sabato, Gennaio 25

Gas nella Ue: le nuove misure Intervista al dott. Antonio Sileo e al prof. Pippo Ranci

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In caso di penuria urgente di gas, un Paese Ue potrà chiedere un aiuto transfrontaliero ai partner comunitari secondo un sistema di cooperazione regionale basato su ‘gruppi di rischio’. È questa la principale novità approvata il 12 settembre dal Parlamento Ue con il voto, 567 sì, 101 no e 23 astensioni, sul nuovo regolamento sulle misure volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas, un testo che ha l’obiettivo di evitare il ripetersi in futuro delle crisi del gas come quelle del 2006 e del 2009 dovute alle tensioni tra Russia e Ucraina. Questo diventerà operativo dopo l’accordo da parte del Consiglio Ue.

Nello stesso giorno, si è avuta la notizia che il progetto di gasdotto del Nord Stream 2, che punta a collegare la Russia alla Germania, «deve essere interrotto, va contro interessi gli interessi dell’Ue per la diversificazione dell’approvvigionamento energetico». Lo ha detto il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber.

Per capire quale sia la situazione attuale in merito agli approvvigionamenti, visto l’avvicinarsi dell’autunno, su chi beneficerà delle nuove misure e quale sia lo stato dei rapporti con la Russia oggi, abbiamo intervistato il dott. Antonio Sileo, ricercatore dello IefeBocconi e direttore dell’osservatorio sull’innovazione energetica dell’I-Com, e il prof. Pippo Ranci, docente di Economia Politica in pensione, già presidente dell’autorità di regolamentazione italiana per l’energia elettrica e il gas per sette anni (1996-2003), co-fondatore e vicepresidente del Consiglio dei regolatori europei dell’energia (2000-2003) e spesso consulente Governo italiano (1972-1993). È stato consigliere anche del progetto SESSA sull’energia (nella serie ‘Sostegno Scientifico alle Politiche’) promosso dalla Commissione Europea.

Volendo cercare di cogliere quale sia lo stato attuale della situazione degli approvvigionamenti, i due studiosi forniscono alcuni dati. Afferma infatti il dott. Sileo che “le importazioni di gas naturale coprono circa il 65% dei consumi dei Paesi dell’Unione Europea. Il gas arriva principalmente dalla Russia, dalla Norvegia e dall’Algeria. La dipendenza dalla Russia, in media intorno al 40%, aumenta di molto per i Paesi di quello che era il blocco orientale, anche per comprensibili ragioni di vicinanza. Negli ultimi dieci anni il sistema gas nel suo complesso (gasdotti, terminali di rigassificazione, produzione nazionale e stoccaggi) in Europa, ma anche in Italia, ha attraversato diverse situazioni critiche, crisi e vere e proprie emergenze. Tanto che potrebbe essere paragonato a un atleta ormai ben allenato ad affrontare prove difficili. E di cui, per continuare con la metafora, gli stoccaggi rappresentano i polmoni e il centro nevralgico del sistema. Per tutto l’autunno le infrastrutture di stoccaggio verranno riempite per essere progressivamente svuotate nel corso dell’inverno. Come è facile capire più sono freddi gli inverni più gas si consumerà. Il nuovo regolamento sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale si colloca in questo contesto con lo scopo di introdurre un principio di solidarietà in caso di crisi degli approvvigionamenti e sollecita un approccio regionale coordinato e comune tra gli Stati membri dell’UE. Da rimarcare anche l’introduzione di obblighi di trasparenza dei contratti: le aziende che importano gas naturale dovranno infatti notificare i contratti a lungo termine rilevanti per la sicurezza dell’approvvigionamento (che coprano almeno il 28% dei consumi annuali di gas nello Stato membro)“.

Il prof. Ranci, poi, invita a riflettere sul fatto che “la Russia copre circa il 30-35% del fabbisogno europeo e il 40-45% circa di quello italiano. È un fornitore importante: se dovesse sparire dalla sera alla mattina, ci troveremmo nei guai. In un mercato unificato non avremmo il problema che potrebbe creare un improvviso allontanamento della Russia. Il problema è che non esiste un flusso possibile da un qualsiasi punto ad un qualsiasi altro punto dell’Unione. Se si sviluppasse la rete europea, quel 30% russo sarebbe più facilmente sostituibile. Non basta l’interconnesione delle reti da sola, ma è importante. L’altro aspetto è quello di dare importanza alle provenienze alternative, come quelle dalla Libia, una provenienza alternativa alla Russia. Più riusciamo a contribuire alla normalizzazione della situazione in Libia, più si crea un altro flusso. Viceversa, a una nuova destabilizzazione della Libia corrisponderebbe un aumento della dipendenza dalla Russia“.

In linea generale, poi, il prof. Ranci si esprime in maniera chiara sulle misure in questione, anche in relazione a potenziali Paesi che traggono un maggiore vantaggio dal punto di vista degli approvvigionamenti, affermando che «Il soccorso è un fatto positivo, ma non ce ne sarebbe bisogno se avessimo realizzato il mercato interno dell’energia; non è unificato infatti, perché in un mercato unico non c’è bisogno di alcun soccorso. Va bene il soccorso, ma non deve essere un’alternativa al mercato unico». Ulteriori elementi da considerare sono forniti dal dott. Sileo: “I Paesi dell’ex blocco sovietico erano molto più organizzati di noi nel ricevere il gas dalla Russia. Delle nuove misure beneficeranno sicuramente i Paesi più esposti, quelli dell’Est appunto. In caso di grave crisi, infatti, i Paesi vicini dovranno contribuire a garantire l’approvvigionamento di gas naturale ai consumatori più vulnerabili, le famiglie, e ai servizi sociali essenziali. Prevista una cooperazione regionale più stretta, in base alla quale gruppi di regioni lavorano alla valutazione congiunta dei rischi comuni in materia di sicurezza dell’approvvigionamento, oltre a sviluppare misure comuni di prevenzione e di emergenza. Più solidarietà quindi, ma anche migliori e più efficaci capacità gestionali. A tale scopo vengono individuati partner comunitari secondo un sistema di cooperazione regionale basato su ‘gruppi di rischio’. L’Italia farà parte di sei gruppi di rischio: quello della via orientale, tramite l’Ucraina, quello della via del Mare del Nord, tramite la Norvegia, i due delle vie del Nord Africa, via Algeria e Libia, e i due della rotta Sud-Est, tramite il corridoio Sud europeo e quello del Mediterraneo orientale. Un partecipazione record che non deve preoccupare, ma che anzi dimostra come siano diversificate le forniture italiane. Si sta lavorando già da tempo a come organizzarsi in maniera coordinata per garantire gli approvvigionamenti. Vi sono dei flussi e dei contro flussi per far arrivare il gas da noi, tenuto conto che si continuerà a consumare gas, ma sempre più entro una dinamica orientata all’efficienza“.

Entro tale quadro, una questione di primaria importanza è poi quella dei rapporti economici che si hanno oggi con la Russia in relazione al gas. Afferma in merito il dott. Sileo che il filo che ci lega a doppia mandata alla Russia è ormai una consolidata trama intessuta negli anni. Mai, anche in piena guerra fredda, la Russia, anche quando era l’Urss, ha messo in dubbio il suo ruolo di fornitore affidabile per l’Europa. Del resto, oggi, almeno nel breve periodo, il gas russo non ha ben pochi altri sbocchi significativi per la propria produzione di gas naturale. I proventi del gas naturale (e del petrolio) aiutano non poco l’economia russa e non c’è ragione per cui debbano essere messi in discussione. La Russia davvero non può permettersi di adombrare il ruolo di fornitore affidabile. Certo, alcuni legami economici possono sembrare più che consolidati poco eleganti. Come la recente nomina, con decreto firmato dal primo ministro russo, Dmitry Medvedev, dell’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder nel board di Rosneft. Schroeder, peraltro, è attualmente presidente del comitato azionario di Nord Stream AG, il consorzio guidato da Gazprom, istituito per la costruzione di gasdotti che portano il gas naturale russo attraverso il Baltico. Ricordiamo che un incarico simile, oltre a provocare il risentito ed esplicito imbarazzo della Cancelliera Angela Merkel, fu, per il cosiddetto Corridoio Sud, gentilmente (e opportunamente) declinato da Romano Prodi“.

Il prof. Ranci interpreta in maniera differente il rapporto con la Russia: “Fermo restando che l’abbandono del North Stream 2 non è una notizia ufficiale, ma una dichiarazione d’intenti di Manfred Weber, ci sono due anime in Europa: una è quella del potenziamento del canale baltico, affiancando al North Stream il North Stream 2, che ne raddoppia la capacità ma che però aumenta la dipendenza dal fornitore russo e nello specifico da Gazprom. C’è chi teme questa dipendenza dalla Russia, perché oggi il prezzo a cui la Russia vende il gas è basso, ma domani potrebbe non esserlo. C’è poi il canale alternativo a quello baltico, dall’Ucraina. Il North Stream 2 vuole per l’appunto penalizzare questo canale, quindi rendere inutile il canale ucraino. Tradizionalmente, questo è stato il gasdotto di importazione per l’Italia per i grandi approvvigionamenti, prima dell’avvento del North Stream“.

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