martedì, Maggio 21

Genocidio in Rwanda: ecco i nomi dei complici francesi Tutti i politici e i militari che si sono macchiati di crimini contro l’umanità sono da 24 anni e tutt’ora protetti dal Governo francese

0

Anche se i vari governi francesi dal 1994 in poi hanno fatto di tutto per negare e nascondere le prove della loro complicità nel genocidio in Rwanda del 1994, nel corso del quale un milione di persone persero la vita, nuove testimonianze e prove emergono senza sosta, non ultime le testimonianze di militari francesi che parteciparono alla tristemente nota Operazione Turquoise’ nel tentativo di fermare l’Esercito di liberazione Fronte Patriottico Ruandese e salvare il Governo provvisorio HutuPower, esercito e milizie genocidarie.

Queste testimonianze rendono concreta la possibilità che il Governo francese sia chiamato davanti alla giustizia nazionale o internazionale per crimini contro l’umanità e genocidio, crimini che non cadono in prescrizione. Parlare di ‘Governo francese’ è riduttivo, in quanto la scelta di appoggiare il Governo razial-nazista di Juvenal Habyarimana, partecipare ai preparativi del genocidio, al massacro su scala industriale, e supportare militarmente l’Esercito genocidario anche dopo la sua sconfitta, sono gravi e criminali decisioni prese da persone in carne ed ossa per difendere gli interessi economici francesi e l’impero della FranceAfrique nei Territori d’Oltre Mare. Alcuni dei principali personaggi della tragedia, consumatasi 24 anni fa, sono deceduti, ma la maggioranza dei protagonisti è ancora in vita e queste persone potrebbero essere portate in tribunale.

La Commissione Mucyo,  nel  2008, ha fatto nomi e cognomi di questi responsabili dopo una lunga, indipendente e dolorosa indagine sui fatti accaduti nei terribili 100 giorni dell’Olocausto africano. Il rapporto della Commissione ruandese sul ruolo della Francia nel genocidio del 1994 (detta Commissione Mucyo) fece uscire i risultati della sua inchiesta il 05 agosto 2008, individuando 33 cittadini francesi direttamente coinvolti nell’olocausto. Questo rapporto, nella scorse settimane, è tornato essere oggetto di dibattito in Francia, non ultimo a seguito della diffusione di alcuni media francesi di un nuovo rapporto, redatto dallo studio legale americano Cunningham-Levy-Muse, commissionato dal Governo ruandese di Paul Kagame, proprio sul ruolo francese nel genocidio, rapporto alla base dello scontro diplomatico Francia-Rwanda dell’ottobre 2017. Fin dalla pubblicazione il rapporto della Commissione Mucyo è stato oggetto di grandi polemiche e scetticismo nella comunità internazionale, accusato di essere di parte, difensore degli interessi dell’attuale Governo del Presidente  Kagame.

Ecco le persone -politici e militari- messe sotto accusa dalla Commissione Mucyo.

Responsabili politici

François Mitterrand

François Mitterrand, Presidente della Repubblica Francese dal 1981 al 1995, deceduto nel 1996. Le responsabilità di Mitterrand sono quelle di maggior rilievo in quanto promosse il sostegno francese al Governo di transizione HutuPower e approvò l’intervento militare francese in sua difesa.
Mitterrand è noto per aver pronunciato durante una riunione all’Eliseo nel maggio 1994 (in pieno olocausto): «In quel lontano Paese africano il genocidio non è un avvenimento degno di nota», come riporta la testimonianza di Patrick de Saint-Exupéry. Quando Mitterrand giunge alla Presidenza, la Francia ha già sostituito il Belgio in Rwanda, diventando il principale partner economico e alleato politico del Governo HutuPower del Presidente Juvenal Habyarimana.  Mitterrand diventerà un amico personale del feroce dittatore.
Mitterrand continuò a negare il genocidio in atto in Rwanda e a sostenere le forze genocidarie anche quando la maggioranza della comunità internazionale riconobbe, nel giugno 1994, che i massacri nel Paese africano dovevano essere classificati come Olocausto. Quando la first lady Agathe Habyarimana (mandante dell’assassinio di suo marito nell’aprile 1994 che scatenò il genocidio e tutt’ora protetta in Francia) arrivò all’aeroporto Charles De Gaulle, dopo che i militari francesi avevano organizzato la sua fuga dal Rwanda, il Presidente Mitterrand l’accolse di persona con un bouquet di fiori in mano. Mitterrand ordinò alla Cooperazione francese di dirottare almeno due milioni di dollari destinati agli aiuti umanitari per sostenere i membri HutuPower del regime rifugiati in Francia e riarmare l’esercito e le milizie genocidarie rifugiatesi nel vicino Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) grazie alla protezione militare dell’operazione Turquoise.

Nei giorni precedenti all’inizio del genocidio, Mitterrand tenne una conversazione telefonica su linea protetta con Jean Bosco Barayagwiza Jérôme Bicamumpaka, due massimi responsabili della tragedia, rispettivamente leader del partito razzista al potere e Ministro degli Esteri. Barayagwiza e  Bicamumpaka informarono Mitterrand dei preparativi dell’assassinio del Presidente Habyarimana e del genocidio affermando che erano le uniche misure possibili per fermare il Fronte Patriottico Ruandese.
Quando il regime fu sconfitto dall’Esercito di liberazione e il mondo intero comprese le gravi responsabilità dei governanti ruandesi, Mitterrand promosse la teoria negazionista del doppio genocidio affermando che il FPR aveva trucidato un numero di hutu uguale alle vittime tutsi del Governo razzista. La teoria del doppio genocidio fu incoraggiata da Mitterrand e sposata dall’allora gerarchia della Chiesa Cattolica (anch’essa profondamente implicata nell’Olocausto). Dal 2000 la teoria è stata rigettata dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale etichettandola come teoria negazionista.

 Alain Juppé

Alain Juppé, Ministro degli affari esteri dal 1993 al 1995 e successivamente sindaco di Bordaux. Come l’insieme delle autorità politiche francese,  Juppé considerava il regime di Habyarimana come legittimo in quanto rappresentante della maggioranza hutu in Rwanda. Il 27 aprile 1994 (21 giorni dopo lo scoppio del genocidio) Juppé riceve a Parigi  Bicamumpaka e Barayagwiza per ricevere dettagliate informazioni su come procedevano le ‘misure di contenimento’ contro il Fronte Patriottico Ruandese. Nel 1998 Juppé interviene in difesa del Governo Mitterrand dinnanzi alle prove della complicità di Parigi nel genocidio, affermando: «In questi giorni assistiamo a dei tentativi insidiosi di riscrivere la storia. Tentativi che mirano a trasformare la Francia in un attore complice del genocidio in Rwanda. E’ una falsificazione inaccettabile. La diplomazia francese difenderà la verità e la dignità della Nazione». In un altro discorso pubblico  Juppé affermava che i militari della Operazione Turchese salvarono centinaia di migliaia di civili dalla furia e dalla vendetta del FPR, nascondendo che i militari francesi parteciparono al massacro all’est del Rwanda e ingaggiarono violenti scontri contro i ribelli di Paul Kagame perdendoli a causa del mancato appoggio aereo.

François Léotard

François Léotard, Ministro della difesa dal 1993 al 1995. Ritiratosi dalla scena politica a seguito di scandali finanziari e iscritto alla loggia massonica, Léotard occupando il posto di Ministro della Difesa è l’autore della guerra segreta francese contro i serbi durante il conflitto nella ex Jugoslavia e l’ideatore della Operazione Turoquoise. Secondo le indagini della Commissione Mucyo la ‘zona umanitariacreata nell’est del Rwanda dai militari francesi, dopo la caduta della capitale Kigali, a metà giugno 1994, non era stata ideata per proteggere i civili ma i responsabili del genocidio. La zona liberata ospitava ‘RTLM’ -‘Radio Televisione Mille Colline’-, la radio dell’Odio che continuava a trasmettere incitando gli hutu a massacrare i tutsi. Léotard organizzò anche la fuga delle forze genocidarie e del leader del governo provvisorio nel vicino Zaire per poi immediatamente riorganizzarli, addestrarli e riarmarli con l’obiettivo di riconquistare il potere in Rwanda.
La Commissione Mucyo ha raccolto prove e testimonianze sull’operato dei soldati francesi di cui Léotard era a perfetta conoscenza. Questi soldati non solo non avevano fermato i genocidari, ma avevano cooperato con loro nell’assassinare e stuprare miglia di tutsi nella foresta di Nyungwe. Gli ufficiali francesi presenti nella zona umanitaria incoraggiavano le milizie genocidarie e a finire il lavoro e diedero l’appoggio logistico e munizioni per conquistate la collina di Bisero dove si erano rifugiate qualche migliaio di tutsi.

Marcel Debarge

Marcel Debarge, Ministro della Cooperazione (1992 – 1995).  Il 28 febbraio 1993 Debarge si recò a Kigali per convincere i partiti di opposizione a creare un fonte comune con il Presidente Habyarimana contro le forze di liberazione del Fronte Popolare Ruandese di Paul Kagame. Secondo lo storico francese Gérard Prunier, l’obiettivo di Parigi era quello di serrare i ranghi dei pariti hutu contro il FPR nonostante la consapevolezza che questa manovra avrebbe esasperato le tensioni razziali e creato i presupposti per delle pulizie etniche. Il fronte comune era basato sul HutuPower e praticamente Parigi stava lanciando un appello alla guerra etnica contro i tutsi.

Huber Vèdrine

Huber Vèdrine, Segretario Generale alla Presidenza della Repubblica (1991 – 1995), Presidente dal 2003 dell’Istituto Francois Mitterrand e dal 2005 Amministratore del gruppo industriale LVMH. Membro del Partito Socialista francese. Poche settimane prima del genocidio, Vèdrine denuncia gli accordi di pace di Arusha che prevedono la fine della guerra e un governo di unità nazionale con il FPR di Paul Kagame. Vèdrine afferma che gli accordi di Arusha tradiscono il concetto di democrazia in quanto permettono ad una spaurita minoranza (i tutsi) di accedere al potere contro la volontà della maggioranza della popolazione (hutu). Il FPR viene da lui raffigurato come un movimento composto da persone che sono fuggite da tempo dal Paese e che vogliono ritornare per rubare le terre alla maggioranza della popolazione. «In Rwanda non sono stati commessi errori politici o di valutazione della situazione. Si è tentato di fermare la guerra e i massacri attraverso gli accordi di Arusha, ma sono stati sottostimate le reazioni estremistiche del FPR contro le quali occorre reagire con tutti i mezzi». Queste dichiarazioni hanno rafforzato gli argomenti dell’ala estremista all’interno del Governo Hutu convincendo la first lady Agathe Habyarimana che suo marito fosse un traditore da eliminare. Juvenal verrà eliminato il 6 aprile 1994. Dopo due ore dalla sua morte scoppierà il genocidio preparato nei mesi precedenti fin nei minimi particolari.

Edouard Balladur

Edouard Balladur, Primo Ministro (1993-1995).  Nel luglio 2007 è stato nominato da Sarkozy Presidente del Comitato di Riflessione sulla Modernizzazione e il Riequilibrio delle Istituzioni. Balladur, a tre settimane dall’inizio del genocidio, riceve Jean Bosco Barayagwiza e Jerome Bicamumpaka  -due massimi organizzatori della soluzione finale contro i tutsi- in visita ufficiale. Balladur per salvare il regime HutuPower, responsabile del genocidio, sosterrà la proposta di creare due Rwanda. Il primo controllato dal FPR di Paul Kagame e il secondo (a est) dalle forze HutuPower, sotto protezione dell’Esercito francese. Definirà la proposta come la migliore soluzione coloniale per contenere l’aggressività di Kagame e salvare quello che resta delle istituzioni democratiche ruandesi.


Bruno Delaye

Bruno Delaye, Consigliere alla Presidenza (1992-1995). Ambasciatore in Spagna dal Maggio 2007. Delaye assicurerà il supporto finanziario e logistico a 400 capi militari delle milizie Interwame durante il genocidio. Interrogato dall’associazione americana Human Rights Watch, nel 1998, affermerà di non rimpiangere il supporto dato alle milizie paramilitari in quanto il Fronte Patriottico Ruandese era e rimane una organizzazione ben peggiore e pericolosa. «In Africa i massacri sono una pratica quotidiana. La Francia ha solo cercato di impedire che le FPR sterminassero tutti gli hutu. Purtroppo abbiamo fallito». Occorre notare che il FPR non ha mai incoraggiato lo sterminio degli Hutu. Al contrario, nei 24 anni dopo il genocidio, ha portato a termine la riconciliazione nazionale, abolito la suddivisione dei cittadini in etnie e rafforzato il senso di cittadinanza per tutti i ruandesi.

Jean Christophe Mitterand

Jean Christophe Mitterand, Capo della cellula africana dell’Eliseo (1986-1992). Figlio di Francois Mitterand. Condannato a 30 anni di reclusione nel 2006 per frode fiscale. Amico intimo di Jean Pierre Habyarimana, figlio del Presidente che partecipò all’assassinio del padre assieme a sua madre Agathe Habyarimana. Nell’ottobre 1990, Mitterand Junior autorizza l’invio di truppe e armi per aiutare l’esercito HutuPower a fermare l’offensiva delle FPR provenienti dall’Uganda. «Non ti preoccupare caro Jean Pierre. Aiuteremo tuo padre a fermare questi assassini. In un giro di tre mesi sarà tutto finito»,  scrive il figlio del Presidente francese in un messaggio diretto al figlio del dittatore ruandese intercettato dai servizi segreti ugandesi.
Dinnanzi alla inchiesta parlamentare sul genocidio Jean Christophe Mitterand, nel 1998, si difenderà minimizzando il suo ruolo nell’affare. «I consiglieri della cellula Africana avevano solo il ruolo di informare il Presidente della situazione. Non ho mai conosciuto personalmente il figlio del Presidente Juvenal Habyarimana e non ho mai dato ordine di inviare truppe e armi in quel Paese».

 Paul Dijoud

Paul Dijoud, Direttore degli affari africani (1991-1992). Ambasciatore in Argentina fino al 2003. Sindaco del comune di Orres dal marzo 2006. Nel 1992 incontra a Parigi il leader ribelle Paul Kagame nella speranza di trovare una soluzione  pacifica. All’incontro Dijuoud minaccia Kagame: «Se non fermate l’offensiva, non troverete mai i vostri fratelli e le vostre famiglie perché le faremo massacrare». Nel sentire questa frase Kagame interrompe immediatamente i colloqui e riparte per il fronte. Uscendo dalla stanza di riunione Kagame pronuncerà la famosa frase: «Con questa minaccia la Francia si è condannata da sola. Libereremo il Paese, non importa il prezzo da pagare e non vi sarà mai pace tra il Ruanda democratico e il vostro Paese grondante del sangue degli innocenti».  

Dominique de Villepin

Dominique de Villepin, Direttore aggiunto agli affari africani (1991 – 1992), Direttore del gabinetto del Ministro degli Affari Esteri (1993 – 1994). Avvocato a Parigi dal gennaio 2008. Implicato nell’invio di armi alle milizie genocidarie prima e durante il genocidio, Villepin sosterrà dopo la sconfitta delle forze HutuPower, la tesi del doppio genocidio, inventata da missionari cattolici italiani e congolesi. In privato avrebbe pronunciato il seguente commento dopo la vittoria di Kagame: «Lasciamo pure che cantino vittoria. Quei stupidi negri non sanno che prima o poi il lavoro verrà portato a termine. Non c’è spazio in Africa per Paul Kagame e la sua banda di delinquenti».
Criminale fu  il ruolo dei due ambasciatori francesi in Rwanda dal 1990 al 1994, divendendo complici del genocidio.

Georges Martres

Georges Martres, Ambasciatore francese in Rwanda (1989-1993). Nell’ottobre 1990, Martres redige un falso rapporto dove afferma che i partigiani del FPR stanno per conquistare la capitale Kigali. Il rapporto serve per giustificare l’intervento delle truppe francesi contro il FPR, attestato al nord del Paese. Nel rapporto nasconde i primi massacri etnici contro i tutsi avvenuti nella capitale. Nel marzo 1992, durante il massacro di 4000 tutsi avvenuto a Bugesera, Martres impedirà a un funzionario della cooperazione francese di recarsi sul posto per dare assistenza umanitaria ai sopravvissuti. Rifiuterà, inoltre, di far parte dei rappresentanti diplomatici dei Paesi della Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che stavano indagando sui crimini etnici commessi dal Presidente Juvenal Habyarimana. Nel 1993, Martres afferma alla Commissione Internazionale dei Diritti Umani che i massacri etnici  dei tutsi compiuti nelle province nord est non sono altro che false accuse della propaganda di Paul Kagame.

Jean-Michel Marlaud

Jean-Michel Marlaud, morto nel 1994, svolgerà un ruolo attivo nel sostenere le forze HutuPower durante il genocidio. Inoltre, era l’amico intimo del Colonnello Bagosora, considerato il cervello del genocidio. Lo assisterà a creare il GIR (Governo ad Interim del Rwanda) dopo l’assassinio di Habyarimana. Il GIR verrà trasformato nel comando di coordinamento del genocidio. Durante l’evacuazione dei cittadini francesi in pieno genocidio, Marlaud rifiuta di evacuare il personale tutsi dell’ambasciata che aveva parenti in Francia. «Devono crepare questi schifosi», avrebbe pronunciato secondo la testimonianza di  soldato francese in protezione dell’Ambasciata raccolta dal giornalista Joseph Ngarambe.

Jean-Bernard Mérimée

Jean-Bernard Mérimée, Rappresentante francese presso le Nazioni Unite (1991 – 1995). Condannato per lo scandalo del petrolio iracheno di Saddam Hussein, nel 2001, sotto embargo internazionale (Petrolio per cibo) Mérimée era proprietario delle due società accreditate dalle Nazioni Unite che contrabbandavano il greggio iracheno sotto embargo: Aredio Petroleum e Fear Petraleum. Mérimée ha assicurato il sostegno diplomatico al regime HutuPower presso l’ONU durante il genocidio negando che esso stesse avvenendo.  Dopo la liberazione del Paese, Mérimée accuserà il Fronte Patriottico Ruandese di aver inventato false prove sulla partecipazione francese al genocidio per ricevere dei crediti finanziari. Alla vigilia del genocidio, il 5 aprile 1994, Mérimée chiederà al Consiglio di Sicurezza di sostenere il Governo provvisorio qualora la situazione in Rwanda fosse precipitata. Il giorno dopo il Presidente Habyarimana viene assassinato, il GIR prende il potere ed inizia il genocidio.

Christian Quesnot

Generale Christian Quesnot, Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito francese(1991-1995).  Quesnot considerò gli accordi di Arusha una vittoria del FPR affermando che il Governo ruandese non avrebbe dovuto firmarli. Quesnot ordinò ai soldati francesi dell’Operazione Turchese di non impedire i massacri dei tutsi nelle zone ancora controllate dalle milizie genocidarie. Ha, inoltre, ordinato tre offensive militari francesi contro il FPR nel tentativo di ribaltare le sorti della guerra e sconfiggere i liberatori del Rwanda. Senza l’appoggio aereo le offensive furono respinte dai partigiani di Paul Kagame che inflissero pesanti perdite ai soldati francesi. Secondo il Governo francese queste offensive non sarebbero mai avvenute.

Jean-Pierre Huchon

Generale Jean-Pierre Huchon, Capo della Missione Militare di Cooperazione (1993-1995) Dal 9 al 13 maggio, in pieno genocidio, Huchon collaborerà con il Luogotenente Colonnello Ephrem Rwabalinda nell’esecuzione dei massacri fornendo armi e munizioni.

Raymond Germanos

Generale Raymond Germanos, sotto Capo delle Operazione dello Stato Maggiore dell’Esercito (1994 – 1995). Germanos organizzerà il ritiro delle forze genocidarie nello Zaire ingaggiando scontri armati con i partigiani del FPR per proteggere la ritirata degli HutuPower. Collaborerà con esse nel costringere la popolazione a rifugiarsi nello Zaire. Durante la ritirata  i civili hutu saranno utilizzati come scudi armati. «Museveni è un cane, re della Repubblica dei Tutsi», dichiarerà a fine conflitto.

Didier Tauzin alias Thibault

Colonnello Didier Tauzin alias Thibault, consigliere militare dello Stato Maggiore ruandese dal 1990 al 1993 e contribuirà alla sconfitta del FPR nel 1991. Nel marzo 1993 assumerà il comando sul terreno dei reparti francesi dell’operazione Turquoise a Gikongoro. Durante il suo mandato dichiarò alla TV francese France 2 di ‘spezzare i reni al FPR’. I suoi reparti furono sconfitti in una battaglia a Gikongoro e furono costretti alla ritirata. Tutti i combattimenti avvenuti tra militari francesi e i partigiani del FPR rientrano nella guerra non dichiarata di Parigi a Paul Kagame e sono tutt’ora segreto di Stato per entrambi i Paesi.

Gilles Chollet

Colonnello Gilles Chollet, Consigliere militare della Forze Armate Ruandesi. Coordinò la resistenza contro il FPR. Secondo il quotidiano ‘Libre Belgique’, Chollet era in vero capo dell’Esercito ruandese che diramava ordini di attacco, decideva il dispiegamento delle forze e i piani di battaglia contro i partigiani di Paul Kagame dal 1991 al 1993. Gestì, inoltre, la repressione delle cellule FPR e dell’opposizione interna anche tutsi, ordinando ai soldati ruandesi massacri contro i tutsi in collaborazione con il Colonnello Bernard Cussac, Inviato speciale della Difesa presso l’ambasciata francese in Rwanda e al Luogotenente Colonnello Jean-Jacaques Maurin che ricevette l’ordine da Chollet di coordinare i soldati ruandesi nel genocidio.  Maurin era il braccio destro di Chollet e coordinò anche  la gendarmeria ruandese durante il genocidio.  

Altri ufficiali francesi direttamente implicati nella difesa del Governo HutuPower dal 1990 al 1993 sono: il Colonnello Gilber Canovas, il Colonnello René Galinie, il Capitano Etienne Joubert.

Gli ufficiali francesi direttamente implicati nel genocidio sono: il Colonnello Jacques Rosser, il Capitano Grégoire De Saint Quentin, il Maggiore Michel Robardey, il Maggiore Denis Roux, il Colonnello Patrice Sartre, il Capitano di Fregata Marin Gillier, il Luogotenente Colonnello Eric De Stabenrath, il Colonnello Jacques Hogard.

 Il Generale Jean-Claude Lafourcade era il Comandante supremo della Operazione Turchese. Fu accusato da dei sopravvissuti al genocidio di aver supportato attivamente le milizie genocidarie durante i peggiori massacri di tutsi avvenuti nei terribili 100 giorni dell’inferno ruandese.

Tutti i politici e i militari che si sono macchiati di crimini contro l’umanità sono da 24 anni e tutt’ora protetti dal Governo francese, così come i fin troppi genocidari ruandesi ancora liberi di circolare in Francia. Il genocidio ruandese è la pagina più nera della storia della Francia e i crimini commessi eguagliano se non superano quelli dell’Impero Ottomano contro la popolazione armena.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore