lunedì, Agosto 10

G7 tra Libia, migranti, terrorismo e Russia

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Il 26 e il 27 maggio si terrà a Taormina la riunione delle 7 potenze mondiali. Il meeting affronterà le principali tematiche presenti nelle agende di sicurezza degli Stati membri del G7, tra cui la minaccia terroristica. I Ministri degli Esteri del G7 si sono già riuniti a Lucca lo scorso 10 e 11 aprile, ed hanno affrontato anche loro le principali sfide comuni per la sicurezza.

All’appuntamento di Taormina uno degli obiettivi principali del Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, sarà quello di internazionalizzare l’interesse della questione libica, sottolineando come il conflitto in questione riguardi direttamente o indirettamente tutti i Paesi presenti al vertice. La crisi libica è infatti diventata una problematica di enorme interesse non solo per gli attori regionali, ma anche per diverse potenze che ad oggi giocano un ruolo importante nelle dinamiche interne al conflitto.  Dall’incontro di Lucca i Ministri degli Esteri sono arrivati alla conclusione che nella crisi libica «il sostegno coeso da parte della comunità internazionale è …un elemento chiave per consolidare i risultati ottenuti fino ad ora, combattere il terrorismo e raggiungere la stabilità..».

Ma al G7 si riuscirà ad affrontare la questione libica nonostante l’assenza di alcuni attori importanti per le dinamiche della crisi? Sarà inoltre  in grado il Premier Gentiloni di far congiungere gli interessi dei Paesi presenti al summit verso un’internazionalizzazione del conflitto in termini di sicurezza?

Lo abbiamo chiesto a Umberto Profazio, membro dell’ Institute for Strategic Studies e International Institute for Strategic Studies, attualmente analista per la NATO Defence College Foundation di Roma e autore del ‘Maghreb Strategic Trends’.

 

Mostrare la Libia come fonte di instabilità globale, sarà questo l’obiettivo italiano al G7. Lei crede che il terrorismo rappresenti l’unico e principale fattor comune che unisce le agende dei Paesi partecipanti?

Il terrorismo non è sicuramente l’unico fattore di instabilità presente in Libia. Negli ultimi anni abbiamo visto come la divisione politica nel Paese abbia agevolato oltre al terrorismo anche una dinamica di confronto aspro, causando diverse fiammate che hanno portato il Paese sull’orlo della guerra civile. In due fasi si può dire che in Libia ci sia effettivamente stata questa guerra civile, appunto con la caduta del regime di Gheddafi e anche con il conflitto tra l’operazione Dignità e l’Operazione Alba della Libia nel 2014. I gruppi terroristici hanno approfittato di queste frammentazioni per infiltrarsi nel Paese e per assumere una dimensione territoriale come quella che è stata assunta dallo Stato Islamico a Sirte nel corso del 2015 fino alla fine del 2016. La capacità dei principali partner internazionali di ricucire questi strappi all’interno della Libia risulterà sicuramente uno dei temi principali che verrà affrontato durante il G7, anche se dubito che nel corso del prossimo vertice si possano avere de risultati significativi, le condizioni interne alla Libia e le dinamiche internazionali che sono in corso in questi ultimi mesi hanno dimostrato che ci vuole ben altro.

Il vertice di Taormina vedrà l’Italia porre come sua priorità la stabilizzazione della Libia, l’Italia quali leve dovrà utilizzare per arrivare a una percezione internazionale della questione Libia al G7?

La Libia è sicuramente una questione di principale interesse che l’Italia, naturalmente, affronterà durante il meeting. Alcune anticipazioni del mese scorso lasciano però immaginare che non sarà facile per Gentiloni riuscire a suscitare l’interesse dei principali attori coinvolti a Taormina. Il mese scorso il Primo Ministro Gentiloni è stato a Washington, ha discusso di Libia con il nuovo Presidente americano, Donald Trump. Dall’incontro è emerso un bilancio a dir poco contraddittorio. Durante la conferenza stampa il Presidente americano ha esplicitamente detto che un ruolo principale negli sforzi di mediazione in Libia non è un obiettivo statunitense, a meno che non siano spinti a intervenire per combattere contro l’ISIS. Trump ha escluso, quindi, la responsabilità statunitense nel condurre una mediazione in Libia, ma allo stesso tempo ha avvisato che qualsiasi ritorno dello Stato Islamico nel Paese verrà adeguatamente affrontato dall’esercito americano. E’ un po’ contraddittorio questo ragionamento, perché nasconde un’indecisione di fondo dell’Amministrazione americana che è risultata evidente già in diversi episodi, come nella mancata nomina del nuovo inviato speciale per la Libia da parte dell’Amministrazione americana. Nell’ultimo vertice di Riyad, in Arabia Saudita, Trump ha avuto modo di incontrare brevemente il Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale, Fayyez Al-Sarraj. L’incontro è stato molto breve e ancora non si è capito che genere di posizione gli Stati Uniti vogliono assumere sulla Libia. L’Italia ha toccato già con mano, una prima volta ad aprile, questa indecisione o disinteresse americano, e al G7 penso che avrà molte difficoltà a provare a interessare nuovamente l’Amministrazione americana.

Per l’Amministrazione americana la preoccupazione principale è legata al terrorismo, per gli italiani la questione più impellente riguarda l’ondata migratoria. L’incontro tra Trump e Gentiloni a cosa crede porterà?

Per quanto riguarda il tema migratorio in particolare, non credo che con gli USA si possa arrivare a qualcosa di concreto. L’Italia si sta muovendo in maniera autonoma rispetto a ogni sforzo di coordinazione internazionale. Per quanto riguarda gli USA, la loro posizione sulle tematiche migratorie è emersa in diverse occasioni nel corso della campagna elettorale e ha fatto vedere appunto come l’Amministrazione di Trump abbia una posizione dura nei confronti dei fenomeni migratori legali e illegali. L’autonomia italiana si può riscontrare con la firma di un accordo con la Libia lo scorso 2 febbraio, che è stato poi sospeso dalla Corte di Appello di Tripoli. Il Paese ha cercato in qualche modo di sopperire a questa sospensione, firmando un accordo di riconciliazione con le principali tribù ed etnie nel Sud del Paese lo scorso 31 marzo. Così facendo, l’Italia ha by-passato in un certo modo la sospensione, trattando direttamente con gli attori presenti nel Sud della Libia. Il focus del Sud della Libia è emerso nuovamente la scorsa settimana con la notizia dell’invio di una missione italo-tedesca per pattugliare i confini del Sud della Libia. E’ proprio da questa frontiera che proviene la maggior parte dei migranti, ovvero dall’Africa Sub-sahariana. Questo confine risulta essere molto debole e poroso, ed è preda delle organizzazioni criminali, in quanto favorisce l’entrata nel Paese di questi migranti. Questo aspetto relativo al ruolo italiano in Libia in merito alla questione dei migranti nasconde, però, dei problemi specifici. Con quale Governo si va a trattare per l’invio di una missione nel Sud della Libia? Con il Governo di Accordo Nazionale, la cui legittimità è sempre più messa in discussione, o con le principali tribù libiche? By-passando i canali ufficiali, cosa che ha già destato alcune preoccupazioni e proteste. Bisogna inoltre considerare che il Sud della Libia è un territorio molto pericoloso sotto il controllo delle organizzazioni criminali e del gruppo terroristico di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico. La filiale di Al-Qaeda presente nel Nord Africa occupa una particolare zona del Sahel e sta creando diversi problemi negli ultimi tempi, risultando addirittura forse più minacciosa dello Stato Islamico nell’area. Quindi, inviare una missione in questa zona, esponendo il proprio personale in un’area di questo genere, risulterebbe controproducente e pericoloso.

Che influenza avrà invece in chiave G7?

In ambito G7 per gli USA la posizione sulla Libia l’abbiamo vista il mese scorso, poi naturalmente possiamo vedere dei cambiamenti in corso, perché appunto la posizione americana non è definita e non può esserlo per una serie di ragioni, sia di politica estera che di politica interna, perché l’instabilità a Washington continua. Oltre agli USA, però, al G7 parteciperanno altri attori importanti e non dobbiamo dimenticarcelo. Abbiamo un nuovo Presidente francese e le posizioni che Macron assumerà nei confronti della Libia sono, a mio avviso, fondamentali, in quanto la Francia è uno dei principali attori interessati alla crisi libica. Macron è molto interessato alle tematiche di politica estera, ed è stato recentemente in Mali a far visita alla missione Barkhane. L’instabilità nel Sahel e nel Nord Africa risulta essere una delle sue priorità. La Francia, con Hollande, era considerata uno dei principali supporter del Generale Khalifa Haftar in Libia e del suo esercito Nazionale Libico. Secondo alcuni analisti non vi è un cambio di strategia con la nuova presidenza francese, e ciò lo dimostra che il Ministro della Difesa della precedente Amministrazione, Jean-Yves Le Drian, è diventato l’attuale Ministro degli Esteri. In molti vedono, quindi, con questa scelta una sostanziale continuità di appoggio della Francia nei confronti di Haftar, la cui posizione interna è risultata paradossalmente rafforzata dopo l’ultimo attacco che ha subito l’esercito Nazionale Libico il 18 maggio scorso. D’altra parte i principali supporter dei Governo di Accordo Nazionale, quali può essere appunto l’Italia, si trovano in sostanziale difficoltà, in quanto il Governo di Accordo Nazionale ha dovuto sospendere il Ministro della Difesa per le sue responsabilità in questo attacco, che è costato la vista a circa 140 soldati dell’Esercito Nazionale libico, uno die bilanci peggiori degli ultimi anni in Libia. Un altro attore interessato è, naturalmente, la Gran Bretagna, la cui situazione però interna è abbastanza complessa. A Londra sono molto più interessati alle tematiche relative alla Brexit e alle nuove elezioni e di quello che succederà dopo i negoziati con l’Unione Europea il prossimo 8 giugno. Quindi diciamo che hanno la testa ad altro, oltretutto se consideriamo il G7, le decisioni che possono essere prese nel corso del meeting non tengono conto di un altro attore che è all’esterno al G7, quale la Russia. Mosca è uno dei principali attori interessati in Libia, che ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel corso degli ultimi mesi: ha ospitato diverse volte sia il Generale Khalifa Haftar, sia il suo emissario personale recentemente licenziato dal Governo di Accordo Nazionale, quale Ambasciatore a Riyad in Arabia Saudita, ha ospitato anche Haftar e le milizie di Misurata, e mi sembra che da oggi eserciterà delle esercitazioni militari lungo la costa orientale del Paese mostrando ancora una volta i muscoli e ponendosi come uno dei principali attori. Bisogna inoltre considerare gli interessi delle principali potenze regionali, sicuramente l’Egitto, l’Algeria e la Tunisia, che non fanno parte del G7, ma i loro interessi dovrebbero essere sicuramente considerati nel corso di queste riunioni.

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