domenica, Giugno 16

Fuga dal Def dello sputtanamento gialloverde Dire proprio loro, quelli dell’anno bellissimo, che ora dichiarano, scrivono, che l’anno sarà ‘bruttissimo’ non ce la fanno proprio

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Ricordate ‘Lo sputtanamento’ di Cochi e Renato? Nemmeno la buona educazione di venirsi a presentare alla stampa, convocata per la usuale conferenza stampa post-Consiglio dei Ministri, quella conferenza abitualmente trasformata in sceneggiata, speso ridicola, fin dai tempi delle ‘slide’ di Renzi.

Parlo di ‘educazione’, ma ad essere precisi qui non si tratta di buona o cattiva educazione, ma di una cosuccia marginale che si chiama democrazia, o anche, più semplicemente, Costituzione. E sì, perché in un regime democratico (come io comincio seriamente a dubitare che sia più il nostro) i Governi hanno il dovere, il sacrosanto dovere, di informare la popolazione (il popolo, il popolino come forse pensano quei gentiluomini che ci ‘governano’, anzi, quel ‘nulla’, come certamente pensano Casaleggio & co.) su cosa hanno deciso o non hanno deciso -certo, anche se non hanno deciso nulla.

La cosa, poi, è particolarmente significativa  -negativamente significativa- in un Governo fatto di persone che non fanno altro che uscire da palazzi e da auto (blu?) per correre incontro ai microfoni dei giornalisti a raccontare quanto sono stati bravi, che belle cose hanno fatto, quante bellissime cose faranno e quante porcherie abbiano fatto i loro predecessori.

E invece, stavolta, silenzio plumbeo e maleducazione, perché i giornalisti erano lì, convocati alla conferenza stampa. Entrare nel merito dello sbrego alla democrazia, e quindi alla Costituzione, è inutile, riferita a persone che ormai chiaramente della Costituzione, per usare una espressione stupenda di Camilleri, se ne ‘stracatafottono’, visto che per loro conta solo ed esclusivamente il potere. Credo di averlo detto varie volte e quindi non ci torno. Solo per dire che qui c’è qualche cosa in più: c’è l’imbronciatura del bambino viziato, e, come si dice a Napoli, ‘vinciuto’, al quale viene negato il giocattolo desiderato, anzi preteso. E, forse, anche l’imbarazzo (non che sia gente facile all’imbarazzo) di dovere dire che l’annobellissimoforse non è poi tanto bello. Sì perché se si fosse solo dovuto cercare di mettere una pezza ad un rinvio di qualcosa o alla mancata completa e corretta realizzazione di altre cose, non ci sarebbe stato problema.

Ma qui la questione è che hanno dovuto scrivere, -leggete bene: scrivere, loro, in persona personalmente- nel DEF che la crescita nell’anno corrente sarà lo 0.2%, cioè esattamente quanto avevano detto i cattivi europei, per non parlare del Fondo Monetario e della Banca d’Italia. Bisognava, cioè, dire che sono proprio loro, quelli dell’anno bellissimo, che dichiarano che l’anno sarà bruttissimo’. Per di più, non possono nemmeno dire che è colpa di qualcun altro, dato che questa volta hanno fatto tutto loro, hanno sforato il deficit contro la volontà della UE, hanno fatto investimenti pazzeschi in spese improduttive, contro il parere unanime di tutti, ma proprio tutti. Non possono incolpare nessuno, il che non vuol dire che non ci proveranno. Anche perché ora ‘sperano’ di poter fare le cose che hanno promesso … senza soldi.

Non so, ovviamente, se questa volta il ‘merito’ del DEF vada ascritto solo a Giovanni Tria, ma è certo che questa volta Tria ha mantenuto il punto, dopo avere ottenuto, con quei modi tranquilli, ma finalmente, decisi, che i rimborsi ai ‘truffati’ delle banche sarebbero stati devoluti non a pioggia come volevano Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma con un minimo di verifica della legittimità del rimborso. Cosa, sia detto per inciso, assolutamente ovvia, perché sarebbe semplicemente folle fare passare l’idea che uno compra azioni o obbligazioni di una banca per guadagnarci qualcosa, e, se le cose vanno male, gli vengono rimborsati i denari investiti. Altro è chi è stato truffato, o semplicemente circonvenuto (preso per i fondelli, insomma) dall’amico di sempre nell’agenzia bancaria, altro, ben altro, è chi ha investito sperando in un alto guadagno e si è trovato coinvolto nel crac.
Più di tutto, credo, ciò che ha aiutato Tria è stata la forza dei numeri, innegabili, non modificabili. Quei numeri di cui tutti coloro che sanno anche un poco di economia parlavano da tempo, anzi, fin dall’inizio dell’attività di questo Governo.

La ‘forza dei numeriche sarebbe bello, ma non avverrà, che ora si imponesse al Governo, visto che deve rinviare a data da destinarsi l’anno bellissimo e visto anche che ora almeno Conte (gli altri certamente faranno di tutto per defilarsi) dovrà andare a guardare in faccia la signora Merkel o il signor Macron e dirgli: ‘sì è vero, ho raccontato balle’. Anzi ora Conte, con un faccia di bronzo incredibile, dice che ‘l’anno bellissimo’ era solo uno scherzo, la signora Merkel infatti si rotolava in terra per le gran risate! Ma si può ‘governare’ così?

Tutto ciò potrebbe fare sorridere qualcuno, e forse chi mi legge può pensare che ne sorrida io, da sempre poco entusiasta di questo Governo e delle sue chiacchiere. O anche arrabbiare qualcun altro, come Salvini che, di fronte al disastro (e alla figuraccia che ha fatto innanzitutto con i suoi) non sa trovare di meglio da dire che la flat tax comunque si farà e che bisogna uscire da un sistema diricatti’ (ha detto proprio così) e di imprigionamenti da parte della cattivissima UE.

Già, per fare cosa? portare l’Italia e gli italiani al fallimento? Perché è fin troppo evidente che questa politichetta di isolamento dell’Italia e di frenetico (e inutile) indebitamento, solo a questo può condurre, altro che crescita frenetica. La quota 100 non porterà alcuna crescita, il reddito di cittadinanza, bene che vada, uno 0.2 di PIL in più, cioè nulla. E ciò non lo dice la UE, o Draghi o Visco, no, lo dicono proprio loro, nero su bianco, letto e sottoscritto, anche se senza conferenza stampa.

Ma, come dico, ciò non fa sorridere, al contrario. Perché la conseguenza di tutto ciò è che l’Italia è, per sua stessa dichiarazione, del tutto inaffidabile e oramai completamente isolata e sbeffeggiata.
Il tentativo (a dire il vero sciocco e meschino) di mini-vertice europeo sulla Brexit organizzato in fretta e furia dal Capo del Governo belga Charles Michel, per fortuna è fallito miseramente, ma sta in fatto che Michel aveva convocato i Paesi ‘forti’ della UE, dalla Spagna alla Germania all’Olanda, ma aveva dimenticato l’Italia. Non ha funzionato, è vero, la Spagna non è andata, la Germania nemmeno, la Francia sì, ma … ancora una volta, dopo una consultazione diretta tra Macron e Merkel.

Non faccio che ripeterlo a rischio di apparire noiosamente ripetitivo, ma ancora una volta lo dico: a furia di sputare sulla UE, prometterne la distruzione, lo smantellamento, la cacciata degli euroburocrati (chiunque essi siano), a furia di fare ciò c’è il rischio concreto, sempre più concreto, che un giorno o l’altro ci si svegli per scoprirsi fuori dell’Europa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.