venerdì, Settembre 25

Frattura nel cuore di Israele La questione ultraortodossa e le incognite

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Israeli police clash with ultra Orthodox Jews in Jerusalem during protest over army conscription

Nel corso degli ultimi anni, la conflittualità tra le istituzioni dello Stato d’Israele e la comunità ultra-ortodossa è aumentata in maniera progressiva, creando una frattura che sembra destinata a mettere in difficoltà i governanti del Paese negli anni a venire. Il rapporto con la comunità ebraica ultraortodossa, che costituisce oggi circa il 9% della popolazione di Israele, rappresenta una delle maggiori ragioni di preoccupazione per il Governo di Netanyahu. Mercoledì 12 marzo, la Knesset (il parlamento unicamerale israeliano) ha approvato un provvedimento che elimina parte delle restrizioni alla coscrizione militare per gli ultraortodossi che studiano nel seminario, garantendo in cambio un aumento dei sussidi economici per gli istituti religiosi haredi che inviano alla leva i loro studenti. Il disegno di legge, che aveva un ruolo centrale nelle agende governative di partiti eterogenei come quelli di Naftali Bennett o di Yair Lapid, ha già scatenato l’ira e l’opposizione della destra ultraortodossa. I politici dei principali partiti vicini alla comunità – Shas e Torah Judaism in primo luogo – stanno effettuando un’indefessa attività di boicottaggio parlamentare della mozione, mentre nelle piazze monta la protesta: il 3 marzo, almeno 300mila ultraortodossi hanno manifestato a Gerusalemme contro la nuova legge.

La nuova legge sulla coscrizione stabilisce che entro metà del 2017 almeno 5200 studenti religiosi haredi dovranno essere inclusi nel servizio militare nazionale, invitando i singoli istituti a nominare gli studenti che dovranno essere inviati in cambio dell’ottenimento di ulteriori sussidi. L’esenzione dalla coscrizione per i giovani ultraortodossi risale al 1948, anno della creazione di Israele, quando la comunità haredi era costituita ancora da solo poche centinaia di studenti religiosi. L’eccezionale fertilità delle comunità e la loro natura chiusa ha favorito nel corso degli anni il grande aumento del numero di ultraortodossi, che oggi è pari al 10% della popolazione israeliana ed è destinato ad aumentare a ritmi elevati nel corso dei prossimi decenni. Restii a essere inclusi all’interno delle istituzioni statali e principalmente occupati nello studio della Torah, i membri della comunità ultraortodossa vivono grazie a un sistema di sussidi statali pensati per sostenerla.

Il movimento ultra-ortodosso nasce nel maggio 1912, quando, in risposta alla nascita del movimento sionista, poche centinaia di leader ortodossi provenienti da Germania, Polonia e da altri Paesi dell’Europa Orientale si sono uniti nel movimento Agudat Israel. Guidato da Nathan Birnbaum, il movimento ortodosso rifiutava la necessità della creazione di uno Stato d’Israele, sostenendo l’inadeguatezza del concetto di nazione per definire l’identità del popolo ebraico e temendo gli effetti di una possibile secolarizzazione sul giudaismo. Il nazionalismo ebraico è visto dagli ultraortodossi come elemento estraneo al concetto di giudaismo, destinato a imbarbarire la cultura religiosa dell’intero popolo.

Infuria il dibattito tra la destra religiosa e le fazioni progressiste e secolari in seno alla società israeliana. Intervistato dal quotidiano ‘The Times of Israel’, l’influente rabbino Berel Wein sostiene: «Grande parte della comunità haredi non ha ancora fatto i conti con l’esistenza dello Stato di Israele […] Stanno ancora combattendo le battaglie dell’Europa orientale del 19° e 20° secolo. Questo ignora l’Olocausto e altri cambiamenti che hanno colpito la popolazione ebraica. […] Il problema alla base di tutto è che la comunità haredi non ha accettato lo Stato. Se questo fosse accaduto, i problemi sarebbero diminuiti. […] Questo Paese è nato come uno Stato socialista, ateo e antireligioso. Da allora è cambiato molto, ma le ferite ancora affliggono la nostra società».

«E’ serio l’impatto della comunità nazionalista ultra-ortodossa» scrive su ‘Haaretz’ l’opinionista Avirama Golan: «I rabbini della destra nazionalista stanno estremizzando le loro posizioni per provare di non essere “leggeri” da un punto di vista religioso, e i loro colleghi haredi sono preoccupati di non mostrarsi accomodanti. Alla luce di questo circolo vizioso, la comunità liberale-secolare propone un mix di odio e paura, piuttosto che cercare di definire la faccia della società israeliana, i suoi valori e il suo futuro».

Sui mezzi di informazione israeliani e internazionali, sono sempre più diffuse le notizie riguardanti scontri e disaccordi tra le parti. A metà maggio, una polemica è esplosa in Israele in seguito alle parole di un rabbino ultraortodosso che insegna in un importante istituto religioso haredi di Gerusalemme, che avrebbe invitato i suoi studenti a “uccidere i ministri con una spada”. Registrato, il rabbino Nissan Kaplan ha dovuto smentire le sue parole, sostenendo si trattassero di uno scherzo. A fine aprile ha fatto invece discutere la vicenda relativa a Uriel Ferera, 19enne ultraortodosso di Be’er Sheva che ha rifiutato di arruolarsi nell’Esercito sostenendo la propria contrarietà all’occupazione sionista dei territori palestinesi.

 

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