece di essere composto di regioni e province o altre simili unità locali, è composto da Stati.
Così come il Governo italiano può pretendere, che so, che la Regione Friuli non metta in pratica le sue leggi razziste, e se gli interessati non si adeguano può agire in vario modo per ottenere che le sue richieste vengano esaudite, allo stesso identico modo il ‘mostro tentacolare’ Unione Europea può pretendere dall’Italia di rispettare certe norme e certe linee politiche, che, non diversamente dalle decisioni del governo, derivano da regole e scelte politiche legittime e, spesso, dovute.
Beninteso, noi possiamo benissimo scegliere, come Stato italiano, di non fare più parte di quella Unione, e iniziare quel percorso accidentato e costoso che sta cercando di percorrere la Gran Bretagna.
Questo è ciò che, fondamentalmente, differenzia la situazione dell’Italia rispetto all’Unione Europea, da quella, ad esempio, della Regione Veneto rispetto all’Italia. Tanto che la Regione Veneto, per ottenere di poter decidere di più (ma sempre sotto il controllo e con l’autorizzazione del Governo o meglio dello Stato Italia) deve ottenere che si faccia una legge ad hoc, nel rispetto di regole e principi costituzionali precisi, non diversi da quelli che regolano i rapporti tra UE e Paesi membri, tanto che, sia pure a fatica, l’Italia ha potuto ottenere delle ‘concessioni’ sul deficit, nel quadro delle regole in materia.

La nuova Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non ha nascosto che uno dei primi problemi dei quali la Commissione dovrà occuparsi è quello delle migrazioni e, penso, non è cosa dappoco, anche perché si tratterà di rivedere i regolamenti di Dublino.
Anche qui, occorre procedere con cautela e senso delle proporzioni, ma specialmente dell’umanità. Per giungere ad una soluzione occorre evitare gli scontri di principio e le pretesesovraniste’, che hanno condotto solo ad aumentare le difficoltà di soluzione globale del problema, che, comunque, non può prescindere dal rispetto delle norme.
E le norme, lo ho scritto molte volte, dicono innanzitutto che ogni essere umano è uguale agli altri (parlo di diritto in senso stretto), che ogni essere umano ha il diritto di lasciare il proprio Paese, che i naufraghi vanno salvati sempre e comunque (e ‘salvare’ significa portarli a terra, dove possibilmente non vengano massacrati), che se una persona non vuole tornare da dove è venuta ha il diritto sacrosanto di pretenderlo, che, per quanto riguarda specificamente l’Italia, ma anche per quasi tutti gli altri Paesi europei, l’asilo è un diritto della persona, garantito dalle norme internazionali in materia. Queste sono le regole.
E ora sarebbe semplicemente logico che l’Italia dimostri a sé stessa e all’Europa di essere un Paese civile, che accoglie e salva e protegge i naufraghi e si adopera per distribuirli tra gli altri Paesi europei. In questo ha perfettamente ragione Nicola Zingaretti quando chiede l’immediata apertura dei porti alla nave ancora al largo. Ma è proprio ciò che la signora von der Leyen ha detto, che può aprire una prospettiva seria di negoziato a livello europeo, per la creazione di un meccanismo ‘automatico’ di distribuzione dei migranti, che, ripeto, va negoziato, e per negoziare bisogna ragionare e discutere, non urlare e minacciare.

Ciò premesso, ilcaveatchiarissimo posto dalla signora von der Leyen al nostro Ministro dell’Economia è netto. Non ci si possono fare illusioni, e specialmente non è né utile né intelligente illudere la gente che ora, grazie al miracoloso e fascinoso conte non avremo più problemi di bilancio: li abbiamo e per il semplice banale motivo che siamo noi ad avere messo il bilancio sottosopra, e se non lo raddrizziamo noi rischiamo il fallimento.
Le regole sono chiarissime e vanno applicate, ha spiegato, e non per odio verso l’Italia  (in tempi non sospetti avevamo detto che quando la scusa migranti cadrà le regole sarebbero tornate a baluardo). Proseguendo nel paragone fatto prima, è come se in Italia vi fosse una Regione sull’orlo della bancarotta: il Governo italiano può e deve intervenire per aiutare e sostenere la Regione, ma deve anche pretendere che le regole vengano tutte rispettate e che la situazione economica venga risanata, per evitare che il crollo di una Regione porti con sé il crollo dell’intero Paese. È ciò che, fino ad oggi, e non solo il vecchio governo, non vuole capire.
Gli altri Paesi europei non temono solo la bancarotta dell’Italia, ma temono la bancarotta determinata dall’Italia, dell’intero sistema europeo, che è strettamente interconnesso. Il che vuole anche dire che l’Italia ha un ‘potere’ notevole, ma deve saperlo usare, per non rischiare di essere messa fuori come una infezione pericolosa.

Sorvolo, ma non dovrei, sul fatto che Conte ha immediatamente ignorato la propria stessa raccomandazione a non usare i social, pubblicando il solito sproloquio alluvionale sulle sue mirabili intenzioni nel viaggio a Bruxelles; ma come è noto, l’avvocato del popolo è maestro di coerenza e affidabilità.
Vedremo, cosa otterrà Conte a Bruxelles, ma specialmente Roberto Gualtieri, specie se ben coadiuvato dal Ministro dei rapporti con la UE, Vincenzo Amendola.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.