giovedì, Dicembre 12

Gambia: resistenza popolare contro Senegambie

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La scorsa settimana in Gambia si sono registrate varie proteste popolari contro la presenza delle truppe senegalesi della ECOWAS (Comunità Economica dell’Africa Occidentale). Le proteste sono state duramente represse. Polizia e soldati senegalesi hanno sparato sui manifestanti. Un bilancio provvisorio delle vittime parla di 6 civili gravemente feriti. L’incidente è avvenuto nel villaggio di Kanilai, che ha dato i natali al dittatore Yahya Jammeh, sconfitto nelle elezioni presidenziali del dicembre 2016. I manifestanti protestavano contro la presenza delle truppe ECOMIG (Missione ECOWAS in Gambia). Il giornalista Alhagie Jobe, presente alla manifestazione, è riuscito a raccogliere le prove della spropositata e ingiustificata reazione delle truppe ECOMIG e documentato le gravi condizioni dei civili feriti, ora ricoverati presso l’Ospedale Edward Francis. Il portavoce dell’Esercito senegalese, il Colonnello Abdou Ndiaye, e il Governo gambiano hanno evitato ogni commento.

L’incidente presso il villaggio natìo del dittatore è inserito in una serie di incidenti e scontri a fuoco tra civili e soldati senegalesi, visti, da una importante fetta della popolazione, come truppe di occupazione. Lo scorso aprile una compagnia dell’Esercito gambiano aveva attaccato un distaccamento di soldati senegalesi ECOMIG, ingaggiando una battaglia durata 3 ore e con un bilancio di 3 soldati gambiani feriti. Manifestazioni ed attacchi alle truppe senegalesi sono promossi da soldati e civili rimasti fedeli al dittatore Yahya Jammeh, ora in esilio nella Guinea Equatoriale.

La Missione ECOMIG è stata autorizzata, dalla Comunità Economica dell’Africa Occidentale, a invadere il Gambia per far rispettare l’esito elettorale scaturito dalle elezioni trasparenti svoltesi il 1° dicembre 2016, dalle quali era uscita vincitrice l’opposizione di Adama Barrow. Dopo aver accettato la sconfitta, il dittatore Jammeh aveva successivamente contestato l’esito elettorale costringendo il rivale alla fuga. Dopo infruttuosi negoziati regionali, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva autorizzato ECOWAS a intervenire militarmente per ripristinare la democrazia nel Gambia. Il 19 gennaio le truppe della ECOMIG avevano invaso il piccolo Paese africano all’interno del Senegal. Dinanzi alla mancata resistenza delle forze di difesa gambiane, Jammeh, dopo aver governato con il pugno di ferro il Paese per 22 anni, aveva abdicato assicurandosi l’immunità e scegliendo la Guinea Equatoriale come luogo di esilio. Dopo la partenza del dittatore, le truppe ECOMIC dovevano restare in Gambia solo qualche mese per assicurarsi che il processo democratico di passaggio di potere fosse irreversibile.

Le proteste popolari e gli scontri armati sono stati provocati dal nuovo Presidente Barrow, che per la seconda volta non ha rispettato i termini dell’accordo siglato per evitare un bagno di sangue nel Paese. Durante la crisi post elettorale, il dittatore Jammeh aveva cambiato idea, rifiutandosi di riconoscere i risultati elettorali, a seguito delle minacce lanciate da Barrow da Dakar (capitale del Senegal), dove aveva prestato giuramento presidenziale in esilio protetto dai soldati senegalesi. Le recenti violenze sono state provocate dalla decisione, presa lo scorso 23 maggio da Barrow, di congelare i beni del ex dittatore, in netta violazione degli accordi regionaliSono stati ‘temporaneamente’ congelati 131 immobili e terreni di proprietà diretta dell’ex dittatore e dei suoi familiari. Sono stati, inoltre, congelati 88 conti bancari e fermate le attività di 14 aziende collegate a Jammeh. Il Governo ha immediatamente recuperato3,6 milioni di euro precedentemente sottratti dal fondo di previdenza sociale –Social Security and Housing Coorporatione 45 milioni di euro illegalmente prelevati da fondi europei e americani destinati all’assistenza umanitaria e progetti di cooperazione bilaterale.

Il congelamento dei beni sarebbe il preludio all’intenzione di Barrow di portare l’ex dittatore sul banco degli imputati per crimini contro l’umanità e crimini economici. La dittatura di Jammeh è stata caratterizzata da una violenta repressione, esecuzioni extra giudiziarie, detenzioni arbitrarie e torture contro oppositori politici, attivisti della società civile e contro le minoranze sessuali, con particolare accanimento verso i gay. Nel 2015 Jammeh aveva invitato la popolazione a uccidere tutti i ‘devianti’ gay e lesbiche. Questa repressione è stata affiancata da una gestione personale del Paese, favoreggiamento della corruzione e del tribalismo e gestione privata delle scarne risorse finanziarie e risorse naturali del Paese.

Il Presidente Barrow è criticato da alcuni osservatori regionali che considerano le misure decise contro l’ex dittatore un evidente mancato rispetto degli accordi presi per evitare una guerra nel Paese e permettere un pacifico passaggio di potere. Questi accordi si basano sul concetto giuridico sbagliato di offrire l’immunità al dittatore per ottenere una pace rapida. Un concetto che è stato applicato in altri Paesi africani, tra i quali Burundi e Repubblica Democratica del Congo, con il risultato di aggravare le crisi politiche militari che si intendeva risolvere. Il mancato rispetto degli accordi è totalmente scollegato da analisi politiche nazionali. Yahya Jammeh è stato votato dal 39,6% della popolazione e gode ancora di un nutrito supporto.

Barrow ha avuto accesso alla Presidenza solo grazie alle truppe senegalesi ed è considerato una marionetta di Dakar e Parigi. È parere comune tra i supporter dell’ex dittatore che Barrow abbia il compito di distruggere la sovranità del Gambia, trasformandola in una provincia autonoma del Senegal, secondo l’antico progetto federale della Senegambie.

I dubbi sembrano leciti. ECOMIG non è una forza regionale, ma solo senegalese. Originalmente ECOMIG doveva essere composta da truppe senegalesi e nigeriane. Al momento dell’invasione, il Governo nigeriano aveva diramato l’ordine alle sue truppe schierate al confine con il Gambia di non partecipare all’operazione militare. La marcata connotazione nazionale della ECOMIG rafforza la convinzione, tra la popolazione gambiana, che la missione di pace sia in realtà una forza di coercizione militare.

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