martedì, Luglio 16

Francia: tutti (o quasi) per Macron

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In Francia si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali: questa volta i sondaggi si sono rivelati esatti.
In testa si è affermato il candidato liberale e indipendente Emmanuel Macron (“En Marche!”) con il 23,75%, seguito dalla candidata della destra nazionalista, xenofoba ed anti-europeista Marine Le Pen (Front National) con il 21,53%. Questi sono i candidati che si sfideranno al secondo turno il prossimo 7 maggio. Gli altri principali candidati: François Fillon (“Les Républicains”: destra europeista) al 19,9%; Jean-Luc Mélanchon (“La France Insoumis”: sinistra radicale-ecologista) al 19,6%; Benôit Hamon (Parti Socialiste) al 6,3%.
Come si può vedere, i risultati delle elezioni hanno segnato la sconfitta dei partiti tradizionali. Il colpo più duro è stato per i socialisti: dal 1945, il PS non aveva mai avuto così pochi voti. Questo ha fatto dire all’attuale Primo Ministro, Manuel Valls, che per il partito si chiude un ciclo e che ora è il momento di puntare alle legislative per tentare di ricostruire il PS. La posizione di Valls, che non aveva accettato di dare il sostegno a Hamon per il primo turno, è chiaramente favorevole a Macron e, in questo, è in linea con l’intero partito, dal Presidente François Hollande al Primo Ministro Bernard Cazeneuve, fino ad arrivare allo stesso Hamon che, dal canto suo si assume la responsabilità di non essere stato in grado di evitare una catastrofe annunciata.
La stessa cosa ha fatto il candidato gaullista Fillon: dopo essersi assunto la responsabilità della sconfitta, ha invitato i suoi elettori a votare per Macron al secondo turno.
Il candidato della sinistra alternativa, Mélanchon, non ha dato indicazioni di voto ai suoi sostenitori ma è legittimo pensare che la maggioranza di questi sosterrà Macron il quale ha anche incassato il sostegno di un importante sindacato di polizia e dell’associazione degli ebrei francesi.
Anche se allo stato attuale la vittoria di Macron al secondo turno sembra scontata, il fatto che in un Paese fondamentale per la politica europea come la Francia un partito come il FN abbia ottenuto più di sette milioni di voti rappresenta di per sé un campanello di allarme.
Anche le reazioni europee sono state principalmente a favore di Macron: i principali rappresentanti delle istituzioni europee (Jean-Claude Junker, Antonio Tajani, Federica Mogherini) si sono espressi in favore del candidato di “En Marche!” rompendo la tradizionale posizione di neutralità tenuta dall’Unione Europea nei confronti delle elezioni nazionali. Sostegno aperto per Macron è arrivato anche dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, normalmente piuttosto diplomatica sulla politica interna dei vicini europei, e dal Primo Ministro greco Alexis Tsipras, che appartiene ad un’area politica certamente non vicina a quella di EM! Il fatto che Merkel e Tsipras, normalmente avversari nell’UE, si siano espressi così platealmente può dare un’idea di come un’eventuale vittoria del FN sia vista come un pericolo dalla gran parte dei Governi del continente.
Anche le borse hanno reagito con favore al vantaggio di Macron.
Diverse sono state le reazioni di Stati Uniti e Russia: entrambi i Governi hanno fatto sapere di non avere un candidato di riferimento.
L’attenzione si sposta ora al secondo turno del 7 maggio e alle prossime elezioni tedesche.

È finalmente libero Gabriele Del Grande, il giornalista e documentarista italiano arrestato in Turchia lo scorso 9 aprile.
Il giovane, trentaquattro anni ed originario di Lucca, si trovava nei pressi del confine tra Turchia e Siria per raccogliere materiale per il suo lavoro quando è stato fermato da alcuni agenti in borghese, non è chiaro se si trattasse di polizia o esercito: è stato lui stesso a raccontarlo ai giornalisti che lo attendevano all’aeroporto di Bologna assieme al Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Nonostante non gli sia stata fatta alcuna violenza e sia sempre stato trattato con il massimo rispetto, Del Grande ha affermato di ritenere illegale il suo fermo e di non sapere ancora quale fosse la ragione dell’arresto: i suoi avvocati stanno tentando di capire che cosa sia successo.
Soddisfazione è stata espressa da tutto il mondo politico italiano, in primo luogo dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e dal Ministro Alfano che ha ringraziato il suo omologo turco, Mevlüt Çavuşoğlu.
La vicenda aveva assunto rilevanza particolare in virtù dell’attuale situazione in Turchia dove, dopo la vittoria del referendum sul presidenzialismo, il Presidente Erdoğan sta limitando sempre più i diritti delle opposizioni e dell’informazione. La Turchia si trova così ad essere in una situazione molto particolare rispetto all’Europa: se da un lato, in quanto membro della NATO, è un Paese alleato, dall’altro si trova in continua tensione con i vicini europei a causa del suo crescente autoritarismo, della gestione della crisi dei migranti e della politica aggressiva che il Governo di Ankara ha tenuto durante la recente campagna referendaria.
Oggi è arrivata la conferma che il Governo ha vietato la manifestazione del 1° maggio in Piazza Taksim, ad Instanbul: si tratta della piazza che è stata il luogo simbolo delle manifestazioni contro le politiche di Erdoğan. Inoltre, dopo le modifiche apportate alla Costituzione con il referendum, il Presidente della Repubblica Turca non sarà più tenuto a mantenere un ruolo super partes: Erdoğan ha infatti annunciato, tramite il suo portavoce, l’intenzione iscriversi nuovamente al proprio partito islamista, l’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), dal quale era stato costretto a dimettersi al momento dell’elezione.

Sul fronte della crisi coreana, dopo le nuove minacce della Corea del Nord agli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha telefonato al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per invitarlo a mantenere la calma e a non cedere alle provocazioni di Pyongyang. Trump ha anche telefonato al Primo Ministro giapponese Shinto Abe per elaborare una strategia comune: per ora c’è l’invito rivolto alla Corea del Nord da parte di Cina, Giappone e Stati Uniti a abbandonare questa politica di pericolose provocazioni.

La Responsabile per la Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, è in visita ufficiale a Mosca. Nell’ambito dei colloqui con il Ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov, ha ribadito che nonostante le differenze e la distanza su molti punti, è necessaria ed auspicabile una normalizzazione tra la Federazione Russa e l’UE. Per raggiungere questo obbiettivo, però, è necessario chiudere la crisi ucraina con l’applicazione integrale degli Accordi di Minsk.

Sullo scenario medio-orientale va registrata la disponibilità del Governo siriano di Bashar al-Assad a favorire un’inchiesta sull’uso di armi chimiche a Khan Cheikhun. Con questa mossa, il Governo di Damasco intende smentire le accuse statunitensi a riguardo. Inoltre, secondo indiscrezioni, Russia ed Iran sarebbero pronti ad inviare truppe di terra nel Paese.
In Afghanistan, visita a sorpresa del Segretario alla Difesa, James Mattis, dopo l’attacco sferrato dai talebani pochi giorni fa contro una caserma. Anche oggi, a Khost, si è verificato un attentato.
Fa molto discutere la decisione di far entrare l’Arabia Saudita nella commissione delle Nazioni Unite per i diritti delle donne. Con questa scelta, secondo molti, si rischia di paralizzare ancor di più il lavoro della commissione.

Nei pressi di Sukma, nell’India centro-orientale, ventiquattro uomini delle forze dell’ordine sono stati uccisi in un agguato portato dai ribelli naxaliti. I naxaliti sono un gruppo armato di credo maoista che si batte in nome dei contadini più poveri e delle minoranze tribali della zona: dagli anni ’60 ad oggi hanno compiuto numerosi attentati contro le forze dell’ordine del Governo indiano.

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