giovedì, Agosto 22

Francia: quella cena con Salah Gosh, il boia del Sudan I servizi segreti francesi collaborano attivamente con la dittatura sudanese dal 2014, Gosh sta aiutando la Francia a riprendere il controllo della Repubblica Centrafricana. Italia coinvolta nel processo di sdoganamento del regime

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Mercoledì 10 ottobre si è tenuta, presso l’Ambasciata del Sudan a Parigi, una cena diplomatica dove si è registrata la presenza del vice Presidente dell’Assemblea Nazionale, Carole Bureau-Bonnard, e del deputato Jean-Baptiste Djebbari, entrambi membri del Groupe d’Amitié France-Soudan, impegnata in un lavoro di lobby presso il Governo francese a favore del regime islamico sudanese del Presidente Generale Omar Al Bashir.

Quello che ha fatto scattare l’indignazione della stampa francese è stata la presenza del Generale Maggiore Salah Gosh, capo dei servizi di sicurezza sudanesi, NISS, al tavolo di Bonnard e Djebbari. Gosh è il numero tre del regime islamico di Khartoum, principale organizzatore del genocidio del Darfur, iniziato nel 2003, nel corso del quale sono stati uccise oltre 300.000 persone. Gosh è anche accusato di aver architettato la guerra contro i ribelli del Darfur e di organizzare le milizie arabe janjaweed che scorrazzano a cavallo nel Darfur, bruciando villaggi, seviziando e ammazzando le popolazioni sudanesi di origine africana.

Da collaboratore dei terroristi internazionali, Gosh diventa, nel 2002, l’interlocutore della CIA e contribuisce allo sdoganamento del regime sudanese che da Stato terrorista diventa alleato strategico dell’Occidente contro il terrorismo islamico e l’immigrazione illegale in Europa. Uno sdoganamento a cui hanno contribuito anche gli ambasciatori italiani Armando Barucco, ideatore della nuova politica europea verso il Sudan, e Fabrizio Lobasso, continuatore della medesima politica di distensione sotto il motto ‘L’Italia ama il Sudan e il Sudan ama l’Italia’.
Questo sdoganamento, che ha portato ad un parziale annullamento delle sanzioni economiche imposte da Unione Europea e Stati Uniti, “è stato promosso nonostante il regime continui a reprimere violentemente ogni forma di dissenso interno, a massacrare le popolazioni inerme nei due Stati del Kordofan, nel Blu Nile e nel Darfur, utilizzando anche armi chimiche, e a permettere l’esistenza di cellule terroristiche del Daesh all’interno della Università di Khartoum. Cellule terroristiche di fatto tollerate dal NCP, partito al potere, all’interno del quale ancora è forte la componente estremistica islamica che facilitò il golpe di Bashir nel 1989.”, fa notare il corrispondente dall’Africa di ‘L’Indroin un articolo pubblicato nel dicembre 2017.

Il Generale Maggiore Salah Gosh, nel 2012, cade in disgrazia. Viene accusato dal Presidente Bashir di aver orchestrato un golpe per destituirlo, e viene incarcerato. Graziato nel febbraio 2018, Gosh riprende il comando dei terribili servizi segreti della NISS che aveva detenuto dal 2004 al 2009. Ora il Generale Salah Gosh, oltre a continuare a reprimere brutalmente qualsiasi movimento di opposizione nel suo Paese, è stato incaricato di attività diplomatiche con le cancellerie europee, con l’obiettivo di convincere il Presidente Donald Trump a eliminare il Sudan dalla lista degli Stati terroristi.

Carole Bureau-Bonnard e Jean-Baptiste Djebbari (membri de La Republique en marche – LREM) hanno affermato ai media francesi di non essere stati al corrente della presenza del boia del Sudan alla cena diplomatica. Eppure il Generale Gosh era seduto al loro tavolo. «Impossibile che Bonnard e Djebbari fossero all’oscuro della presenza del Generale Gosh. L’Ambasciata sudanese l’aveva resa ben nota e Gosh il giorno prima della cena aveva partecipato ad una riunione tra l’associazione Amici del Sudan e le autorità sudanesi a cui probabilmente Bonnard e Djebbari avranno partecipato essendo membri di primo piano di questa associazione», afferma un diplomatico al quotidiano ‘Figarò’.

Che ci faceva in Francia il Boia del Sudan? Chi ha incontrato oltre Bonnard, Djebbari e gli Amici del Sudan? Per quale motivo? Le inchieste dei media francesi hanno scoperto molti indizi. La visita di Gosh in Francia non era ufficiale e il Ministro degli Affari Esteri ha rifiutato di incontrarlo in quanto lo ha giudicato ‘infrequentabile’. Il Generale Gosh ha invece incontrato la Direzione Generale della Sicurezza Estera (DGSE) e la Direzione Generale per la Sicurezza Interna (DGSI).

Due riunioni informali sono state fatte con Gosh sul tema della lotta contro il terrorismo e della gestione dei flussi migratori provenienti dal Sudan. Secondo le rivelazioni del quotidiano ‘StreetPressdell’ottobre 2017, i servizi segreti francesi collaborano attivamente con la dittatura sudanese dal 2014. Collaborazione confermata lo scorso maggio dal New York Times che accusa la Polizia e i servizi segreti francesi di accogliere agenti segreti sudanesi in Francia, collaborare nella organizzazione dei centri di detenzione in Sudan, aver partecipato ad interrogatori e torture di oppositori in questi centri e di aver rinviato a Khartoum oppositori politici che si erano rifugiati in Francia.

Rachid Said, giornalista sudanese a Parigi, si spinge oltre, rivelando che il vero motivo della visita non ufficiale del Generale Gosh era quello di aiutare la Francia, in estrema difficoltà nella Repubblica Centrafricana, in cambio di un suo sostegno per cancellare il Sudan dalla lista degli Stati Terroristi redatta dagli Stati Uniti. Dossier poi ripreso e rilanciato da un sito di notizie sul Darfur e del Sudan, ‘Dabanga’.

Lo scorso anno Washington ha deciso di eliminare parzialmente le sanzioni contro il Sudan, ma non ha cancellato il Paese dalla lista degli Stati terroristi. Questo crea, per il regime e gli imprenditori sudanesi, grosse difficoltà nel condurre affari a livello internazionale in quanto le banche e le istituzioni occidentali, come gli investitori, sono restii a intraprendere transazioni finanziarie o commerciali con un Paese inserito nella lista degli Stati sponsor del terrorismo islamico.

«Il Generale Salah Gosh sta aiutando la Francia a riprendere il controllo della Repubblica Centrafricana perduto a favore dei russi in cambio di una attività di lobby di Parigi presso il Presidente Donald Trump affinché elimini il Sudan dalla infame lista», afferma Rachid Said. I servizi segreti avrebbero chiesto al Generale Gosh di far fallire le negoziazioni tra i gruppi ribelli e il Governo centrafricano che sono previste dalla Iniziativa Africana di Pace e Riconciliazione supportata dalla Russia. Parigi tenta, tramite il regime sudanese, di riprendere il controllo del Paese africano, pieno di diamanti e petrolio, ora sotto l’egemonia di Mosca. Il Presidente Faustin-Archange Touadera ha sostituito l’amicizia con Francois Hollande con quella con Vladimir Putin che gli regala armi e training militare in cambio del controllo delle risorse naturali del Paese.

«Sono in collera contro questa attitudine di certi politici francesi che considerano Salah Gosh con un ospite rispettabile nonostante il genocidio in Darfur», dichiara Jacky Mamou, Presidente della Associazione Urgence Darfour. «Carole Bureau-Bonnard e Jean-Baptiste Djebbari non possono cavarsela dicendo che ignoravano la presenza di Salah Gosh alla cena diplomatica. Le loro cariche presso la Repubblica li obbligano a informarsi chi stanno per incontrare. Salah Gosh è un noto criminale. In qualità di Capo della NISS è il primo responsabile di tutte le gravi violazioni dei diritti umani commessi dal regime», afferma Clemente Boursin, responsabile dei programmi di aiuto umanitario in Africa di ACAD, una Ong cristiana impegnata nella lotta contro la tortura.
«Tutto il mondo conosce l’influenza nefasta del Governo sudanese che finanza gruppi terroristici in Centrafrica e Libia. La politica di trasformare il Sudan in un Paese rispettabile è intollerabile. Non dobbiamo dimenticare che il Governo di Bashir è perseguitato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Stiamo oltrepassando la diplomazia trasformandola in atti ignobili. Non vedo alcuna differenza tra Salvini e Macron. Gli italiani negoziano con criminali libici mentre noi francesi con quelli sudanesi», commenta l’eurodeputata Marie-Cristine Vergiat.

L’Italia sarebbe coinvolta nel processo di sdoganamento del  brutale regime sudanese non solo attraverso le passate iniziative dell’Ambasciatore Barucco, ma anche attraverso un costante processo di riabilitazione dell’immagine del regime e pressioni per aiuti finanziari europei. Il Governo Renzi, e successivamente quello di Conte, starebbero, insieme al Presidente Macron, cercando di convincere il Presidente Donald Trump a decidere di togliere il Sudan dalla lista degli Stati terroristi. Tutti vogliono fare affari con il dittatore Bashir e il Boia del Sudan, Gosh.
«L’Italia vuole essere pronta a cogliere le opportunità economiche che può offrire il Sudan quando, come tutti si aspettano, l’Amministrazione americana revocherà definitivamente le sanzioni economiche, finanziarie e bancarie in vigore dal 1997 contro il Paese», affermava l’Ambasciatore Lobasso, nel maggio 2017, durante un meeting economico tenutosi presso la sede della Confindustria, organizzato da Banca Ubae e Confindustria Assafrica&Mediterraneo in collaborazione con l’Ambasciata del Sudan a Roma e l’Ambasciata d’Italia a Khartoum, incontro volto favorire gli scambi commerciali tra i due Paesi. Il sito della Farnesina Info MercatiEsteri si spinge a sottolineare i tentativi del regime dittatoriale del  Sudan di trasformarsi in unico attore regionale in grado di giocare un ruolo di stabilizzatore nell’area, capace di instaurare migliori relazioni con l’Europa e gli USA.

«I rapporti con il Sudan sono ottimi sotto molti punti di vista. Negli ultimi quindici anni abbiamo stanziato circa 100 milioni di euro in progetti di cooperazione allo sviluppo, di cui il 90% destinati agli Stati dell’est, Red State, Gadaref e Cassala, con un allargamento che sta già interessando anche lo Stato di Gezira e in parte il Blu Nile. Siamo intervenuti principalmente nei settori della sanità, dell’emergenza e dell’agricoltura, nel tentativo di venire incontro alle richieste di prime necessità da parte delle popolazioni più vulnerabili. Una volta che si raggiungerà un cessate il fuoco definitivo negli Stati del Sud Kordofan e del Blu Nile, interverremo anche lì. In Sudan è in atto un percorso di strutturazione ed evoluzione, lenta ma visibile, dei processi democratici. Insieme a UE e ONU siamo impegnati per accompagnare il Sudan verso una maggiore democratizzazione delle sue istituzioni e dei suoi meccanismi decisionali, mantenendo la nostra specificità diplomatica, se vogliamo molto italiana, vale a dire evidenziando e valorizzando adeguatamente i piccoli passi in avanti che questo Paese riesce a fare, pur nella fermezza delle aspettative che ci vedono perfettamente allineati con i nostri amici europei e nella comunità internazionale», dichiarava l’Ambasciatore Lobasso in una intervista rilasciata a ‘Panorama’ il 2 agosto 2017.

La diplomazia italofrancese tesa a riabilitare la dittatura di Omar Al Bashir è stata messa a nudo da un rapporto di IRIN, pubblicato lo scorso gennaio, nel quale si smentisce il falso mito che il regime si stia progressivamente democratizzando. Il regime di Bashir rimane brutale ed oppressivo anche grazie al contributo del Generale Salah Gosh. Nel rapporto di IRIN si elencano le violazioni dei diritti umani in atto proprio a Cassala, una delle regioni di maggior interesse per la Cooperazione dell’Italia con il Sudan.
Interviste  a 25
eritrei ed etiopi rifugiati a Khartoum e nella città di Cassala, a giornalisti e avvocati sudanesi, confermano abusi endemici e sistematici della Polizia contro gli immigranti compresi estorsioni, violenza anche sessuali. La maggioranza dei queste violazioni dei diritti umani avviene proprio nelle terre di confine dove l’Unione Europea sta spendendo 400 milioni di Euro (gestiti anche attraverso l’Ambasciata d’Italia a Khartoum) per mitigare i flussi migratori verso l’Europa.
Nonostante i 400 milioni di aiuti europei 30.000 eritrei, etiopi e altri immigrati africani stanno vivendo in case diroccate senza lavoro aspettando la loro
possibilità per scappare dal Sudan e intraprendere il viaggio in Europa. Il campo profughi di Shagarab, a solo due ore di strada da Cassala, registra le peggiori violazioni dei diritti umani. Ospita 40.000 rifugiati per la maggior parte eritrei. Per loro il campo è una tappa temporanea prima di intraprendere il loro viaggio verso l’Italia attraverso la Libia o l’Egitto.
I rifugiati eritrei del campo di Shagarab hanno testimoniato a IRIN che sono quotidianamente vittime della
Polizia e dei trafficanti di esseri umani. Se non pagano quanto richiesto la Polizia li arresta e li tortura. Molte volte vengono deportati a Khartoum, accusati di migrazione illegale e multati di 360 dollari e successivamente deportati nei loro Paesi di origine, senza la possibilità di avvalersi di un avvocato o di essere protetti dalle leggi internazionali a favore dei rifugiati e dei richiedenti di asilo politico.
IRIN conferma nel suo rapporto una realtà conosciuta fin dal 2015, volutamente ignorata dai governi italiano, francese e dall’Unione Europea. Governo e militari sudanesi sono coinvolti al 100% nel traffico di esseri umani verso l’Italia e l’Europa. Come nel caso della Libia, Italia e Europa stanno offrendo centinaia di milioni di euro in aiuti umanitari per fermare i flussi migratori individuando come interlocutori le autorità che stanno promuovendo il traffico di esseri umani per arricchirsi.

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