venerdì, Settembre 18

Gaza: ecco i veri perché del collasso sanitario Ospedali paralizzati e personale in sciopero: il dramma a Gaza continua

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A Gaza le strutture sanitarie sono paralizzate; l’ennesimo peggioramento. Le aziende incaricate di fornire pasti negli ospedali hanno smesso di operare. Il motivo? Non sono pagate da mesi. Lo ha rivelato qualche giorno fa lo stesso portavoce del Ministero della Salute, Ashraf Al-Qidra su ‘Quds Press’. «Centinaia di pazienti ad oggi non hanno cibo», ha dichiarato sottolineando la responsabilità governativa in proposito. Ed il Ministro delle Finanze, da parte sua, avrebbe ignorato i solleciti per l’adempimento dei pagamenti alle stesse compagnie.

In proporzione al numero dei pazienti, secondo quanto rivelato da Al-Qidra, gli ospedali necessitano di un totale di 86.000 pasti all’anno per un costo di ben 1.7 milioni di dollari. Una cifra che getta nel baratro un territorio martoriato. Solo lo scorso anno, una Gaza sempre messa a dura prova, non era riuscita a coprire questi costi e aveva così ottenuto un fondo dalle organizzazioni di beneficienza.

I mancati pagamenti si estendono anche alle imprese di pulizia ospedaliere, costrette a ritirare i propri lavoratori dopo mesi di mancati pagamenti. 832 i lavoratori in 13 ospedali, 54 cliniche di cura e 22 strutture di altro genere. Il problema è chiaramente legato al costo ingente da sostenere che arriva a circa 270.500 dollari al mese. E così, a risentire di questo blocco saranno ovviamente i malati, i 100 pazienti in terapia intensiva, le 700 persone affette da insufficienza renale che necessitano di dialisi. La ricaduta, però, peserà anche sulle 11 banche di raccolta sangue e sui 50 laboratori con migliaia di trasfusioni e test da fare ogni giorno.

Stipendi non corrisposti per via dei costi e ospedali fantasma. Ma le radici del problema sono molto più profonde. Nonostante l’accordo di riconciliazione di Ottobre firmato tra Fatah e Hamas, l’Autorità Palestinese, infatti, continua a mantenere le sanzioni finanziarie sull’amministrazione di Gaza in attesa dell’acquisizione completa del territorio. Ciò che ne deriva, è che le autorità trovano sempre più difficile reperire il denaro per pagare i lavoratori e procurarsi le forniture necessarie.

La scorsa settimana, l’Agenzia Centrale Palestinese di Statistica (PCBS) e l’Autorità Monetaria di Palestina (PMA) hanno dichiarato in un comunicato condiviso che il deficit attuale per il terzo quarto del 2017 ammonta a 443.7 milioni di dollari. Nel quarto precedente il deficit del settore dei beni aveva raggiunto 1,171.4 milioni di dollari e quello dei servizi, 247.9 milioni. Nonostante venga segnalata una diminuzione del 9.7% dovuta all’aumento del 29.9% dei compensi di alcuni lavoratori, insieme a quello del 17.5%. relativo ai finanziatori, la situazione resta grave. “Gli ospedali sono paralizzati: non ci sono medicine e forniture necessarie di altro tipo, non ci sono dottori, infermieri e personale. Sono tutti in sciopero perché non vengono pagati. I pazienti sono rimasti cibo e i confini sono chiusi”, ci racconta Ramy Balawi da Gaza. “Corriamo il rischio di un vero e proprio disastro sanitario. E’ il collasso della situazione umanitaria”.

La violenza, poi, non si placa. Gas lacrimogeni, granate e spari contro i protestanti palestinesi nel terzo venerdì della rabbia dopo la decisione di Trump che ha infiammato gli animi. Almeno 103 i palestinesi sparsi negli ospedali tra i territori nei pressi di Gaza. Sarebbero almeno 8 i palestinesi rimasti uccisi dalle forze israeliane dall’inizio delle proteste e almeno 4 rimasti uccisi nei raid aerei. Il Ministero della Salute ha, inoltre, confermato la morte di altri due palestinesi che si sommano a più dei 70 feriti negli scontri con le forze israeliane. “Israele ha soppresso le proteste pacifiche in maniera molto violenta; i soldati hanno ucciso Ibrahim Abu Thuraya, un disabile costretto su una sedia a rotelle”, racconta Balawi. “Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza ha allarmato tutti dicendo che la riconciliazione tra Hamas e l’Autorità Palestinese sta collassando per via di alcune parti che richiedono il disarmo di Hamas e l’ala armata che si oppone”.

Tra Hamas e Autorità Palestinese regna il ghiaccio. Perché possa parlarsi di riconciliazione, occorre molto altro, occorre affrontare sfide molto più ardue di quelle cui si sono confrontati finora i poteri nel territorio. Le tensioni persistono ai confini, i giovani non smettono di protestare e la risposta di Israele non si fa mai attendere tanto. “La situazione umanitaria si sta aggravando sia a causa dell’assedio israeliano, che a causa delle sanzioni dell’Autorità Palestinese sulla Striscia di Gaza. Anche l’economia sta crollando e, con essa, i servizi primari: i negozi sono vuoti ormai. Il tasso di povertà è altissimo e le persone non riescono a permettersi nemmeno i beni necessaria alla sopravvivenza”, spiega Balawi. “Temo che se dovesse esserci un’escalation tra Israele e Hamas, alla fine Hamas perderà il controllo su Gaza e questo vuol dire che le cose non faranno che peggiorare per la popolazione”.

Haaretz, ad inizio mese, ha rivelato che Israele persiste nell’impedire ai pazienti bisognosi di cure di attraversare il confine Nord per raggiungere gli ospedali nella West Bank, a Gerusalemme o in Israele. La sequenza degli eventi è sempre la stessa: da Gaza partono le richieste di permesso per l’attraversamento dei confini, le persone aspettano in condizioni al limite dei diritti umani e, il più delle volte, non ricevono alcuna risposta. Secondo le ultime statistiche pubblicate dal Ministero della Salute palestinese, il tasso di malati di cancro nei territori palestinesi è aumentato a circa 84 ogni 100.000 persone. “Nell’ultimo anno, Israele ha ulteriormente inasprito le misure a discapito dei malati di Gaza e dei loro accompagnatori che vogliono viaggiare per trattamenti di cura non disponibili nella Striscia, specialmente i malati di cancro”, ha affermato il portavoce del Ministero, Ashraf al-Qadra. Israele avrebbe rigettato il 55% dei permessi di attraversamento senza fornire alcuna spiegazione.

Le persone che perdono la vita per cure negate sono sempre più numerose. Spesso quel desiderio di vita, di accedere a quelle cure lontane si scontra con la pretesa di collaborazioni con l’intelligence israeliana. A riportarlo è ‘Al Monitor’ che racconta di pazienti deceduti proprio in seguito al rifiuto di collaborazione con i servizi di intelligence. Una mossa che aprirebbe la porta alle cure. In questa situazione, pare che il Centro palestinese per i diritti umani a Gaza abbia presentato denunce contro la Corte Suprema israeliana, cui, però, non è scaturito nulla di positivo.

Nel report dell’11 Dicembre, il centro riporta che, dall’inizio di Settembre, Israele ha ostacolato circa 9.100 pazienti su 19.500 nel passaggio dalla Striscia di Gaza verso gli ospedali esterni. I perché israeliani sono fatti di esigenze di sicurezza, di antiterrorismo. Perché che non convincono tutti.

Un funzionario anonimo del Ministero degli affari civili palestinese ha dichiarato ad ‘Al-Monitor’ che alcune volte, con l’intervento delle organizzazioni per i diritti umani, Israele alla fine concede i permessi ad alcuni pazienti. La vera ragione sarebbe di colore politico: “tenere i palestinesi da Gaza lontani da Israele e dalla Cisgiordania”.

I funzionari israeliani hanno avvertito il Governo israeliano che la situazione a Gaza è simile a quella prima dell’ultimo conflitto nel 2014”, ci dice Balawi. “Persino Netanyahu ha messo in guardia Hamas che, qualora cercherà di peggiorare le cose a Gaza, pagherà un grosso prezzo. Credeteci, le condizioni umanitarie stanno peggiorando molto più di quanto possiate immaginare”.

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