martedì, Settembre 29

Frattura nel cuore dell'ANP La condanna di Dahlan da parte di una corte palestinese nasconde una profonda frattura interna all'ANP

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Nella Striscia di Gaza e nel West Bank è in corso da lungo tempo una radicale ristrutturazione dei rapporti di forza tra Hamas e al-Fatah: i due movimenti palestinesi sono in preda a una crisi politica e di consensi che li sta spingendo a rivedere le proprie strategie per il futuro. Se Hamas sta soffrendo a causa della caduta della Fratellanza Musulmana in Egitto, suo principale alleato internazionale, e del raffreddamento dell’interesse iraniano nei suoi confronti, anche lo storico rivale al-Fatah sta subendo una crisi interna di particolare gravità.

Una serie di lotte intestine per la successione di Mahmoud Abbas a capo dell’ANP, aperte dalla sua decisione di non partecipare alle prossime elezioni per la presidenza, sta mettendo a soqquadro i fragili equilibri interni al partito. Mohammed Dahlan, ex uomo forte di al-Fatah a Gaza sostenuto da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha cercato di imporre il proprio nome come principale candidato alla successione, stringendo una rete di relazioni con le varie anime della militanza palestinese dalla sua residenza di Dubai, dove si trova in esilio da quando nel 2010 ha rotto i rapporti con la leadership di al-Fatah. Il fallimento di vari tentativi di riuscire a placare la conflittualità e individuare modalità di convivenza interna al partito con Mahmoud Abbas hanno contribuito a complicare la situazione spingendo i due a scambiarsidure accuse, tra cui quella di aver assassinato Yasser Arafat. Dahlan ha inoltre a più riprese rinfacciato ad Abbas la sua decisione di aver tenuto aperto una linea di dialogo con Israele e un suo presunto nepotismo.

Per cercare di erodere la leadership di Abbas e costruirsi una rete di alleanze internazionali da spendere nel momento della campagna elettorale, Dahlan ha effettuato nel corso degli ultimi mesi una visita al Cairo, dove è stato a colloquio con l’allora Ministro della Difesa Abdel-Fattah al-Sisi, recentemente eletto Presidente del Paese. Inoltre, a gennaio Dahlan si è recato nella Striscia di Gaza per aprire una linea di dialogo con i vertici di Hamas: l’apertura di un dialogo tra Dahlan ed Egitto potrebbe spingere Hamas a guardare con favore una sua eventuale presa di potere, che potrebbe tornare utile per discutere un’eventuale sospensione del blocco ai confini di Gaza messo in atto dalle autorità egiziane, che sta producendo il dissanguamento economico del movimento islamista e dell’intera Striscia. Dal canto suo, con l’intento di contenere il rischio di una possibile presa del potere da parte di Dahlan, Abbas ha ristrutturato il Comitato Centrale del movimento per emarginare gli uomini vicini al rivale, cercando di ridurre in maniera drastica il loro peso all’interno delle Forze di sicurezza. Tale aperta ingerenza all’interno dell’apparato di sicurezza ha portato forti critiche nei confronti dell’attuale capo dell’Autorità Nazionale.

Una nuova polemica è esplosa nel tardo maggio, quando una sentenza di una corte palestinese, emanata a inizio marzo ma resa pubblica solo due mesi e mezzo più tardi, ha condannato Dahlan a due anni di carcere per aver “insultato le pubbliche istituzioni” della Palestina. Secondo quanto riportato nella sentenza, alcuni ufficiali palestinesi avrebbero accusato Dahlan di aver rivolto ingiurie alle forze dell’ordine della Palestina, accusate di curarsi solo di “proteggere coloni israeliani” e a Mahmoud Abbas, accusato di aver manovrato l’ANP per proteggere i propri interessi personali.

Non ha tardato a fornire la propria versione dei fatti Mohammad Dahlan, che ha definito la propria condanna come un espediente pensato per impedirgli di correre alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari. Secondo Dahlan, il tempismo della condanna è pensato per «distruggere ogni suo tentativo di partecipazione alle prossime elezioni», ed Abbas sta utilizzando la corte come “strumento al servizio delle proprie mire” nei suoi confronti.

A inizio aprile, il sito d’informazione ‘Middle East Monitor riferì di indiscrezioni secondo le quali le autorità israeliane avrebbero preso in considerazione la possibilità di avvicinarsi a Dahlan per cercare di stabilire un nuovo asse per la pace in Palestina con Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto. La possibile decisione israeliana di mettere da parte Abbas potrebbe essere però osteggiata dagli Stati Uniti, che guardano con preoccupazione l’inimicizia assoluta tra Dahlan e ampia parte delle attuali istituzioni palestinesi. «Gli Stati Uniti non sono pronti a stringere accordi con Dahlan» continua il Middle East Monitor, perché «nel 2007 gli diedero fiducia e gli fornirono enormi quantità di denaro per indebolire il governo di Hamas, ma lui fallì».

Nell’articolo “The Contested Return of Mohammad Dahlan” pubblicato sul quotidiano libanese ‘Daily Star‘, i giornalisti Mahmoud Jaraba e Lihi Ben Shitrit fanno il punto sulla situazione, analizzando la complessità della situazione e i rischi legati ai potenziali sviluppi futuri: «L’ultima escalation nella disputa tra Abbas e Dahlan mette in mostra il caos e la complessa disputa sulla successione interna a Fatah, e minaccia di deteriorare ulteriormente l’immagine pubblica del movimento e alienargli l’opinione pubblica palestinese. Ancor peggio, potrebbe condurre a violenze tra supporter di entrambe le parti prima della conferenza generale del movimento che si terrà nell’agosto prossimo».

 

 

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