mercoledì, Novembre 25

Gaza: il vulcano sta per eruttare? La libertà sognata e la dura realtà: il grido d’aiuto della popolazione dimenticata dal mondo

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Gaza sta bollendo come un vulcano e, proprio come un vulcano, rischia di eruttare. Si compierà un miracolo se Gaza riuscirà ad essere salvata prima che sia troppo tardi. Nuovi conflitti sono insorti tra Hamas ed Israele e le infrastrutture sono prossime al collasso. Ma non è solo questo che ci preoccupa. La tensione potrebbe spingere migliaia di persone verso i confini con Israele.

Giorni fa, negli scontri, ne sono uscite ferite 101 persone: 41 nella morsa delle fiamme e 60 dimostranti assaliti dal gas. Questo il bilancio degli scontri tra i palestinesi e le autorità israeliane, scontri che continuano da sei venerdì di seguito, dall’annuncio di Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. Il giorno dopo questi scontri, inoltre, un pescatore palestinese è stato ucciso dalla marina egiziana, secondo quanto affermato dal Ministro della Salute palestinese.

La popolazione di Gaza è disperata. E’ come essere già morti, distesi a terra in un cimitero aperto e buio. La gente ha perso la speranza; vive in questo calvario e affronta sofferenze indicibili e condizioni disumane. E’ diventato difficile procurarsi anche i beni di prima necessità; i genitori non riescono a garantire il cibo ai loro figli. Il tasso di povertà ha raggiunto il 70% e quello della disoccupazione il 50%, ma se si parla di giovani, si  raggiunge il 63%. La sofferenza è senza fine e la disperazione, comprensibilmente, aumenta.

Il 97% di Gaza è contaminata e l’economia ha raggiunto livelli sotto lo zero proprio a causa delle condizioni di vita peggiorate che hanno costretto i commercianti a chiudere le proprie attività o ad organizzare proteste e scioperi, l’unico potere che la gente ha in mano per provare a cambiare qualcosa. Poi c’è la situazione ambientale e sanitaria.

Il sistema sanitario è prossimo al collasso, gli ospedali continuano a non avere le scorte di medicinali e attrezzature di ogni genere e, inoltre, devono far fronte al taglio di elettricità, quasi totale ormai dalla fine dello scorso Febbraio e di cui ha parlato anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma questo non riguarda solo gli ospedali. 7 persone su 10 vivono senza la minima assistenza umanitaria ed i tagli al sistema elettrico riguardano ormai 18 ore al giorno.

La ICRC (Croce Rossa) ha affermato che l’assedio israeliano su Gaza sta soffocando la nostra economia. Gli ultimi avvertimenti da Israele vengono dai loro uomini della sicurezza che parlano di infrastrutture in deterioramento, di preoccupazione per le continue pressioni militari sulla Striscia e del rischio di un probabile ed incontrollabile ‘incendio’.

Anche il Ministro degli Affari Esteri irlandese ha sottolineato le condizioni in cui versa Gaza, pubblicando un articolo dopo la sua ultima visita sul territorio; Simon Coveney scrive di mancanza di cibo ed elettricità, di sfide sociali ed ambientali, della necessità di correre ai ripari il prima possibile, prima che la predizione sull’inabitabilità nel 2020 si avveri. Il Ministro ha promesso che l’Irlanda e l’Unione Europea si impegneranno affinché, nelle settimane che verranno, la popolazione di questi territori non verrà dimenticata.

La scorsa settimana, il Ministro della difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che, al momento, Hamas sta conducendo esperimenti di lancio continuando a preferire la guerra rispetto alla popolazione bisognosa della Striscia di Gaza.

Nessuno può dire cosa accadrà ma, di certo, ci muoviamo nella sabbia e presto, se le cose non cambieranno, le nuvole potrebbero addensarsi nel cielo. Gaza necessità degli occhi del mondo, di essere certa che quel mondo che ora la rifiuta, si accorga delle sue difficoltà e agisca finalmente dopo 11 anni di assedio. Perché Gaza lo merita, merita la libertà.

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