sabato, Dicembre 14

General Electric, una nuova Enron? Il colosso industriale è finito in un maxi-scandalo che rischia di costare carissimo

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La scorsa settimana, l’investigatore finanziario Harry Markopolos, noto per aver portato alla luce la mega-truffa congegnata da Bernard Madoff, ha emesso un rapporto da quasi 200 pagine in cui si accusa General Electric (Ge) di aver di aver occultato qualcosa come 38,1 miliardi di dollari di perdite, pari altre il 40% della capitalizzazione di borsa della società fondata da Thomas Alva Edison. A detta di Markopolos, si tratterebbe della più clamorosa frode in cui si sia mai imbattuto, paragonabile per dimensione agli scandali Enron e WorldCom messi insieme. Rispetto ai quali l’attuale caso General Electric presenterebbe numerosi punti di contatto, e come accadde con essi, incominciati con frodi contabili poi allargatisi a macchia d’olio e culminati con procedimenti penali a carico dei vertici societari e con il fallimento di entrambe le compagnie, potrebbe finire per contagiare numerosi settori cruciali dell’economia statunitense, a partire da quelli assicurativo e dei servizi all’industria petrolifera.

Nello specifico, la voragine nel bilancio di Ge risalirebbe addirittura agli anni ’80 e ’90, quando, sotto la guida dei super-manager Jack Welch e Jeffrey Immelt, la società intraprese un radicale processo di finanziarizzazione gettandosi a capofitto nel settore delle riassicurazioni a lungo termine. Settore, quest’ultimo, foriero della maggior parte delle perdite, seguito a ruota dalla divisione dei servizi all’industria petrolifera. In particolare, Markopolos ha focalizzato l’attenzione su Baker Hughes, azienda concorrente della potentissima Halliburton che la General Electric acquisì negli scorsi anni senza tuttavia contabilizzare correttamente le operazioni di acquisto delle quote azionarie. Nel 2017, Ge arrivò a detenere il 62,5% delle azioni di Baker Hughes, salvo poi ridimensionare la propria quota al 50,4% nell’ambito del radicale piano di ristrutturazione varato nel 2018 per rimettere in piedi la società, che fu addirittura esclusa dall’indice Dow Jones dopo aver annunciato qualcosa come 40 miliardi di svalutazioni. Eppure, nonostante lo ‘scaricamento’, la società di servizi all’industria petrolifera continua a bruciare liquidità senza sosta, configurandosi come un vero e proprio pozzo senza fondo.

L’amministratore delegato di Ge Larry Culp, dal canto suo, ha respinto al mittente le accuse di Markopolos, rimproverandogli di non aver contattato la società prima di rendere pubblico il suo dossier che, stando alle accuse dei vertici del gigante dell’industria Usa, conterrebbe una ricostruzione dei fatti fallace e tendenziosa. Culp non ha inoltre mancato di sottolineare che Markopolos trarrà una percentuale di profitti dall’ondata di short selling sul titolo di General Electric, che chiuse la giornata di giovedì 15 agosto con un sonoro -11% (e naviga tuttora ben al di sotto della soglia critica dei 9 dollari per azione), sorta in conseguenza delle sue bordate. Le vendite allo scoperto nei confronti di Ge potrebbero venire in buona parte dall’ignoto hedge fund a cui Markopolos aveva fornito in anticipo una copia del rapporto incriminante, come ammesso dallo stesso investigatore finanziario nel corso di un’intervista rilasciata alla ‘Cnbc’.

Alcuni analisti finanziari, come John Hempton di Bront Capital, hanno espresso forti perplessità circa gli allarmi lanciati dal rapporto compilato da Markopolos, ma la maggior parte degli addetti ai lavori denuncia già da tempo l’opacità delle operazioni di General Electric, nonché la scarsa liquidità di cui la società dispone. Negli ultimi due anni, Ge è infatti stata risucchiata in un vortice di acquisizioni fallimentari, dismissioni strategicamente suicide, azzardi finanziari potenzialmente micidiali e debiti in continuo aumento. Non a caso, l’influentissimo analista di Jp Morgan Chase Stephen Tusa ha incoraggiato gli investitori a liberarsi delle azioni di Ge declassando il titolo aundeweight e tagliando il price target da sei a cinque dollari per azione. «Riteniamo» – ha dichiarato Tusa – «che molti investitori sottovalutino la portate delle sfide e dei rischi che Ge è chiamata ad affrontare, e che attribuiscano un valore eccessivo ai piccoli sviluppi positivi ottenuti dalla società».

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