giovedì, Agosto 13

Generazione Proteo, il lockdown fa bene: ‘fermando il tempo, i giovani riscoprono il tempo’ Ricerca dell’Osservatorio permanente sui giovani della Link Campus University: Le limitazioni occasione per riscoprire l’importanza della libertà (25,8%) e del tempo (34,7%), Ferrigni: “riformulazione dell’universo e dell’orizzonte valoriale per cui la dimensione affettiva, emozionale e relazionale, anteposta a quella materiale e ludica”

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Generazione Proteo’, l’Osservatorio permanente sui giovani della Link Campus University, ha presentato un’anticipazione dei risultati dell’8° Rapporto di ricerca, con un focus dedicato all’emergenza coronavirus Covid-19 e alla didattica ai tempi del lockdown, ricerca che in queste settimane ha circa 3.000 giovani intervistati di età compresa tra i 16 e i 19 anni sull’intero territorio nazionale, sulla loro esperienza del lockdown.

Promossa la didattica a distanza, ma i nostalgici delle lezioni nelle tradizionali aule scolastiche sono in tanti e si fanno sentire, secondo Generazione Proteo. Il 36% di studenti valuta positivamente l’esperienza finora vissuta, da un lato perché funzionale all’avanzamento dei programmi di studio e della preparazione (20,6%), dall’altro perché ritenuta una preziosa occasione per riscoprire l’importanza delle tecnologie e del loro servizio alla scuola e alla didattica (15,4%). Vi è poi il 43,2% di intervistati che, pur giudicando positivamente l’esperienza finora vissuta, dichiara di sentire la mancanza della didattica in presenza. Sul versante opposto dei giudizi si colloca invece quel complessivo 21% di studenti che chiamano in causa l’impreparazione di scuole e docenti ad affrontare e accogliere una sfida così importante(12,5%) e che sono contrari a priori alle lezioni a distanza (8,3%).

Le risposte degli studenti, dichiara il sociologo Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio «premiano l’impegno delle scuole e soprattutto dei docenti chiamati in queste settimane in prima linea ad affrontare e arginare un’emergenza che corre sullo stesso binario di quella sanitaria. Tuttavia la scuola è un meraviglioso universo in cui la didattica occupa certamente uno spazio importante, ma non esclusivo. La scuola è anche relazione,socializzazione, emozioni, rituali: tutti elementi che, con la didattica, concorrono alla crescita dei nostri giovani. La voce degli studenti nostalgici delle lezioni in presenza rappresenta dunque una sfida nella sfida, che necessita di essere ascoltata e accolta: in considerazione di un prolungamento delle attuali misure a presidio della didattica, occorre riflettere adeguatamente su organizzazione, modalità, tempi e strumenti, al fine di ristabilire l’equilibrio dell’universo-scuola».

La cultura viaggia sul web.
Ad affiancare scuola e docenti in questo difficile percorso concorrono anche i canali tematici del servizio pubblico radiotelevisivo, come Rai Scuola e Rai Cultura, utilizzati dal 23% circa di intervistati per reperire materiali didattici, nonostante appaia non trascurabile la percentuale di studenti -pari al 16,3%- che non ne conoscevano l’esistenza. Il bisogno di cultura da parte dei giovani trova inoltre adeguata risposta anche da parte del web, oltre che della televisione: impossibilitati a frequentare concerti, mostre, teatri, ben 1 studente su 3 dichiara di aver usufruito di streaming tv o web di concerti o session live musicali (30,1%) o ancora di letture di romanzi, novelle o poesie (30,8%); 1 su 5 (21,6%) ha invece assistito a mostre, esposizioni o tour virtuali.

Le giornate al tempo del Covid19.
La didattica a distanza non ha solo ridefinito modalità e strumenti di trasmissione e apprendimento del sapere. Il lockdown forzato e le lezioni a distanza, continua Ferrigni, «hanno stravolto tempi e ritmi del vivere quotidiano: la scuola rappresenta in qualche modo il metronomo della giornata degli studenti, in assenza della quale i giovani oggi vivono una sorta di conflitto per il quale da un lato percepiscono l’assenza di qualcosa che prima c’era e dall’altra scoprono (o riscoprono) qualcosa che prima non c’era».
I giovani, infatti, nel pieno di un’emergenza che circa la metà di loro (47,2%) ritiene essere stata inizialmente sottovalutata, riorganizzano oggi le proprie attività e stabiliscono nuove priorità. Con la chiusura delle scuole, se 1 studente su 4 (27,6%) trascorre il proprio tempo guardando film e serie tv, il 12,3% dichiara di impegnarsi maggiormente nella lettura, laddove il 17,6% ne approfitta per dedicare più tempo alla propria famiglia. Il maggior tempo a disposizione non si è tradotto in un abuso di videogames (10,1%) o social network (9,1%).

#DistantiMaUniti: liberi e altruisti nonostante le distanze.
Le limitazioni di questi mesi sono state per i giovani uno strumento e un’occasione per riscoprire l’importanza della libertà (25,8%) e del tempo (34,7%), sia quello per se stessi (18,6%) che quello per la propria famiglia (16,1%), prima ancora che delle tecnologie (3,6%), che pure hanno giocato (e continueranno a giocare) un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza. E tra le paure che una situazione come quella che stiamo vivendo porta con sé, primeggiano il contagio di un familiare (37,8%) o di un amico (15,4%), mentre spaventa meno l’eventualità di essere coinvolto in prima persona (5,7%).

«La ricerca mostra come il distanziamento sociale e la riorganizzazione dei tempi di vita», conclude il sociologo Ferrigni, «hanno imposto ai giovani di ripensare la propria gerarchia di bisogni e desideri. Per utilizzare un gioco di parole, ‘fermando il tempo, i giovani hanno riscoperto la dimensione del tempo’. Il risultato è stata dunque una riformulazione dell’universo e dell’orizzonte valoriale per cui la dimensione affettiva, emozionale e relazionale, in un contesto di limitazioni e misure stringenti, è stata anteposta a quella materiale e ludica. La famiglia, gli amici e le relazioni assumono infatti una nuova centralità, ed è proprio questa nuova dimensione affettiva e valoriale che caratterizzerà il dna della nuova società post-Coronavirus».

La tv che non ti aspetti e i social ‘privati’.
Una sezione specifica del questionario è dedicata al tema dell’informazione durante l’emergenza Coronavirus. In questo momento in cui la vita scorre tra le mura domestiche, la televisione viene scelta e indicata dai più giovani quale principale fonte di informazione (52,8%), attraverso telegiornali e programmi di approfondimento. Ciononostante, i giovani esprimono un giudizio critico nei confronti del sistema dell’informazione: 1 studente su 3 (33,8%) ritiene infatti che racconti solo quello che ci vuole raccontare’, in molti casi aumentando il senso di paura e di insicurezza (15,7%). Solo il 26,2% degli intervistati si affida invece ai social network per informarsi su quanto sta accadendo.
«Nel panorama delle fonti informative», osserva Marica Spalletta, sociologa dei media e vicedirettore dell’Osservatorio, «la televisione sembrerebbe riappropriarsi di uno spazio per molti versi sconosciuto nella quotidianità dei giovani che al suo racconto si affidano per tenersi informati sull’emergenza. Per contro i social network sembrano perdere la propria connotazioneinformativa’ per trasformarsi esclusivamente in uno spazio di partecipazione: essi acquisiscono infatti una dimensione strettamente privata e relazionale e diventano uno strumento per sentirsi meno soli e più vicini con chi è lontano».

#ProteoBrains2020: al via i digital talk.
Queste le prime anticipazioni dell’8° Rapporto di ricerca dell’Osservatorio “Generazione Proteo” che, come ogni anno, affronta molteplici tematiche quali lavoro, politica, ambiente, scuola, stili di vita, identità, consumi e tecnologie. A partire da lunedì 27 aprile l’Osservatorio dà avvio a un fitto calendario di appuntamenti: 10 digital talk, ciascuno dedicato a una specifica sezione del questionario di ricerca e ai suoi risultati, cui parteciperanno docenti scolastici e universitari, alcuni degli studenti che hanno partecipato alla ricerca, nonché giornalisti, esperti e rappresentanti del mondo istituzionale e della cultura. 

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