sabato, Agosto 24

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La disoccupazione aumenta, ma precipitano le iscrizioni al programma Ue Garanzia giovani. Potrebbe sembrare contraddittorio eppure i dati aggiornati a settembre parlano chiaro: dai 37mila iscritti a maggio – mese in cui è stata lanciata la Youth guarantee targata Europa – si è arrivati a poco più di 3mila e 700 nuovi giovani in cerca di lavoro. In quattro mesi il piano Garanzia giovani ha raccolto in totale quasi 180mila iscrizioni, cifra che, però appare ancora poco rilevante considerando i dati sulla disoccupazione giovanile: 42,9 per cento, oltre 2milioni di neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano in Italia.

Per questi ragazzi l’Europa ha messo sul tavolo oltre 1,5miliardi e approvato un piano articolato in fasi per l’inserimento -entro 4 mesi dall’adesione- nel mondo del lavoro.

In Italia, gli obiettivi della Garanzia giovani sono stati anticipati con il cosiddetto decreto Iva-lavoro (D.L. 76/2013) il quale ha istituito una Struttura sperimentale di missione che opera in attesa del riordino dei servizi per l’impiego e comunque non oltre il 31 dicembre 2015. Nel dettaglio il programma prevede: un sistema universale di informazione e orientamento;
l’indicazione, dopo la registrazione e un primo colloquio, di un percorso di orientamento individuale destinato a definire un progetto personalizzato di formazione o lavorativo/professionale;
un colloquio specializzato da parte di orientatori qualificati che preparino i giovani all’ingresso nel mercato del lavoro;
un finanziamento diretto (bonus, voucher, ecc.) per accedere a diversi percorsi con un contratto di lavoro dipendente, un apprendistato o un tirocinio, l’impegno nel servizio civile, una formazione specifica professionalizzante, l’accompagnamento in una iniziativa imprenditoriale o di lavoro autonomo;
un piano di comunicazione integrata per informare i giovani delle misure messe in campo dal piano.


Al momento, però, anche per quei 180mila giovani iscritti al programma, il posto di lavoro non è assicurato: gli annunci pubblicati sono 10mila per un totale di 15mila posizioni. Scorrendo le offerte, si trovano pochissimi contratti a tempo indeterminato (più di 1700), ancor meno sono quelli di apprendistato (solo 238). Il maggior numero di proposte riguarda lavori a tempo determinato, ma anche questi – se si guarda alle cifre totali – sono in misura esigua: poco più di 11mila posti.

Quanto alle scadenze, ad oggi sono stati effettuati appena 26.668 colloqui e sono stati chiamati dai servizi solo 41.989 giovani. “Attenzione”, raccomandano alcuni ragazzi che hanno aderito al programma, «se rimandi la data del primo incontro per più di due volte non vieni più chiamata». Dopo la presa in carico  -che dovrebbe avvenire entro due mesi dall’iscrizione- scattano i 4 mesi entro i quali il centro per l’impiego dovrà fare una offerta. Ma «in tutto ciò deve permanere lo stato di disoccupazione, inoccupazione o non formazione” perché “se nel frattempo, vista la bella stagione, mi chiama un ristorante per lavorare un sabato sera e mi paga con voucher, io perdo il diritto al progetto» scrive Valentina su Facebook. E la conclusione per lei è semplice «questo sistema è fatto per i fortunatissimi che non hanno spese perché vivono con i genitori o per chi al lavoro a nero ci è abituato».

Sarà per questa organizzazione ancora troppo liquida o magari perché il programma non risponde appieno alla necessità di lavoro dei giovani, ma sta diminuendo la fiducia nel piano europeo di occupazione. Lo dimostrano i dati e lo sostiene anche l’Adapt, l’associazione fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere studi nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro. I ricercatori aggiungono, infatti, che più del 90% delle offerte di Garanzia Giovani sarebbero già state pubblicate dal portale del ministero del Welfare ‘Cliclavoro’ e dai siti delle agenzie interinali.

«Noi intanto aspettiamo, aspettiamo, e nel frattempo invecchiamo, e aspettiamo, aspettiamo… arriverà persino Godot, ma di uno straccio di offerta di lavoro manco l’ombra», scrive sui social network Antonella.

Nonostante tutte le criticità, la Garanzia Giovani rimane «un’opportunità da non perdere per investire sul capitale umano dei ragazzi, per restituire loro la fiducia necessaria a realizzare il loro futuro occupazionale» afferma in ultima analisi l’associazione Adapt.

E di fatto il lavoro per perfezionare e attuare il programma continuano a ritmi serrati. Dall’Italia è di pochi giorni fa la notizia che i tirocinanti che partecipano a Garanzia Giovani saranno pagati dall’Inps. Dopo l’adozione del Piano Nazionale, infatti, alcune Regioni hanno manifestato la volontà di affidare all’Istituto il servizio di erogazione dell’indennità di tirocinio. Si tratta di 17 su 20 Regioni italiane: Lazio, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Campania, Valle D’Aosta, Piemonte, Marche, Basilicata, Liguria, Umbria, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Abruzzo, Sicilia, Lombardia.

Buone nuove anche da Bruxelles dove ieri 9 settembre la Commissione europea si è riunita con i coordinatori dei 18 progetti pilota dell’iniziativa Garanzia giovani per passare in rassegna i risultati ottenuti e gli insegnamenti tratti. I progetti pilota  -avviati tra agosto e dicembre del 2013 in sette Stati membri, con una durata di 12 mesi circa ciascuno- rappresentano soluzioni concrete per l’attuazione pratica del programma, ad esempio rafforzando i legami tra i datori di lavoro e le scuole e potenziando il sostegno offerto ai giovani dai servizi pubblici per l’impiego.

Di settimana in settimana è possibile monitorare sul portale del progetto i progressi o i passi indietro dell’Italia, ciò che è certo, secondo László Andor, Commissario europeo per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione,  è che «la Garanzia per i giovani rappresenta una riforma strutturale che impone agli Stati membri di migliorare le politiche di occupazione giovanile a tutti i livelli».

 

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