martedì, Agosto 4

Francia: Macron Presidente, l’Europa può proseguire

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66,06% per Emmanuel Macron, 33,94% per Marine Le Pen, si conclude così la corsa per la conquista dell’Eliseo, la partita elettorale 2017 che più ha tenuto con il fiato sospeso l’Europa, e non solo.  Non troppo sullo sfondo, oltre un 25% di francesi si sono astenuti e hanno preferito non recarsi ai seggi (record storico dal 1969), e quasi un 12% di votanti ha votato scheda bianca o nulla.

39 anni, con un partitoEn Marche! inventato in pochi mesi, quello che è diventato il più giovane Presidente della storia francese, sconfigge la destra populista più importante d’Europa  -tale è il Front National di Le Pen- e diventa l’ottavo Presidente della Quinta Repubblica francese.
Si era capito fin dagli esiti della prima tornata di aprile che Macron aveva tutte le carte per riuscire battere Le Pen, ma queste le settimane prima del ballottaggio si è subito capito che sarebbero state tutt’altro che scontate. La paura -della crisi, della mondializzazione, di una politica senza riferimenti tradizionali- e l’Europa hanno dominato la battaglia all’ultimo voto di Macron e Le Pen.

La prima uscita a Louvre, quando arriva per la festa organizzata e attesa da molti giorni sulle note dell’inno d’Europa. Un discorso che poi si chiude con la Marsigliese. Nell’intervento richiama i valori dell’Illuminismo e il motto su cui si fonda la Repubblica, assicura che difenderà «la Francia e l’Europa» dal futuro incerto, chiede l’unità dei francesi, invoca l’audacia, promette un ritorno all’ottimismo. «L’Europa e il mondo aspettano che difendiamo lo spirito dell’illuminismo, si aspettano che ancora una volta la Francia li sorprenda e sia sè stessa. Ed è proprio quello che faremo. Ci aspetta un compito immenso, per dare maggiore moralità alla vita pubblica, costruire nuove tutele e protezioni per il mondo che ci circonda. Questa sera voi ce l’avete fatta – la Francia ce l’ha fatta. Ci dicevano che questo era impossibile, ma non conoscevano la Francia», ha aggiunto. «Non cederemo alla paura e alla divisione», ha detto Macron, «combatterò per voi contro le menzogne, l’immobilismo, io vi servirò con amore, sarò al vostro servizio, con umiltà e con forza. Sarò al vostro servizio in nome del nostro motto, libertà uguaglianza e fraternità».
Consapevole che quel 33% che ha votato Le Pen è il problema per eccellenza della Francia e dell’Europa, ai sostenitori che rumoreggiano contro Marine dice: «
Non fischiate chi ha votato Le Pen, perchè chi ha votato Le Pen ha espresso la rabbia, la collera, la delusione e io lo rispetto,  ma farò tutto il possibile perchè non ci sia più alcuna ragione nei prossimi cinque anni per votare per l’estremismo». Da lì dovrà passare la politica europea se davvero vuole dare un futuro all’Unione, e Macron pare esserne consapevole. «Voglio rafforzare i legami che uniscono gli interessi europei, rispetterò gli impegni presi, anche sulla lotta per il clima. Saremo in prima linea contro il terrorismo, la nostra sarà una battaglia che porteremo avanti senza debolezze. Oggi si apre un nuova pagina di speranza e di fiducia, non mi lascerò fermare da niente e da nessuno. Insieme costruiremo un futuro migliore».
L’Europa ha tirato un sospiro di sollievo, l’elezione di Macron era la notizia che Bruxelles attendeva. L’arrivo all’Eliseo di un leader che ha fatto campagna a favore dell’Unione europea in un Paese tradizionalmente sovranista potrebbe segnare anche il rilancio del progetto comunitario. «I francesi hanno scelto un futuro europeo», ha detto il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che ha inviato una lunga lettera di congratulazioni, pochi minuti dopo l’annuncio dei risultati. Quella di Macron è «una vittoria per un’Europa forte e unita e per l’amicizia franco-tedesca», ha spiegato la cancelliera tedesca, Angela Merkel. «Contiamo su una Francia al cuore dell’Europa per cambiare insieme l’Unione e avvicinarla ai cittadini», ha detto il Presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani.
«La Francia ha fatto tremare l’Europa», ha ammesso Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberali all’Europarlamento, dicendosi «sollevato dalla disfatta che (Macron) ha inflitto alla demagogia e al populismo». Per Gianni Pittella, leader dei Socialisti&Democratici, è «scampato pericolo» perchè «la Francia ha scelto l’Europa contro la paura». Secondo Manfred Weber, Presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, la sconfitta di Le Pen è un «immenso sollievo».
Juncker detto che Macron poterà le idee di un’Ue «forte e progressista che protegge tutti i suoi cittadini» nel dibattito sul futuro dell’Ue. Superata la stagione elettorale in Francia e in Germania -a settembre si vota per rinnovare il Bundestag a Berlino- il cantiere delle riforme nell’Ue, e in particolare nella zona euro, dovrebbe essere finalmente riaperto. La vittoria di Macron tuttavia non è considerata definitiva. «La battaglia contro il populismo deve continuare. Non è ancora vinta», ha avvertito Juncker in un’intervista alla radio francese ‘France Inter‘.

La leader del Front National, Marine Le Pen, ha ammesso immediatamente la sconfitta e ha rivendicato un risultatostorico‘. «I francesi hanno scelto un’alleanza di patrioti come prima forza all’opposizione» ha detto guardando già alle elezioni legislative di giugno, quando i francesi saranno chiamati di nuovo alle urne per votare l’Assemblea Nazionale. «Tutti patrioti devono unirsi  perchè ormai la battaglia è tra patrioti e mondialisti. E noi vogliamo combattere quella battaglia». Che quasi quattro francesi su dieci abbiano votato per il Front National, secondo la maggioranza degli analisti, per un verso dimostra che Marine è riuscita in quel che non era riuscito il padre, ovvero sdoganare e far diventarenormale‘, per quanto estremo, il Front, ade-demonizzarlo‘, dall’altra a raccogliere la paura ma non riuscire a trasformarla in una proposta di governo sostenibile e credibile. Le Pen, infatti, conclude questa battaglia per le presidenziali 2017 con un impegno per il futuro immediato: «il Front National ora deve rinnovarsi», deve affrontare «una trasformazione per creare una nuova forza politica che sia all’altezza delle necessità del Paese». Una frase spiegata successivamente dal vice Presidente, Florian Philippot, secondo cui il partito cambierà nome, con lo scopo di andare a cercare quel voto della destra moderata che non si riconosce più nel neo-gollismo al tramonto impersonato da Francois Fillon.
E intato ora c’è già il prossimo appuntamento elettorale al quale guardare: le legislative di giugno. Le Pen ha, dunque, immediatamente chiamato ‘alle armi’ i suoi elettori per le legislative. Ma anche Macron. «Non posso più essere il Presidente di ‘En Marche!’ perchè da oggi divento il Presidente di tutti i francesi». Così Macron si è rivolto con un video ai militanti del suo movimento ringraziandoli per le «notti, i giorni, i fine settimana che avete dedicato al servizio degli altri e rendere il vostro paese migliore. Conto su di voi per vincere le legislative», ha aggiunto. E intanto il partito si prepara a giugno, quando dalla sua performance dipenderà l’effettiva capacità del neo-Presidente di mantenere le promesse con le quali è arrivato all’Eliseo.
E anche a sinistra si guarda già a giugno, Jean-Luc Melenchon, leader della sinistra radicale di France Insoumise battuto al primo turno, che non ha voluto -e per questo è stato anche fortemente criticato- schierarsi nè per Macron nè per Le Pen in questo secondo turno, ha subito criticato la presidenza di Macron e ha lanciato un appello «ai 7 milioni di persone che si sono unite attorno al programma con cui ero candidato di mobilitarsi e restare uniti in vista del voto di giugno. La nostra resistenza può farci vincere la battaglia», ha detto.

Secondo i sondaggi  -i primi già diffusi nei giorni scorsi-, il movimento di Macron e i suoi alleati saranno il primo partito nel primo turno delle legislative dell’11 giugno con il 26%, secondo Harris Interactive, mentre il Front National otterrà il 22%, così come Republicains e Udi, mentre La France insoumise si fermerà al 13% e i socialisti all’8%. Il sondaggio Kantar Sofres prevede per En Marche!/Modem il 24%, per Republicains/Udi il 22%, per La France insoumise il 15% e per i socialisti io 9%. Un sondaggio Opinionway assegna al partito di Emmanuel Macron fra 249 e 286 seggi, contro i 200-210 della destra. Il Front National otterrebbe fra i 15 e i 25 seggi, la sinistra socialista -che ha governato negli ultimi 5 anni- fra 28 e 43, quella radicale di Jean-Luc Melenchon fra 6 e 8.

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