domenica, Novembre 17

G20, questione di feeling… Ecco come si avvicinano i leader mondiali al G20 e quali i temi ‘non’ ufficiali del vertice, ne parliamo con Marco Di Liddo e Laris Gaiser

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Domani il Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, darà il benvenuto ai leader mondiali che si riuniranno ad Osaka per il G20, l’appuntamento annuale nel quale si incontro le economie dei Paesi più importanti del mondo. Gli Stati che partecipano al G20, infatti, tra membri permanenti, e invitati, costituiscono circa l80% del PIL mondiale: un dato che riflette l’importanza dell’evento.

Ecco quali sono i Paesi membri permanenti del vertice: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sudafrica, Stati Uniti, Turchia e Unione Europea. Tra gli ospiti, invece, Spagna – che gode ormai dello status di ‘invitato permanente’ – Singapore e il Presidente di turno dell’Unione Africana, l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, e organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

La presidenza di turno dell’edizione 2019 del Gruppo dei 20, dunque, spetta al Giappone – nel 2021 sarà l’Italia ad ospitare il summit – il quale ha avviato un programma ambizioso che si ramificherà in otto temi principali: economia globale; commercio e investimenti; innovazione; ambiente ed energia; occupazione; empowerment femminile; sviluppo; salute. 

«Vogliamo fare un incontro che si concentri su dove possiamo essere daccordo e collaborare piuttosto che evidenziare le differenze», ha detto Abe durante una recente apparizione in un programma TV, «la situazione globale è grave: se il G20 si disgrega, diciamo che nel campo dell’economia o della sicurezza, sarà finita».

Dichiarazioni ufficiali e intenti giapponesi a parte, laspetto più interessante del G20, però, non consiste nel grande appuntamento multilaterale e nel suo impatto mediatico, ma risiede negli incontri bilaterali che metteranno face to face alcuni dei più importanti leader internazionali, i quali inevitabilmente si confronteranno su argomenti scottanti e fondamentali che travalicano i temi principali dell’evento.

C’è un incontro dei leader ufficiale, la Plenaria, alla quale seguirà una dichiarazione d’intenti derivante da un compromesso di varie visioni, ma la sostanza è quanto accade dietro le quinte, cioè gli incontri bilaterali”, spiega Laris Gaiser, docente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), “i vari leader internazionali, in questo caso, possono scambiarsi le opinioni sui temi per loro più importanti senza essere costretti da una vera e propria agenda già preparata in anticipo. Questo è il punto succulento del G20”.

Vediamo, allora, quali saranno i vertici bilaterali più importanti che si terranno durante il G20 giapponese e perché. Confermata, innanzitutto, la presenza del Presidente americano, Donald Trump, del suo omologo cinese, Xi Jinping, di Vladimir Putin e dei vertici dell’Unione Europea. Presenze di un certo livello che, ovviamente, già possono far immaginare quali saranno i temi oggetto di discussione.

Secondo i cinesi, questo è il G20 che sancirà la parità strategica tra Stati Uniti e Cina. Pechino si aspetta una sorta di riconoscimento internazionale nell’aver raggiunto una parità politica e simbolica, di influenza globale, rispetto agli USA”, dice Marco Di Liddo, Responsabile dell’Area Geopolitica e Analista responsabile del Desk Africa e del Desk Russia e Balcani presso il Ce.S.I. (Centro Studi Internazionali), “questa aspettativa deve confrontarsi, però, con l’aspirazione trumpiana dell’‘America First’, per la quale questa parità non deve concretizzarsi. Trump, inoltre, è entrato in campagna elettorale, quindi, bisogna aspettarsi che i suoi toni saranno poco conciliatori”.

Gaiser, invece, pur ammettendo la complessità della situazione politica attuale, pone attenzione alla presenza europea del G20. “Saranno presenti tutte le figure europee più importanti, dai vertici delle istituzioni ai leader che decideranno la prossima Commissione Europea, quindi l’andamento politico della futura UE”, afferma il professore, “allo stesso tempo, c’è la presenza di Trump, il quale ha un grossissimo interesse perché determinate scelte in Europa non vengano fatte, come, ad esempio, che la Merkel non diventi mai e poi mai Presidente della Commissione Europea. Quindi, ci sarà formalmente un’interazione tra gli stessi leader europei per cercare di trovare delle soluzioni per le poltrone di Bruxelles. Queste si intrecceranno con gli interessi americani”. 

Non è d’accordo totalmente su questo punto Di Liddo, che spiega : “è vero che la figura di Trump ha un particolare ascendente su determinate forze politiche, ma è anche vero che i risultati elettorali delle ultime europee non hanno decretato un exploit dei partiti che strizzano l’occhio alle politiche del Presidente americano. Non vedo, in questo momento, a livello globale, un attore che sia in grado di imporre una linea politica, in maniera unilaterale, su tutti i Paesi europei”.

Nonostante la forte presenza europea, gli Stati Uniti, comunque, “rimangono il punto focale del G20, in quanto Paese più importante del mondo. Se noi escludiamo l’America, come in passato è stato fatto sul regime climatico, vediamo che lo stesso G20 perde di sostanza”, afferma Gaiser.

E proprio gli Stati Uniti, infatti, saranno i protagonisti di alcuni dei vertici bilaterali più attesi: i più importanti quelli con Cina e Russia.

Il Cremlino ha già confermato che durante il G20 si terrà un vertice bilaterale tra Putin e Trump.Quando si incontrano Trump e Putin gli argomenti potrebbero essere moltissimi”, dice il ricercatore, che elenca i temi più caldi tra i due Paesi “il processo di stabilizzazione della Siria, rispetto al quale i due Paesi sono ancora lontani e seguono due linee divergenti; il mercato energetico; la crisi venezuelana, lungi dall’essere risolta; e il trattato INF, cioè il rischio di militarizzazione dell’Europa e di una nuova escalation nel settore missilistico”.

Per quanto riguarda il bilaterale USA-Cina, sullo sfondo, ovviamente, la guerra commerciale e tecnologica che vede ormai da tempo i due Paesi aumentare vicendevolmente i dazi sulle importazioni. Trump ha minacciato di imporre tariffe su altri 325 miliardi di dollari di prodotti cinesi se l’incontro con Xi non produrrà effetti, ma un funzionario americano ha dichiarato che Washington spera di rilanciare i colloqui commerciali con la Cina. Può essere, dunque, il G20 l’occasione giusta per giungere ad un compromesso?

Potrebbe timidamente riaprirsi un dialogo”, afferma Di Liddo, “allo stesso tempo, però, credo che le posizioni saranno abbastanza rigide”.  Più sicuro su questo punto il docente, secondo il quale “il compromesso verrà fatto”, adducendo queste spiegazioni: “la Cina è debole, in quanto ha un sistema di mercato interno inesistente e punta, per la maggior parte, sulle esportazioni. Aprire al mercato interno vuol dire aver un mercato più grande di 1,2 miliardi di persone e ciò significa far crescere, creare classe media, quindi, destabilizzare il regime politico”.

Trump e Xi si confronteranno anche su un altro terreno: la Corea del Nord. La scorsa settimana Xi ha fatto visita a Kim Jong-un e, probabilmente, il Presidente cinese farà da portavoce del leader nordcoreano al G20. Finito il forum, invece, Trump volerà a Seul per incontrare ufficialmente il Presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, anch’esso presente al vertice di Osaka. Che sia un incontro decisivo in virtù della pacificazione della penisola coreana e, quindi, della denuclearizzazione di Pyongyang, dopo il fallimento del vertice vietnamita di Hanoi tra il capo della Casa Bianca e il Leader Supremo?

Potrebbe non essere decisivo, ma costituire un momento in cui il dialogo sulla questione riparte”, precisa il ricercatore del Ce.S.I., “Tra le argomentazioni che Xi porterà al tavolo ci saranno, sicuramente, quelle suggeritegli dal leader nordcoreano, ma la sua posizione verterà sulla difesa degli interessi cinesi. In questo senso, l’interesse primario della Cina è far sì che Pyongyang non costituisca una minaccia, così da impedire agli Stati Uniti di avere un pretesto per aumentare la presenza militare e l’influenza politica nella regione. Ricordiamo che i mari prospicienti la costa cinese sono mari chiusi, quindi la Cina vuole evitare in tutti i modi che quei lembi d’acqua diventino congestionati, altrimenti rischia di vedersi tagliare le vie marittime di comunicazione e, di conseguenza, compromettere parzialmente la sua sfera economica”.

Per Gaiser, quello di Trump sulla Corea del Nord è un “gioco di sponda diplomatica molto intelligente, poiché conosce il problema e sta forzando i cinesi a risolverlo. Per far ciò, ovviamente, sta stringendo anche sull’Iran, un Paese connesso alla problematica del Nord Corea, perché sono stati gli iraniani ad aiutare il regime nordcoreano a sviluppare l’atomico”.

L’Iran, infatti, è un altro dei temi ‘non’ ufficiali che verranno affrontati sicuramente durante il summit giapponese e sarà presente su più tavoli bilaterali. In questo caso, però, gli Stati Uniti sembrano essere un po’ contro tutti, sostenuti solamente dall’Arabia Saudita. La recente escalation di minacce, con l’abbattimento del drone americano da parte di Teheran e le sanzioni economiche imposte da Trump alla Repubblica Islamica, in particolare all’ayatollah Ali Khamenei, non sembrano essere proprio scorciatoie diplomatiche.

Trump, in questo momento, segue una linea che fa piacere solamente a Ryad”, afferma Di Liddo, “per quanto riguarda Cina, Russia ed Europa, per motivi diversi, questi tre soggetti invitano alla cautela, appoggiando i diritti iraniani, anche perché da un punto di vista protocollare è stata Washington a fare un passo indietro rispetto al JCPOA”.

Ryad, però, sarà al centro anche di un importante incontro che potrebbe verificarsi ad Osaka, quello con il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. I rapporti tra Turchia e Arabia Saudita, infatti, si sono deteriorati dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e le agende dei due Paesi configgono per quanto riguarda le questioni libiche e qatariote.

In questo caso parliamo di un vertice che rischia di essere molto bloccato”, continua Di Liddo, “l’omicidio di Khashoggi ha danneggiato moltissimo a livello simbolico e mediatico la monarchia di Ryad, però, dall’altra parte, abbiamo una Turchia che, nonostante continui ad espandere la sua influenza in Africa e Medio Oriente, deve far i conti con un fronte interno che è molto più instabile rispetto a quello saudita. Sauditi che, comunque, dispongono di risorse finanziare molto superiori a quelle turche. Ricordiamo, inoltre, che le ultime elezioni di Istanbul hanno segnato una sconfitta clamorosa per l’AKP, all’interno del quale vi sono una serie di malumori che rischiano di  compromettere la presa di Erdoğan sul Paese”.

Alla fine, resta da chiarire, però, se questi incontri bilaterali all’interno di un altro vertice siano il format più adatto per risolvere e discutere questioni strategicamente e geopoliticamente rilevanti e se, effettivamente, dato anche il poco tempo a disposizione – il G20 si concluderà dopodomani – ed il numero importante di riunioni previste, vi sia uno spazio dazione tra i leader o siano le varie cancellerie a raggiungere in precedenza un accordo sui punti in discussione. “Gli incontri bilaterali sono preparati molto bene dalla diplomazia, in maniera ufficiosa e segreta, con i focus delle discussioni ben definiti quando i due leader si incontrano. Poi, però, entra in gioco l’aspetto umano”, afferma Gaiser, “quando due leader si parlano possono fare effettivamente grandi cose o distruggere accordi. Un mio vecchio professore un giorno mi disse che le relazioni internazionali non esistono, esistono solo relazioni interpersonali. I leader internazionali e i diplomatici devono capirsi, devono trovare il feeling tra loro”.

Ma si concretizzano, effettivamente, sul piano reale, quindi politico, le soluzioni emerse durante gli incontri bilaterali del G20? Quanto riescono a portare a casa dal punto di vista dell’interesse nazionale dipende dall’intelligenza delle persone”, chiosa il docente della SIOI, “dal punto di vista dei risultati, questi non possono essere risaputi immediatamente, in quanto i colloqui bilaterali rimangono riservati e, dopo la conclusione del G20, solitamente, il processo eventualmente avviato necessita di implementazione e di ulteriore lavoro diplomatico”.

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