giovedì, Dicembre 12

G7: Siria, serve soluzione politica

0

La riunione dei ministri degli Esteri del G7, in corso a Lucca, si è risolta con qualche decisione e qualche dubbio. Innanzitutto non c’è soluzione militare per la Siria ma serve lavorare a una soluzione politica. Che per funzionare non può prescindere dal coinvolgimento della Russia. Per il segretario di Stato Rex Tillerson sarebbe meglio che la soluzione politica escludesse Assad, per il quale «non c’è futuro, il suo potere è alla fine». Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, è ancor più chiaro: «Non ci può essere una soluzione per la Siria con Assad al potere», ma apre ad un confronto con Mosca. Ma Tillerson comunque è pronto ad un aut-aut con la Russia sulla vicenda: «Noi vogliamo creare un futuro per la Siria che sia stabile e sicuro. Ma la Russia ha scelto un partner inaffidabile come Assad. Allora, la Russia può essere parte di quel futuro e giocare un ruolo importante. Oppure mantenere la sua alleanza con il regime di Damasco. Noi riteniamo che questo non sia nell’interesse della Russia nel lungo termine».

«A seguito dell’intervento statunitense si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che noi riteniamo essere l’unica soluzione» ha detto Angelino Alfano. Alfano. «Non crediamo che la soluzione militare sia quella giusta». Fondamentale, in questa prospettiva, rimane il ruolo della Russia in Siria e la possibilità di coinvolgere Mosca in una soluzione che non sia dettata dalle armi. E su questo lavorerà proprio Tillerson, prossimo ad andare a Mosca, fresco anche di questo appoggio del G7.

Sulla questione Siria però è intervenuto anche il  presidente Vladimir Putin: «Abbiamo informazioni da diverse fonti che ci saranno altre provocazioni, e non posso chiamarle in altro modo, in altre zone della Siria, come nei sobborghi a sud di Damasco, dove intendono piazzare di nuovo sostanze (chimiche, ndr) ed accusare le autorità siriane del loro uso». I miliziani «stanno portando sostanze tossiche in alcune zone della Siria per «creare un altro pretesto per accusare il governo siriano dell’uso di armi chimiche e provocare nuovi attacchi americani», le parole invece del capo del dipartimento generale operativo dello Stato maggiore russo, generale Serghiei Rudskoi.

 

Intanto si fa sempre più calda la questione Usa-Corea del Nord. In una nota diffusa dalla Korean Central News Agency, un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano afferma che gli Usa saranno ritenuti responsabili delle ‘catastrofiche conseguenze’ che potrebbero derivare dalla mossa che viene definita ‘oltraggiosa’ dal governo di Kim Jung-un. Donald Trump però non ha tardato a rispondere e ha tirato in ballo anche Pechino: «La Corea del Nord cerca guai. Se la Cina decide di aiutare sarebbe magnifico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro». Intanto la portaerei americana Carl Vinson ha lasciato Singapore: avrebbe dovuto dirigersi verso l’Australia, ma i nuovi ordini l’hanno dirottata verso la penisola coreana.

Visita del presidente Sergio Mattarella a Mosca, dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin e il premier Dimitri Medvedev. Siria, Libia, e rapporti tra la Russia e l’Unione europea i temi trattati con Putin. «Serve sempre una maggiore collaborazione e coordinamento contro il terrorismo. Insieme si può contrastare con più efficacia il terrorismo», ha detto il presidente Mattarella, che ha lanciato l’augurio per uno sviluppo dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. Putin ha confermato il rapporto Italia-Russia ma ha anche fatto notare come «l’interscambio è semplicemente crollato, si è ridotto di 2,5 volte. Allo stesso tempo ci sono delle tendenze positive, nel primo periodo di quest’anno l’interscambio è cresciuto di più del 30%». Mattarella poi è tornato sui fatti in Siria: «L’uso di armi chimiche è inaccettabile: auspichiamo che Mosca possa esercitare tutta la sua influenza». L’Italia comunque è per «il principio dell’accertamento delle responsabilità ed è pronta a fare la sua parte sia nel quadro Europeo che in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu».

Intanto la lotta all’Isis avanza e i risultati ora sono chiari: secondo il portavoce dell’Esercito iracheno Yahya Rasoo lo Stato islamico ha perso oltre i tre quarti del territorio del Paese che aveva conquistato dall’estate del 2014. Il gruppo controlla attualmente meno di 30.000 chilometri quadrati in Iraq, pari al 6,8% del totale, rispetto a quanto fatto segnare qualche anno fa, ossia oltre il 40%.

Arriva invece la notizia che un contingente di 200 soldati americani è stato dispiegato nella provincia meridionale afghana di Helmand, dove le forze di sicurezza locali stanno affrontando i talebani. Fonti del ministero della Difesa a Kabul hanno confermato che i militari statunitensi sono arrivati nella base di Camp Bastion con il compito di «addestrare, consigliare e assistere» le forze afghane. Il contingente americano potrà intervenire direttamente per autodifesa «in caso di una palese minaccia del terrorismo» e inoltre offrire un appoggio aereo ravvicinato alle operazioni terrestri delle forze militari afghane.

Usa che intanto, dopo l’assenso di Trump, hanno ratificato l’accesso del Montenegro alla Nato. Lo riferisce in una nota il portavoce della casa Bianca, Sean Spicer, secondo cui questo è «un segnale verso gli altri aspiranti membri della Nato che la porta della comunità euro-atlantica resta aperta e che i paesi dei Balcani Occidentali sono liberi di scegliere il proprio futuro e selezionare i propri partner senza interferenze o intimidazioni esterne». E sottolinea che il presidente Trump guarda con favore al vertice Nato che si terrà  il prossimo 25 maggio a Bruxelles e «all’opportunità di riaffermare (in quella sede ndr) i fondamentali e durevoli valori transatlantici».

In Turchia intanto una forte esplosione è avvenuta a Diyarbakir, ‘capitale’ curda nel sud-est Paese, all’interno di un’officina della stazione di polizia. Il ministro degli Interni, Suleyman Soylu, fa sapere che in base alle prime informazioni che «non c’è stato un intervento esterno». Almeno una persona è morta, inoltre vengono segnalati danni a diversi edifici e veicoli parcheggiati nella zona.

Rimanendo in Turchia,  emergono dettagli sul fermo al confine con la Siria del documentarista e giornalista italiano Gabriele Del Grande. Secondo l’ANSA, che cita fonti diplomatiche italiane, non sono note al momento le ragioni del fermo ma dovrebbe essere espulso dal Paese con un provvedimento amministrativo entro un paio di giorni. Secondo altre fonti, potrebbe rientrare in Italia probabilmente giovedì. L’uomo era lì per alcune interviste per il suo nuovo libro.

Passiamo all’attacco a Stoccolma di venerdì scorso. Oggi l’uzbeko Rakhmat Akilov si è dichiarato colpevole di reati legati al terrorismo. Alle autorità svedesi ha detto di aver fatto «ciò che avevo deciso, ho vendicato le bombe lanciate sull’Isis, ho eseguito ordini arrivati direttamente dallo Stato Islamico». Intanto il responsabile dell’intelligence Anders Thornberg afferma che esiste il rischio concreto che organizzazioni di estrema destra stiano progettando azioni di vendetta: «Le cose sono in evoluzione. Si parla esplicitamente di farsi giustizia da soli. Molti sono arrabbiati. Vendetta e violenza sono termini che sentiamo ripetere in continuazione».

Nel frattempo l’Ambasciata italiana in Norvegia ha informato tutti i connazionali residenti nel Paese che «in seguito al recente ritrovamento di un ordigno esplosivo a Oslo» le autorità norvegesi hanno deciso di innalzare il livello di allerta per attentato da ‘possibile’ a ‘probabile’. Mentre in Germania l’allerta è sempre alta. Un marocchino di 24 anni è stato arrestato vicino Lipsia perché sospettato di preparare un attentato contro l’ambasciata russa a Berlino. L’uomo è stato fermato sabato in un centro di accoglienza per rifugiati di Borsdorf ed è accusato anche di essere il responsabile di un allarme bomba contro una scuola del paese.

Chiudiamo con il Venezuela, dove le proteste di piazza contro il governo di Nicolas Maduro sono proseguite durante la notte scorsa in varie città, tra cui El Paraiso, Los Teques, Barquisimeto, Valencia (qui è stato segnalato un morto) e Maracay. In particolare ci sono stati blocchi stradali e cariche della polizia. Secondo l’opposizione circa 200 persone sono rimaste ferite nelle manifestazioni antigovernative del lunedì. Intanto il presidente dell’Assemblea Nazionale, Julio Borges, ha consegnato una richiesta formale alla Guardia Nazionale perché rispetti il diritto di libera manifestazione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore