lunedì, Settembre 21

Gaza, Onu fa partire l’indagine sugli scontri: l’ira di Israele Francia, arrestati due egiziani che preparavano un attentato. GB, dimessa l'ex spia russa Skripal

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Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha dato via libera a una commissione d’inchiesta che indaghi sulla gestione degli scontri da parte di Israele al confine di Gaza e sulle presunte violazioni dei diritti umani nella Striscia, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. 29 i voti a favore, 2 contrari e 14 astensioni. Solo Usa e Australia hanno votato contro.

Immediate le reazioni, con Israele che ha respinto ‘totalmente’ la decisione del Consiglio dell’Onu, che «ancora una volta dimostra di essere un organismo con un’automatica maggioranza anti israeliana dominata dall’ipocrisia e dall’assurdità. I risultati del comitato di indagine deciso dal Consiglio sono già noti e imposti dalla forma della Risoluzione stessa. E’ chiaro che l’intento del Consiglio non è indagare la verità ma violare il diritto all’autodifesa di Israele e demonizzare lo stato ebraico».

Per quanto riguarda invece le tensioni con l’Iran, all’Ansa è intervenuto l’ambasciatore italiano in Russia Pasquale Terracciano, secondo cui l’Italia, in virtù dei suoi buoni rapporti sia con Mosca che con Teheran, può svolgere un importante ruolo di mediazione: «Su questo aspetto possiamo ispirarci allo spirito di Pratica di Mare e possiamo cercare di spiegare agli amici americani che c’è un nutrito gruppo di Paesi, compresa anche la Russia, favorevole a mantenere l’accordo ma che l’accordo non è omnicomprensivo».

Passiamo alla Francia, perché oggi sono stati arrestati due fratelli egiziani che preparavano un attentato: lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Gerard Gollomb. I due, ha detto il ministro, erano in possesso delle istruzioni per la fabbricazione di veleno di ricino.

Andiamo in Gran Bretagna, perché l’ex spia doppiogiochista russa Serghiei Skripal, avvelenato con agente nervino il 4 marzo a Salisbury insieme alla figlia, è stato dimesso dall’ospedale della cittadina inglese dopo un miglioramento a sorpresa annunciato nelle settimane scorse.

Anche Diego Armando Maradona ha partecipato al comizio di chiusura della campagna elettorale di Nicolas Maduro, candidato alla rielezione nelle presidenziali di domenica prossima in Venezuela. L’ex Pibe de Oro, che non ha mai nascosto le sue simpatie politiche, proprio il mese scorso, dopo l’incarcerazione dell’ex presidente brasiliano Lula da Silva, aveva detto: «Stiamo vivendo tempi pericolosi: Argentina e Paraguay sono già stati ingannati, ora vogliono ingannare Cuba e cambiare Venezuela».

In Spagna, il governo auspica l’apertura di una nuova fase politica e ritiene sia ‘il momento del dialogo’ sulla crisi catalana, ma ‘dentro la legge’. La nota arriva all’indomani della entrata in carica del nuovo President catalano l’indipendentista Quim Torra, Mendez de Vigo.

Negli Usa nuova sparatoria in una scuola. Stavolta a Santa Fe, Texas. Almeno otto persone sono morte, mentre il colpevole è stato fermato.

In Congo, confermati 11 nuovi casi di ebola e due morti legati alla malattia nel nordovest del Paese. I casi registrati finora sono 45, compresi 10 sospetti, 21 probabili e 14 confermati.

Andiamo in Kashmir, perché un soldato della Forza di sicurezza delle frontiere è morto per una violazione del cessate il fuoco pachistana, non provocata secondo le autorità indiane. Un alto ufficiale dell’esercito indiano ha dichiarato che «una sparatoria provocata dal Pakistan ha interessato l’area di Heeranagar nella notte fra il 16 ed il 17 maggio. Essa si è interrotta ed è poi ripresa la notte scorsa con l’uccisione di un ‘jawan’ appartenente ad una forza filo-governativa».

Passiamo alla Malaysia, dove i controlli in sei proprietà immobiliari dell’ex premier Najib Razak hanno portato al sequestro di 72 valigie piene di contanti e gioielli, oltre a 284 borsette di lusso. A Najib è stato proibito di lasciare il Paese, mentre le indagini sull’appropriazione indebita e il riciclaggio di denaro relativi al fondo sovrano 1MDB continuano.

Chiudiamo con Cambridge Analytica, la società che ha lavorato per la campagna di Donald Trump utilizzando i dati di oltre 50 milioni di utenti Facebook per finalità politiche,  cheha fatto domanda per evitare la bancarotta. La società ha menzionato un patrimonio che va da 100 mila a 500 mila dollari, e debiti compresi tra uno e 10 milioni di dollari, con non più di 49 creditori.

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