martedì, Agosto 4

Francia: nuove testimonianze sulle responsabilità nel genocidio ruandese Secondo il generale canadese Romeo Dellaire, i militari francesi erano informati dei piani genocidari e li hanno incoraggiati

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Nonostante il riavvicinamento di Emmanuel  Macron al Rwanda, rimangono irrisolte le gravi responsabilità della Francia nel genocidio ruandese del 1994, nel corso del quale un milione di persone sono state trucidate in soli 100 giorni. L’Eliseo da 24 anni tenta di mantenere segreta la sua collaborazione con il regime razial-nazista HutuPower che scatenò l’ultimo Olocausto del Ventesimo secolo. Il Rwanda ha sempre sostenuto le gravi implicazioni di Parigi nel sostegno del regime razziale di Juvenal Habyrimana, nella preparazione e gestione del genocidio e nel supporto dato alle forze genocidarie rifugiate in Congo dopo la sconfitta militare. Forze che nel 2000 furono riunite da Parigi nel gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda che attualmente controllano parte dell’est del Congo e hanno in mano il Burundi, nella speranza di poter invadere il Rwanda e riconquistare il potere.

Negli ultimi mesi prove della complicità francese nel genocidio stanno emergendo all’interno dell’Esercito francese, attraverso una serie di testimonianze di ufficiali e soldati che parteciparono alla guerra segreta contro il popolo ruandese. Dopo la testimonianza del Capitano Angel ora è il turno di un ex aviatore militare francese che ha preso parte all’operazione umanitaria Turquoise. L’ex aviatore, protetto da anonimato, interpellato dalla magistratura, ha confutato il carattere umanitario della operazione Turchese, avvallata in pieno genocidio dalle Nazioni Unite con il mandato di proteggere i civili e imporre una tregua tra i belligeranti.

Avvallo assai ipocrita in quanto, nell’aprile 1996, il Palazzo di Vetro a New York ignorò il famoso rapporto del generale canadese Romeo Dellaire, al comando dei Caschi Blu in Rwanda. Il rapporto conteneva dettagli sulla preparazione dell’imminente genocidio e la richiesta di attivare i Caschi Blu per impedirlo. Nel maggio 1999, in pieno genocidio, il Generale Dellaire si vide diminuire dell’80% i suoi effettivi. Una decisione presa dall’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Koffi Aman, su pressioni di Parigi, per impedire a Dellaire di intervenire militarmente e per preparare il terreno all’intervento militare francese al fianco delle forze genocidarie.

 «La testimonianza del Capitano Ancel sul coinvolgimento diretto dell’Esercito francese nel genocidio in Rwanda nel 1994 non è frutto di fantasie. Il contingente militare dell’operazione turchese fu inviato per fermare l’avanzata del Fronte Popolare Ruandese e impedire la sua vittoria contro le forze genocidarie che stavano massacrando la popolazione. Quello era il vero obiettivo», testimonia l’ex aviatore francese, all’epoca di servizio presso una base francese in Africa prima di ricevere l’ordine di recarsi a Kisangani, all’est dello Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo).

Poche settimane dopo la conquista della capitale, avvenuta a metà giugno, la Francia intendeva utilizzare la sua aviazione per fermare i ribelli di Paul Kagame e ribaltare le sorti della guerra nonostante che le forze genocidarie, difese da Parigi, continuassero a massacrare  centinaia di migliaia di civili. L’uso della aviazione fu impedito da Stati Uniti e Gran Bretagna che sostenevano l’Esercito di liberazione Fronte Patriottico Rwandese. Impossibilitati ad utilizzare l’aviazione, ma intenzionati a fermare i Kmer Neri (come venivano chiamati  dalla Cellula Africana dell’Eliseo i liberatori del Rwanda), Parigi decise di inviare un contingente militare sotto egida ONU con la scusa di proteggere i civili. I soldati della Operazione Turchese non solo facilitarono i massacri nell’est del Paese, ma in varie occasioni presero parte agli scontri militari al fianco delle forze genocidarie, nel tentativo di sconfiggere il FPR.

Dopo la caduta della capitale, i soldati francesi tentarono di creare una linea di fronte all’est del Rwanda, confine con lo Zaire. L’obiettivo era quello di dividere il Paese in due zone. La prima controllata dal FPR e la seconda dalle forze genocidarie. Determinare uno stallo militare e convincere Paul Kagame a formare un Governo di unità nazionale con gli stessi attori del genocidio. L’avanzata militare del FPR e le sconfitte che i ribelli ruandesi riuscirono infliggere ai soldati francesi, privi di supporto aereo, fecero fallire il piano. Alla Francia non rimase che proteggere la ritirata delle forze genocidarie nello Zaire.

Anche in quella occasione la ritirata di Esercito e milizie Interahamwe  fu camuffata in operazione umanitaria. In sole 24 ore le forze genocidarie, supportate dai soldati francesi,  costrinsero con le armi  un milione e mezzo di civili a diventare profughi nello Zaire per poter fare entrare le forze armate e le milizie del regime sconfitte e in ritirata. Esse furono riorganizzate e presero il controllo dei campi profughi gestiti da UNHCR e ONG internazionali.
La Francia riarmò e finanziò quello che restava delle forze genocidarie che, dal settembre 1994 al maggio 1996, tentarono tre invasioni del Rwanda. Nel settembre 1996 le forze armate ruandesi, appoggiate da quelle di Angola, Burundi e Uganda, entrarono nello Zaire per porre fine al regime di Mobutu Sese Seko e distruggere le forze genocidarie. Nel 2000 la Francia riorganizzò quello che rimaneva dei genocidari fondando il gruppo terroristico internazionale Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR).

«Non ero a conoscenza dei piani di bombardare le colonne ribelli, ma ero consapevole che eravamo in guerra contro di loro. L’armamento e gli aerei da combattimento che erano giunti a Kisangani confermavano l’intento di attacchi aerei contro le FPR. Nella notte del 30 giugno 1994 ci fu inoltrato l’ordine di una missione aerea che si doveva svolgere alle prime ore del successivo giorno per bloccare l’avanzata dei ribelli. Il primo luglio due caccia Jaguars decollarono dalla base di Kisangani e sconfinarono  nello spazio areo ruandese. La missione fu annullata all’ultimo minuto quando i caccia si apprestavano ad attaccare le linee ribelli. Fu invito l’ordine di rientrare a Kisangani senza ingaggiare il nemico. La nostra missione era quella di bombardare i ribelli che stavano avendo alla meglio contro l’esercito regolare e le milizie Interahamwe.Interhamwe».

La testimonianza di questo ex ufficiale di aviazione aumenta il rischio per il Governo francese di essere perseguito dai tribunali internazionali per crimini contro l’umanità e partecipazione a genocidio, crimini che non possono decadere con il tempo.
La reazione dell’Esercito francese è stata immediata e scontata. Il generale Jean-Claude Lafourcade, ex Comandante dell’operazione Turchese, ha qualificato questa nuova testimonianza come non giuridicamente valida in quanto si basa su dichiarazioni personali e non su prove materiali, quali ordini scritti e documenti redatti dal comando operativo francese in Rwanda o dallo Stato Maggiore a Parigi.

Per quanto riguarda il raid aereo contro le postazioni del FPR, il 1 luglio 1994, il generale Lafourcade nega che lui o lo Stato Maggiore abbiano diramato tali ordini, contrari al mandato di assistenza umanitaria ricevuto all’epoca dalle Nazioni Unite.   «I soldati francesi non hanno mai attuato operazioni militari nell’ottica di fermare le Fronte Patriottico Ruandese o di ristabilire il governo provvisorio a Kigali come affermano queste testimonianze. E’ assurdo e oltraggioso confondere un’operazione umanitaria con una missione militare offensiva», dichiara il generale.

Interrogato dai media francesi su se fosse a conoscenza del genocidio perpetuato dal Governo provvisorio ruandese dopo l’assassinio del Presidente Juvenal Habyarimana (06 aprile 1994),  Lafourcade risponde negativamente:  «Non siamo mai stati a conoscenza dei piani di genocidio architettati dal Governo provvisorio, dalle Forze Armate Ruandesi e dalle milizie».   Difesa che appare debole, in quanto il generale Jean-Claude Lafourcade sarebbe un noto simpatizzante del regime HutuPower ruandese e degli attuali leader del movimento terroristico FDLR. Nel 2006 creò la Association France Turqoise, in difesa dell’onore e dell’operato dell’Esercito francese in Rwanda. Gli obiettivi di questa associazione sono di difendere e promuovere, attraverso tutti i mezzi appropriati, la memoria e l’onore dell’Esercito francese e dei militari francesi che hanno prestato servizio in Rwanda durante il genocidio. L’associazione dichiara di voler ristabilire la ‘verità’ sulla Operazione Turquoise, negando ogni connivenza con il regime e complicità nei massacri. Si occupa anche della difesa giuridica e sociale di militari e delle loro famiglie coinvolti in inchieste della magistratura sul loro ruolo dei militari francesi durante il genocidio. Secondo alcune fonti, l’associazione sarebbe uno strumento del Governo e dei servizi segreti francesi per insabbiare gli avvenimenti del 1994. In diverse occasioni ha pubblicato testi revisionisti e negazionisti sul genocidio ruandese.  Interrogato dalla magistratura francese, nel febbraio 2016, Lafourcade ha negato di aver ordinato ai propri soldati di non intervenire mentre le milizie genocidarie massacravano i civili nell’est del Paese.

Il rapporto del 16 novembre 2007,  redatto dalla Commissione Nazionale Indipendente incaricata di indagare sul ruolo della Francia nel genocidio, conclude che l’appoggio militare in natura politica, militare, diplomatica e logistica è stato determinante per il genocidio. Le prove emerse dimostrano inoltre che la Francia è stata attiva durante le fasi preparatorie dei due anni il genocidio. Le indagine compiute dalla Commissione rivelano che non è stato fatto alcun tentativo dal generale Lafourcade  di usare la sua influenza presso il Governo provvisorio per impedire o fermare il genocidio. La determinazione e il sostegno incondizionato della Francia alla politica genocidaria ruandese  ha portato il generale Lafourcade ad avvallare la partecipazione diretta dei soldati dell’Operazione Turquoise all’aggressione dei civili durante il genocidio, mostrando la complicità diretta dei responsabili politici e militari francesi durante gli orribili 100 giorni di mattanza su scala industriale.

Secondo il generale canadese Romeo Dellaire, i militari francesi erano informati dei piani genocidari e li hanno incoraggiati. Le nuove testimonianze di questi ex militari francesi che parteciparono agli eventi, secondo gli osservatori rafforzano le accuse rivolte ai vari governi francesi e avvicinano sempre di più il momento in cui la Francia sarà chiamata a rispondere davanti ad un tribunale per crimini contro l’umanità e genocidio. Il Presidente Emmanuel Macron, come i suoi precedessori, starebbe tentando il possibile per evitare alla Francia di comparire davanti alla giustizia internazionale, ma le testimonianze dei militari pentiti sembrano essere destinate a diventare un fiume in piena difficile da ignorare.

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