sabato, Dicembre 14

Francia – USA : Macron e Trump, è il momento di essere forti e uniti L' incontro tra i due leader a Washington e le questioni sul tavolo

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E sfruttare la ‘chimica personale’, facendo leva su interessi comuni come la lotta al terrorismo tanto nell’ area mediorientale quanto nel Sahel, secondo Lightfoot, è «allo stesso tempo un segno di audacia di Macron e una una maturazione della diplomazia francese nel valutare obiettivamente gli interessi rispetto a visioni nostalgiche di grandezza». D’ altro canto, Macron può contare, tolta l’ Inghilterra, anche sulla rigidità tra la nuova amministrazione Usa e la Germania che, proprio per la sua forza economica, è stata bersaglio di grandi critiche da parte del Comandante in capo. E’ dunque Macron colui che, al momento, considerati gli ultimi sviluppi del panorama europeo, può rilanciare i rapporti tra il vecchio continente e Trump

«E’ il momento di essere forti e uniti» e poi «insieme ai nostri amici britannici, gli Stati Uniti e la Francia hanno recentemente assunto delle azioni decisive in risposta all’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Voglio ringraziare personalmente il presidente Macron, le forze armate francesi e il popolo francese per la loro forte collaborazione», ha detto Trump.

A due settimane fa, infatti, risale il bombardamento congiunto di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro alcuni laboratori siriani utilizzati dal regime di Bashar al-Assad per fabbricare quelle armi chimiche che erano state utilizzate a Douma, un sobborgo nella Ghouta orientale, causando la morte di quasi 100 persone, donne e bambini compresi. «Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime» aveva tuonato il presidente francese. Se gli Stati Uniti hanno lanciato 66 missili Tomahawk (di cui 30 dalla USS Monterey, 23 dalla USS Higgins, 7 dall’ USS Laboon e 6 dall’ USS John Warner) e 19 missili cruise JASSM ER (da 2 bombardieri B-1B), anche la Francia aveva fatto sentire la sua presenza: 5 caccia Rafale e 4 caccia Mirage hanno lanciato 9 missili SCALP/Storm Shadow, a cui erano seguiti 3 missili lanciati da fregate.

L’ operazione in sé ha dimostrato che “senza dubbio” – ci spiega Lightfoot – “la Francia è diventata un partner militare e di difesa molto vicino agli Stati Uniti grazie alle sue forti capacità militari, alla forte volontà politica e alle forze armate altamente capaci. Il presidente della Francia è anche molto forte e in grado di intraprendere un’azione militare rapida – come abbiamo visto la settimana scorsa – senza ricorrere immediatamente al parlamento”.

E’ anche, vero, però, che, qualche giorno dopo, il Presidente Macron, nel corso di un’ intervista in diretta a BFM TV e Mediapart, aveva sostenuto che «l‘operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche» e che «la decisione di intervenire è stata presa domenica scorsa, 48 ore dopo le prime identificazioni dell’uso di armi chimiche nella Ghuta orientale», precisando che «siamo intervenuti in modo legittimo nel quadro multilaterale». Nel corso dell’ intervista, però, il Presidente Macron aveva sottolineato che «dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. L’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…».

A questa affermazione, era subito arrivata la replica da parte di Washington, attraverso la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders: «la missione Usa in Siria non è cambiata  e il presidente è stato chiaro che vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile ….  (gli alleati degli Stati Uniti) si assumano una maggiore responsabilità sia militare che finanziaria, per mettere in sicurezza la regione».

Ma Macron non demorde: «Anche dopo la fine della guerra con l’ISIS, gli Stati Uniti, la Francia ed i nostri alleati, tutti i Paesi nella regione, persino la Russia e la Turchia, avranno un ruolo importante nella creazione di una nuova Siria, ma per determinarne il futuro, che ovviamente spetta al popolo siriano»  ha dichiarato in un’intervista al canale televisivo statunitense Fox News, facendo osservare che il ritiro totale delle forze internazionali rafforzerà il regime siriano e l’ Iran che «prepareranno una nuova guerra, fomenteranno nuovi terroristi».

«Il presidente francese Emmanuel Macron ha già chiesto agli Stati Uniti di non ritirare le truppe dalla Siria, anche quando l’ultimo terrorista verrà annientato; il leader francese ha dichiarato che è necessario restare in Siria in modo praticamente costante e costruire una Siria nuova. E’ una posizione quasi coloniale» ha replicato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov a Pechino parlando con i giornalisti, annunciando che «noi cercheremo di chiarire con i nostri partner francesi che cosa esattamente intendevano dire poiché a noi è stato detto, a tutti i livelli, che la coalizione americana opera in Siria esclusivamente per eliminare la minaccia del terrorismo, che proviene dall’Isis e da altre sigle bollate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu come terroristiche. La questione è molto seria, ci lavoreremo».

La Russia rimane un punto su cui la Francia di Macron non arretra, al fianco degli Stati Uniti di Donald Trump, accusato di aver conquistato la presidenza con l’ aiuto del Cremlino. Recentemente, a fronte dell’ avvelenamento dell’ ex spia Skripal, gli Stati Uniti hanno espulso oltre 60 diplomatici e la Francia ha deciso di espellerne quattro. La solidarietà a Londra è stato il filo rosso di queste espulsioni. E, nella stessa intervista a Fox News, alla vigilia del viaggio negli USA, Macron ha constatato che è necessario «non mostrarsi mai deboli con Putin. E’ forte e intelligente, ma non essere ingenuo, e’ ossessionato dalle interferenze nelle nostre democrazie. Credo che non dovremmo mai essere deboli con il presidente Putin: quando sei debole, lo usa. E va bene, e’ un gioco, ha fatto molte false notizie, ha una propaganda molto forte, e interviene ovunque … per fragilizzare le nostre democrazie perché pensa che sia un bene per il suo paese. Penso che sia un uomo molto forte, un presidente forte, che vuole una grande Russia. E’ estremamente duro con le minoranze e i suoi oppositori, con un’idea di democrazia che non e’ mia. Lo rispetto, lo conosco, sono lucido, voglio lavorare con lui, sapendo tutto di questo». Dichiarazione importante, ma che, nonostante tutto, continua a mettere al centro il dialogo.

«Ma come Macron ha cercato di stringere uno stretto legame con Trump, ha anche segnato le sue differenze con il nuovo Presidente degli Stati Uniti con fiducia e chiarezza, anche se ha rifiutato di fare queste differenze il base della sua strategia verso gli Stati Uniti» si legge nell’ analisi di Lightfoot. Differenze che si sono manifestate su diversi campi: tra questi, l’ accordo sul clima di Parigi, da cui Trump ha minacciato più volte di uscire, ma a cui Macron tiene molto per «rendere il nostro pianeta di nuovo grande».

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