lunedì, Gennaio 27

Francia, i protestanti contro il Front National

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«Una vittoria del ‘Front National’ sarebbe una vergogna per la Francia». Così il pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia (FPF), si era espresso già ad inizio anno parlando delle prossime elezioni presidenziali. Nella laica Francia non succede spesso che un uomo di fede entri a gamba tesa in una campagna elettorale presidenziale. Ma stavolta è diverso, dice Clavairoly, «di fronte a certi comportamenti bisogna agire! E noi come protestanti, che tanto abbiamo contribuito alla vita democratica di questo Paese, possiamo indicare delle piste».

In una intervista pubblicata su ‘La Croix’, Laurent Schlumberger, presidente del Consiglio della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF), che conta 250mila membri luterani e riformati, parla di «possibile disastro che sta per accadere grazie alla doppia tentazione di astensione e discorso nazionalista e xenofoba di estrema destra». Citando una «campagna velenosa» e un «desiderio di punizione collettiva contro un’intera classe politica», il pastore nella sua intervista mette in guardia contro «una pericolosa avventura» in cui la Repubblica potrebbe dirigersi. E parlando del Front national dice: «Parlare oggi di preferenza nazionale e di fuoriuscita dall’Unione europea significa riallacciarsi ad un periodo tragico della nostra storia». Invece chiama al «coraggio della fratellanza». Poi specifica che il «Front National non ha il monopolio su posizioni xenofobe o nazionalistiche», ma preoccupa il suo programma. E avverte: «Noi non sopportiamo più le parole pubbliche che sono dimenticate poi il giorno dopo che sono state pronunciate. A questo si aggiunge un’umiliazione collettiva, perché abbiamo grandi difficoltà ad accettare che la Francia non sia più la luce del mondo».

«Oggi come protestanti siamo interpellati relativamente alla nostra capacità di pensare la nostra società come un bene comune, un bene che va animato con creatività e speranza», commenta invece Clavairoly. In particolare, punta il dito contro una campagna politica che ha perso la sua ‘dinamica di inclusione’. In ballo, per i protestanti di Francia, il futuro della convivenza nel rispetto delle differenze. In una recente intervista al servizio radio della FPF ha dichiarato: «Come chiese il nostro ruolo è quello di rimanere vigili: se le istituzioni della Repubblica sono laiche, non dimentichiamo mai che la società non lo è. Essa è composta da cittadini in carne ed ossa, che hanno le loro convinzioni, e che devono potersi esprime liberamente nello spazio pubblico».

Lo stesso Clavairoly ha poi lanciato ad inizio mese dalle pagine di ‘La Croix’ un messaggio chiaro di apertura al dialogo con tutte le forze e i candidati in campo. «Il Protestantesimo francese vuole prendere la sua parte al dibattito pubblico, vuole creare un indirizzo per i candidati e impegnarsi in un dialogo con loro», si legge nel comunicato. «Mentre ci avviciniamo decisioni cruciali che prenderanno i nostri cittadini per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, la Federazione protestante di Francia che rappresenta il protestantesimo nel Paese, vuole porre una serie di domande, fermarsi e aiutare tutti nella riflessione». Tra i temi toccati l’immigrazione, i cambiamenti climatici, la laicità, l’economia sociale, la giustizia, l’uguaglianza tra generi, insomma tanti temi sui quali i protestanti chiedono una risposta chiara ai candidati.

«I Protestanti vogliono riaccendere la Repubblica», scrive Clavairoly, «vogliono avere fiducia nella politica che ci tiene insieme nella democrazia e le riconoscono ogni credibilità, però, il discorso politico è in crisi e la dignità di chi lo ‘indossa’ è in discussione». Ma nel mirino rimane la paura dell’estremismo e del Front National.

Non è da meno il settimanale dei protestanti francesi ‘Réforme‘, che già a febbraio in un editoriale a firma della co-direttrice Nathalie Leenhardt, titolava: «Far fronte al Front National». In queste settimane la FPF sta organizzando presso la propria sede parigina incontri diretti con i candidati all’Eliseo, un’iniziativa intitolata ‘La politica in verità’ alla quale ha già partecipato Emmanuel Macron, fondatore del movimento ‘En Marche’. A fare da filo conduttore per la discussione è il testo di 10 punti che proprio prima abbiamo presentato. ma la domanda vera è: riusciranno gli altri partiti a recepire il messaggio di quanti sono delusi da questa politica? Riusciranno a far ricredere gli scettici, i possibili astenuti?

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