lunedì, Settembre 21

G7 tra Libia, migranti, terrorismo e Russia

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Più sostegno e supporto al Governo di Al-Sarraj, è questo l’obiettivo di Gentiloni per il G7 di Taormina. Ma abbiamo visto come questa fazione non goda del sostegno della popolazione. Se i leader del G7 assumessero questa posizione, cosa accadrebbe nel Paese? 

Una posizione è stata già presa a Lucca, in occasione dell’incontro tra i Ministri degli Esteri delle 7 potenze mondiali. Durante questo G7 i Ministri hanno ribadito quello che in sostanza ripetono sempre tutti i principali attori interessati e tutti i principali organismi di coordinamento e di soluzione della crisi, ovvero di sostenere il Governo di Accordo Nazionale il Consiglio Presidenziale e nell’ultimo G7 a Lucca è stata ribadita la necessità per il Governo di Accordo Nazionale di cooperare collaborare correttamente con la NOC, compagnia petrolifera libica. Si tratta di comunicati ufficiali che vengono ribaditi continuamente, ma che in sostanza non aggiungono nulla per cercare di risolvere le crisi. Il sostegno ad Al-Sarraj è diventato una costante della posizione italiana, fin dal Governo Renzi, d è stata mantenuta con il Governo Gentiloni, però nasconde una contraddizione di fondo, vale a dire cercare di includere allo stesso momento Haftar nel Governo di Accordo Nazionale, nell’accordo di SKHIRAT e in tutte quelle istituzioni che sono state create nel corso degli ultimi anni in Libia. Attualmente è evidente di come sia impossibile creare una situazione del genere, perché sono presenti numerosi attori all’interno del Paese che sono contrari a qualsiasi tipo di inclusione di Haftar all’interno del Governo di Accordo Nazionale e nel Consiglio Presidenziale, affidandogli una carica come può essere quella di Capo di Stato dell’Esercito. E ogni volta che c’è questo genere di riavvicinamento tra Al-Sarraj e Haftar, riemergono tutte le contrapposizioni in particolare all’interno della città di Misurata, ad esempio, che è un terzo  attore principale che possiamo aggiungere e che conta tantissimo in Libia, per cui quando a Settembre scorso per esempio l’Esercito Nazionale libico aveva riconquistato il CRESCENTE petrolifero e aveva permesso una riapertura dei terminal per esportare, vi è stato un primo segnale perché Haftar ha deciso che i proventi delle esportazioni dai terminal petroliferi libici andassero alla banca centrale di Tripoli. Così facendo, ha fatto vedere una specie di riconciliazione e collaborazione tra Haftar e Al-Sarraj. Il risultato è stato che il mese scorso il Governo di Salvezza Nazionale, un terzo attore presente nella crisi libica, ha occupato una serie di edifici all’interno della capitale di Tripoli e si è riproposto come unica soluzione per la crisi del Paese. La presenza di milizie islamiste fortemente avverse ad Haftar, in particolare a Misurata, è emersa nel corso delle ultime settimane, all’interno della città vi è uno scontro abbastanza aperto tra il Consiglio Municipale, che preferisce continuare ad appoggiare il Governo di Accordo Nazionale, e il Consiglio Militare, che in realtà è più vicino al Governo di Salvezza Nazionale. E ogni volta che c’è questo avvicinamento tra Haftar e Al-Sarraj queste milizie pongono le loro condizioni e cercano di ostacolare in ogni modo il processo di riconciliazione. Quindi cercare di eliminare questo sostegno ad Al-Sarraj e le fazioni oltranziste all’interno degli schieramenti risulta difficile, per cui questa riedizione continua del sostegno al Governo di Accordo Nazionale e al Consiglio Presidenziale a distanza di mesi risulta quasi una frase fatta ripetuta di continuo.

Il grande assente, ormai da 3 anni: la Russia. Conosciamo l’interesse e l’attivismo russo in Libia. Secondo lei un’assenza così pesante come influenzerà e quanto debiliterà qualsiasi tipo di compromesso che verrà raggiunto?

Il G7 è composto da una serie di attori che sono sicuramente rilevanti sicuramente per gli equilibri internazionali, in particolare per il mondo occidentale. Però non contiene al suo interno una serie di Paesi interessati che negli ultimi mesi hanno assunto una posizione di primo piano all’interno della crisi libica. La Russia è appunto uno di questi, sicuramente uno dei principali, perché discutendo di Libia ormai bisogna anche discutere con Mosca. Questo è abbastanza evidente. La posizione di primo piano che ha assunto il Governo russo nell’ambito della crisi libica è venuto fuori in maniera prepotente negli ultimi mesi abbiamo visto per esempio le visite frequenti e la visita di Haftar sulla portaerei russa a gennaio, avremo tra qualche mese le esercitazioni, abbiamo una serie di interessi economici che la Russia sta stringendo con il Governo di Accordo Nazionale ad esempio perché la Russia cerca di mantenere il piede in due staffe. Il fatto di avere una strategia di appoggio sostanziale ad Haftar può risultare controproducente perché la sua inaffidabilità è emersa quando le brigate di difesa di Bengasi hanno colpito nel marzo scorso e hanno conquistato due terminal petroliferi e hanno ottenuto il controllo di questi terminal temporaneamente per circa due settimane. Quindi per la Russia cercare di affidarsi solo ad un attore può essere un azzardo, ed è per questo che emerge una strategia di diversificazione in cui oltre al coordinamento militare con Haftar, si ha una serie di interessi economici con il Governo di Al-Sarraj. La presenza di incentivi economici alla fazione di Tripoli e l’appoggio militare ad Haftar consente alla Russia di avere a disposizione più carte da giocare sul suolo libico, e oltretutto è un riflesso dei rapporti con l’Egitto. Per cui, avere una relazione solida con il Cairo per la Russia vuol dire in un certo senso incentivare le aspirazioni del Cairo sulla Libia ed essere accondiscendente con il sostegno che l’Egitto da ad Haftar. Allo stesso tempo in Egitto abbiamo comunque una situazione molto complessa, per cui sembrano emergere due fazioni interne al regime egiziano, vale a dire quelli che sostengono uno sforzo di riconciliazione nazionale all’interno della Libia, e altri invece che sono più oltranzisti e vorrebbero avere Haftar a guidare e a estromettere tutti gli altri attori libici dal contesto nazionale. Per cui l’assenza della Russia sicuramente pesa nell’ambito del G7, e peserà ogni qual volta si andrà a discutere di Libia, con particolare riferimento agli interessi egiziani.

Gentiloni ha incontrato Vladimir Putin il 15 maggio per rinsaldare i rapporti economici e di approvvigionamento di gas e petrolio, mantenere aperto un canale di dialogo col Cremlino. Yuri Ushakov, uno dei consiglieri più ascoltati di Putin, ha detto che Gentiloni è disposto a trasmettere la posizione della Russia alle altre potenze. Questo aspetto metterà secondo lei in difficoltà Gentiloni?

Questa è una questione molto delicata, perché prende in considerazione la posizione russa, e la trasmissione dei messaggi russi al G7 avviene in un contesto internazionale che è abbastanza irritato da quello che sta succedendo a Washington, per cui non si possono tenere distinte le due questioni. Quello che sta emergendo dal ‘Russiagate’ è abbastanza preoccupante, in particolare per il presidente americano Donald Trump, ma evidenzia anche il fatto che la trasmissione della posizione russa al G7 potrebbe non essere un problema per Gentiloni, appunto perché sono presenti una serie di attori che hanno una posizione non ostile nei confronti di Mosca, e non ostile nei confronti di Putin, a dispetto delle dichiarazioni di facciata. A breve ci sarà un incontro tra Putin e il nuovo Presidente francese Macron, per cui la presenza in questo G7 di una serie di attori che hanno dei legami e delle relazioni non ostili nei confronti della Russia non è un problema per quanto riguarda l’Italia. La sua posizione è abbastanza conosciuta, non è ostile a Putin. Per quanto riguarda gli USA bisogna riferirsi alla questione del ‘Russiagate’ , per quanto riguarda la Francia bisognerà vedere, perché comunque il sostegno che Putin ha dato al Front National in Francia è emerso in tante occasioni, però i due Paesi non sono ostili. L’unico Paese all’interno del G7 di Taormina che è tradizionalmente ostile nei confronti della Russia è la Gran Bretagna, per cui prendendo in considerazione una serie di Paesi all’interno della riunione, penso che questa questione non dovrebbe mettere in difficoltà il Primo Ministro Gentiloni e dovrebbe essere una situazione abbastanza tranquilla per lui, anche perché è colui che ospita il G7 per cui diciamo che non dovrebbe avere problemi.

Per quanto riguarda la questione interna, penso che nel G7 non verranno prese delle decisioni importanti per quanto riguarda la Libia, penso che i temi sull’agenda siano altri, penso che il principale attore interessato alla questione è sicuramente l’Italia, ma il disinteresse degli USA in particolar modo, o la mancanza di una posizione univoca nei confronti della crisi libica che non è stata assunta ancora dall’Amministrazione americana non dovrebbe portare dei grossi cambiamenti per la crisi, in particolare perché la crisi libica è sostanzialmente una situazione fluida, per cui le cose cambiano da un momento all’altro. Abbiamo visto un incontro abbastanza importante il 2 maggio ad Abu Dhabi tra Haftar e Al-Sarraj, e abbiamo visto due settimane dopo un attacco militare nei confronti di una base militare. Questo creerà nuovamente una riedizione delle dinamiche, per cui che sia una specie di stop and go continuo che ci fa ripartire tutti quanti da zero ogni volta. Per cui dopo l’attacco militare del 18 Maggio, adesso bisognerà ripartire di nuovo da zero e in una situazione di equilibri sostanzialmente cambiati, per cui chi ha più credito i questo momento è Haftar, perché è stato ‘vittima’ di questo attacco, ha sicuramente una pozione di vantaggio e potrà esigere maggiori vantaggi durante i negoziati. Per cui in una situazione fluida come quella attuale libica, la riunione del G7 avrà molte difficoltà nel prendere delle decisioni definitive, ance per l’assenza di altri principali attori che non parteciperanno al summit di Taormina.

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