giovedì, Novembre 14

Gentile Bellanova, il problema, grave, è la personalità di Matteo Renzi Sembra che anche la Bellanova tenda a sottovalutare le passate apparizioni televisive giovanili dei famigerati due Mattei, soggetti pericolosi, perché superficiali e arsi dal desiderio di apparire

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Niente Leopolda, Matteo Renzi oramai non riserva più novità, come quegli attaccanti che fanno sempre la stessa finta e sono stati sgamati dai difensori, anche da quelli più scarsi. Gli unici a non saperlo sono i membri del suo seguito, devozionali, requisito minimo per rimanere nel registro dei soci. Ettore Rosato, tanto per dire, mi ricorda quella scena raccontata da Italo Svevo in uno dei suoi libri, forse ‘Una vita’ o ‘Senilità’, quando il bancario, per farsi notare dal capo, esibiva il proprio zelo, sorpassandolo in corridoio con camminata rapida. 

Sembra avere, il vicepresidente della Camera, una fissazione per la leadership, al singolare, perché per lui ne esiste solo una. Non saprei quali fantasie gli ispiri l’ex Presidente del Consiglio, ma quando parla di lui oppure, semplicemente, allude, richiama alla mente le estasi di Teresina di Lisieux. Effetti deformanti della personalità di Matteo Renzi, attrazioni gravitazionali potenti quanto quella di un buco nero, adatte a rapportarsi con gli spiriti gregari di cui ama circondarsi.

Tuttavia, un intervento leopoldiano me lo sono ascoltato, mi ci sono imbattuto casualmente, mentre leggevo un giornale on line, quello della Ministra Teresa Bellanova, e devo dire di esserne rimasto colpito. Ad esempio, quando sosteneva che il Pd pullula dibande armate’, credo di capire cosa intendesse e sono convinto abbia ragione. Il Pd è un ambiente orrendo, pieno zeppo di presuntuosi e malintenzionati, ancora oggi, sebbene si sia alleggerito cedendo gran parte della propria zavorra al nuovo partito di Matteo Renzi. Un vero maestro nel genere, da quando è entrato in orbita Pd, il partito si è trasformato in un’incubatrice di scissioni, compresa la sua, che la ministra definisce, modestamente, ‘un gesto di chiarezza’. Ci mancherebbe, le scissioni le fanno gli altri, e poi lei, come diceva con emozione nel suo intervento, conosce bene gli effetti collaterali delle scissioni, per questo deve avere optato per un meno traumatico ‘gesto di chiarezza’.

Un accenno alla situazione giudiziaria dei genitori del capo, però, me lo sarei aspettato, magari chiedendo al medesimo di starsene un tantino defilato fino a quando il processo giungerà all’ultimo grado. Come la ministra saprà non sono stati condannati per parcheggio in seconda fila, insomma i gesti di chiarezza o si fanno o non si fanno, tanto più che l’altro comico, sabato, salutando dal palco i propri genitori, si è sentito in dovere di definirliincensurati’. Davvero meglio di Gianni e Pinotto, i due Mattei, averne parlamentari così, altro che ridurli.

Stiamo parlando dei genitori dell’uomo che vorrebbe insegnarci a vivere e, soprattutto, a cittadini che, con tutto il rispetto, non sono le folle plaudente della Leopolda o del Meeting di Rimini. Ma capisco, mettersi in rotta di collisione con Matteo Renzi significa dire addio ai sogni di gloria, perché il leader di Italia Viva, è caratterialmente la fotocopia di Matteo Salvini. Dovrebbe osservare meglio la Ministra, anche se non è facile, perché il capo, quando superi il test devozionale, ti coccola, ti fa sentire importante, quasi ti ubriaca, fino a quando non decide che sei scaduto. 

Sembra che anche la Bellanova tenda a sottovalutare, quasi fossero note di colore, le passate apparizioni televisive giovanili dei due leader più attivi in questo periodo, i famigerati due Mattei, spesso citati insieme, quasi fossero un duo circense. Eppure, c’è poco da ironizzare, quegli indizi non sono così lievi come si vorrebbe fare credere, e andrebbero letti come spie dello stile di vita dell’uno e dell’altro, soggetti pericolosi, perché superficiali e arsi dal desiderio di apparire, di essere perennemente al centro dell’attenzione, sempre a caccia del colpo ad effetto, della battuta goliardica. Peccato nonsentanoil mondo intorno ad essi, l’unico talento che dovrebbe possedere un politico, ma i due Mattei sono risucchiati, mani e piedi, nella propria malattia

Speriamo questo dualismo muoia nella culla, per adesso siamo al sicuro perché i voti li possiede solo il caporale mentre il leopoldino ne conta appena quanto basta per indulgere in azioni private, solitarie. Meglio così, la sola idea di finire nella loro tenaglia, mette i brividi, fa venire in mente quella tristissima metafora di Arthur Schopenhauer: «La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia». Ai capolinea dell’oscillazione i due Mattei, uno per lato. 

Da una parte uno destrorso, razzista, arrogante, concettualmente violento, uomo camaleontico, capace di usare la comunicazione con spregiudicatezza goebbelsiana, facendosi affiancare da un efficientissimo team che utilizza le nuove tecnologie al solo scopo di creare paesaggi mentali estremi, a misura dei deliri di potenza del caporale. Gli ingredienti sono il razzismo e il risentimento sociale, anche nelle forme più estreme, come l’odio. Ma il massimo dell’effetto lo ottiene vellicando le aree della paranoia nei vinti’, come li definirebbe Giovanni Verga, lavorando in due fasi. La prima prevede l’esasperazione del disagio, la sua continua sottolineatura, attraverso una narrazione dalla forte coerenza interna, paranoica per l’appunto. La seconda consiste nella costruzione di un nemico sulle cui spalle caricare la colpa, generalmente fuori da cerchio, quello che viene dall’esterno. Il maestro di Gemonio, un altro fallito come l’allievo, sfaccendato e inconcludente al suo pari, si era inventato i terroni, questo invece si è reso conto che i terroni votano e dunque è andato a cercarne altri.          

All’altro estremo della corsa del pendolo di Schopenhauer, c’è il leader di Italia Viva, di cui abbiamo già detto, arrogante quanto l’altro Matteo, capacissimo di aggregare intorno a se persone ambiziose, purché soggiogabili e disposte a tutto. Per adesso la Ministra non se ne avvede, troppo complicato essere al contempo osservatrice e osservata o tenere a bada le bande armate del Pd, che coi loro voti la mantengono al Ministero. Cosa non si fa per il bene comune.

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