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Francia: l’Operazione Turchese torna alla ribalta Il Ministro della Difesa francese, Florence Parly, rende omaggio ai soldati dell’Operazione che ha segnato una vergognosa pagina della storia francese in Africa

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Venerdì 14 giugno, a Parigi, si sono svolte le cerimonie ufficiali per commemorare l’operazione umanitaria Turchese, voluta dal Presidente Francois Mitterand, nel giugno 1994, con l’intento di  offrire assistenza e difendere la popolazione dalla guerra civile che imperversava tra le forze regolari del regime razziale di Juvenal Habyarimana e il movimento di liberazione Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame, composto da tusti ruandesi della diaspora rifuggiatasi in Uganda, a partire dagli anni Sessanta, e dai soldati ugandesi che agivano in incognito, senza uniformi regolari, sotto il comando di Kagame. Questa la versione ufficiale fornita all’epoca e ancora oggi strenuamente difesa da vari politici e Generali dell’esercito in Francia.

Durante la cerimonia, il Ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha pronunciato un discorso commemorativo ricordando il sacrificio dei soldati francesi, caduti durante la missione in Rwanda e lanciando una sfida al Presidente Emmanuel Macron e alla sua politica di disgelo con il Governo di Kigali. «Lo scorso 7 aprile il Presidente della Repubblica ha annunciato che ogni anno verrà celebrata in Francia il ricordo delle vittime del genocidio in Rwanda. Noi, con questa commemorazione, intendiamo ricordare anche il sacrificio dei nostri soldati che hanno dovuto affrontare in Rwanda, nel 1994, situazioni inimmaginabili in difesa della popolazione inerme. É nostro dovere onorare e ricordare il sacrificio di uomini e donne che fecero parte dell’operazione Turchese», ha affermato il Ministro Parly.  

La commemorazione dei soldati che parteciparono all’operazione Turchese è stata inserita volutamente all’interno della programmata commemorazione dell’ Hotel Degli Invalidi a Parigi, il primo ospedale militare creato in Francia nel Diciassettesimo secolo, forse senza avvisare il Presidente Macron. Entusiaste le reazioni di due alti comandanti dell’operazione: i generali Erik de Stabenrath e Francois Lecointre. «Sono stato orgoglioso che questa mattina ho sentito per la prima volta un politico prendere le difese dell’operazione turchese da molto tempo ingiustamente criticata e mi congratulo della decisione presa», ha commentato Stabenrath. «É la prima volta che un comandante militare del mio livello prende la parola in una manifestazione simile e ne sono fiero», ha detto il generale Lecointre, che è intervenuto durante la commemorazione per ricordare e onorare il sacrificio di giovani soldati nel lontano Rwanda.

La commemorazione ha fatto scalpore tra l’opinione pubblica francese, provocando proteste da parte del Governo di Kigali dai toni cauti, per non compromettere le nuove e promettenti relazioni con Parigi. Molti media francesi si sono chiesti il motivo di questa commemorazione che è contraddittoria rispetto alla politica di disgelo voluta da Emmanuel Macron verso il Rwanda, considerato per quasi 24 anni una Nazione nemica della Francia. Un riavvicinamento fatto da gesti politic,i come la partecipazione francese alle annuali cerimonie di commemorazione delle vittime del genocidio, svoltasi lo scorso aprile in Rwanda, la proclamazione di giornata commemorativa in Francia ogni 7 aprile dedicata a queste vittime e la decisione di aprire parzialmente gli archivi dell’Esercito ad un gruppo di ricercatori e storici. Gli archivi dell’operazione turchese erano stati fino ad ora protetti dal segreto di Stato.

A questi gesti politici sono seguite azioni pratiche. L’ex Ministro ruandese degli esteri, Louise Mushikiwabo è stata nominata, nell’ottobre 2018, alla guida dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) Sono riprese le relazioni diplomatiche tra i due Paesi e si stanno studiando comuni progetti di sviluppo economico e ripresa degli scambi commerciali. Il Presidente Macron ha anche interrotto le azioni eversive francesi nella Regione dei Grandi Laghi tese ad aiutare gruppi terroristici ruandesi a riconquistare il Rwanda. L’ultima partecipazione francese a questi tentativi di invasione risale al novembre 2017. Questa apertura al nemico storico, Paul Kagame, è stata preceduta dall’abbandono del sostegno politico e militare alla dittatura burundese di Pierre Nkurunziza e a quella congolese di Joseph Kabila.

Quali sono i motivi che hanno spinto il Ministro Florence Parly a inserire nella commemorazioni dell’operato dello storico ospedale militare quella della contestata operazione Turchese?
Le prime analisi vertono sulla necessità dello Stato Maggiore dell’Esercito di contrastare l’apertura degli archivi storici e la scelta, mai digerita a pieno, del Presidente Macron di vietare qualsiasi appoggio politico, finanziario e militare alle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR), gruppo terroristico composto dalle milizie che attuarono il genocidio, creato nell’est del Congo dalla intelligence e da consiglieri militari francesi, nel 2000, per contrastare la politica espansionistica regionale di Rwanda e Uganda.

Il 2000 era il secondo anno di conflitto che contrapponeva Burundi, Rwanda Uganda al Governo congolese di Laurent Desire Kabila e i suoi alleati, Angola e Zimbabwe. ‘Mwzei’ Kabila (Kabila il vecchio, detto anche ‘Tombolò’  –lo zoppo) era salito al potere nel 1997, riuscendo abbattere il regime del maresciallo Mobutu Sese Seko, grazie all’aiuto diretto degli eserciti angolano, burundese, etiope, ruandese e ugandese, in cambio delle risorse naturali congolesi. Un anno dopo tenta di liquidare i suoi soci di Bujumbura, Kampala e Kigali, facendo scoppiare la seconda guerra pan-africana in Congo. Il conflitto devasterà il Paese, provocando centinaia di migliaia di morti tra i civili, e aprendo una lunga epoca di destabilizzazione, guerre a bassa intensità e pulizie etniche nell’est del Congo  -situazione che persiste tutt’ora.  Mwzei verrà assassinato nel gennaio 2001, e rimpiazzato da uno dei tanti figli concepiti da matrimoni tradizionali mai registrati, Joseph Kabila Kabange detto ‘Le Petit’ (il Piccolo) e successivamente ‘Le Rais’ (il Condottiero).

Al momento della fondazione delle FDLR ad opera dei strateghi francesi, si era creata una linea di fronte che divideva in due il Congo, e si stava per consumare la battaglia dei sei giorni a Kisangani, che contrappose gli eserciti ruandese e ugandese che si stavano contendendo il monopolio dello sfruttamento delle risorse naturali delle province est del Congo. La guerra, iniziata nel 1998, finì per inerzia nel 2004, dopo che tutti i Paesi coinvolti constatarono l’impossibilità di ottenere una vittoria. La guerra congolese stava letteralmente consumando enormi energie finanziarie e consumando vite umane. Una situazione insostenibile per tutte le forze belligeranti coinvolte.

La fine della guerra fredda tra Francia e Rwanda e l’apertura degli archivi storici, anche se parziale e controllata, ha spaventato molti alti ufficiali dello Stato Maggiore che parteciparono ai nefasti avvenimenti ruandesi del 1994, militari che tutt’ora sono in servizio o sono ancora in vita anche se mandati in pensione. Paure giustificate, in quanto la visione degli archivi prevede l’analisi degli ordini militari ricevuti, delle strategie e delle motivazioni reali dell’operazione Turchese. Il rischio è che il pool di esperti   -ricercatori e storici autorizzati dal Presidente Macron-   confermi le accuse lanciate contro l’Esercito francese in questi ultimi vent’anni da varie associazioni in difesa dei diritti umani e da vari media francesi, l’accusa è di partecipazione al genocidio.

Uno dei rari reati che non decade con il tempo. Se ciò avvenisse, molti generali e politici coinvolti nell’oscura vicenda dell’intervento militare in Rwanda del 1994 rischierebbero di finire in tribunale per crimini contro l’umanità. Un processo difficile da gestire per gli avvocati difensori, visto che dal 2017 vari ufficiali francesi che parteciparono all’Operazione Turchese hanno deciso di rompere il silenzio e raccontare i reali motivi alla base dell’operazione e i crimini commessi.

Cos’è l’Operazione Turchese?
Il 22 giugno 1994, a 77 giorni dall’inizio del genocidio, e con 770.000 vittime (10.000 al giorno), il Presidente Francois Mitterand  -uomo del Partito Socialista- decide di inviare un contingente militare nel Rwanda, devastata dalla guerra civile, ufficialmente per offrire assistenza umanitaria, ricevendo l’avvallo delle Nazioni Unite.
La missione umanitaria fin da subito si rivelerà una campagna militare a tutti gli effetti in sostegno delle forze genocidarie.
Vari fattori fanno comprendere le vere intenzioni della Francia. La forza ‘multinazionale’, come fu definita all’epoca, comprendeva solo qualche reparto dell’Esercito senegalese, in virtù di un accordo di collaborazione militare tra Francia e Senegal risalente alla Prima Guerra mondiale, e successivamente rinnovato all’indipendenza del Paese africano.
Trattasi del famoso accordo siglato tra Parigi e ogni amministrazione francese delle colonie africane che prevedeva il reclutamento e l’addestramento delle truppe coloniali  -dette anche ‘ascari- per poi inviarle sul fronte europeo contro la Germania. Senegalesi, marocchini, tunisini, algerini, maliani, ciadiani verranno inviati nel Vecchio Continente nel 1916 per combattere le truppe tedesche e saranno i principali artefici dell’occupazione della Renania. Nella seconda guerra mondiale le truppe coloniali verranno utilizzate dal generale Charles De Gaulle e dal Governo francese in esilio per riconquistare la patria occupata dai nazisti e gestita dal governo collaborazionista di Vichy. Le truppe coloniali si distinsero in varie battaglie in Francia, Belgio fino ad invadere la Germania ormai in ginocchio grazie all’Armata Rossa.
Le vittorie francesi furono sempre ottenute con un enorme spreco di vite umane, in quanto le truppe africane venivano usate per sfondare le linee nemiche, senza copertura aerea e con insufficiente copertura delle artiglierie per risparmiare le munizioni.
Il contributo dei soldati africani nella prima e seconda guerra mondiale fu praticamente cancellato dai libri di storia e le promesse finanziarie mai mantenute. Nessuna famiglia ricevette indennizzi per la perdita dei loro cari. Nessun soldato africano ricevette la pensione per i servizi resi. Erano sudditi e avevano combattuto per liberare la patria dei loro padroni. Punto e basta.  
Nel 2017 si assistette addirittura ad un tentativo di riscrivere la storia da parte di negazionisti francesi e italiani vicini alla estrema destra, i quali accusarono le truppe coloniali di stupri e violenze. Accuse già mosse da un attore poco credibile nel 1944: il Terzo Reich, e incautamente riprese dal quotidiano ‘La Stampa’ in un discutibile articolo  -‘La verità nascosta delle “marocchinate’, saccheggi e stupri delle truppe francesi in mezza Italia – che contribuì a rafforzare il clima di xenofobia e razzismo che attanaglia attualmente l’Europa.
Le truppe coloniali ritornate ai loro rispettivi Paesi avviarono i motti indipedentistici contro il colonialismo francese. Avevano visto con i loro occhi la fame, la morte e la distruzione dei bianchi, considerati fino ad allora dei semi-dei invincibili. In Europa i soldati africani compresero le debolezze dei loro padroni, e acquisirono la consapevolezza che la ‘grande Francia’ poteva essere sconfitta.

Anche nel caso del Rwanda, le truppe senegalesi erano sotto il comando francese e furono utilizzate in prima linea per sostenere i violentissimi scontri contro il movimento di liberazione Fronte Patriottico Ruandese. Constatando che le truppe senegalesi spesso evitavano di ingaggiare seriamente il FPR e lo combattevano senza troppa convinzione, lo Stato Maggiore francese fu costretto a mettere sulla prima linea di fronte i propri soldati della Operazione Turchese.

Di notevole importanza l’antagonismo tra la missione turchese e il contingente di pace ONU in Rwanda, UNAMIR, comandato dal generale canadese Romeo Dallaire. Antagonismo nato fin dai primi giorni dell’aprile 1994, quando le milizie HutuPower avevano iniziato a massacrare i civili (per la maggioranza tutsi) al ritmo di 10.000 vittime al giorno. La Francia ostacolò, presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la proposta del generale Dallaire di un attacco preventivo contro le milizie paramilitari Interahamwe e l’Esercito ruandese sotto il comando del regime razziale di Juvenal Habyarimana. Proposta fatta nel marzo 1994, dopo che Dallaire aveva raccolto prove inconfutabili della preparazione del genocidio.

La Francia non si limitò a bloccare l’iniziativa, ma riuscì anche a ridurre drasticamente i caschi blu della UNAMIR per impedire al Generale Dallaire dall’aprile 1994 in poi di intervenire contro le forze genocidarie e fermare l’olocausto in virtù del mandato ricevuto di proteggere la popolazione civile. Nel bel mezzo del genocidio Dallaire si ritrovò a disporre di qualche centinaia di soldati tunisini e ghaniani. Nonostante il loro eroico sforzo, queste truppe risultarono  insufficienti, sia per fermare le milizie genocidiarie sia per proteggere adeguatamente i civili. Dallaire e i suoi uomini assistettero impotenti al massacro di un milione di persone, trucidate in modi barbari e violentissimi.

La missione di pace ONU in Rwanda fu riattivata in contemporanea con l’Operazione Turchese, tramite il UNAMIR II, forte di 5.500 soldati. La decisione fu presa dal Consiglio di Sicurezza a seguito della denuncia del generale canadese. Dallaire accusò la Francia di intervento militare per difendere il regime genocidario nel tentativo di ribaltare le sorti della guerra a sfavore del movimento di liberazione Forze Patriottiche Ruandesi  (FPR). Dallaire fu appoggiato da Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, che imposero la seconda fase della UNAMIR.
Nel 2014 il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, definì la missione UNAMIR come una vergogna e una buia pagina della storia dei Caschi Blu, sottolineando l’assenza di responsabilità del generale Dallaire, che disperatamente tentò tutte le vie per convincere il Palazzo di Vetro a intervenire militarmente e fermare il genocidio prima che l’orrore si compisse.

Le accuse mosse da Dallaire trovavano conferma dalla composizione del contingente Turchese e dal suo posizionamento geografico.
La forza multilaterale (composta solo da francesi affiancati a qualche ridotti e poco convinti reparti di fanteria senegalese) era forte di 2.500 uomini. Tutti scelti tra i migliori soldati dell’Esercito francese e della Legione Straniera con dichiarate tendenze politiche di estrema destra. Il contingente aveva a disposizione 100 veicoli blindati con cannoni leggeri, batterie di artiglieria e dotato di una eccellente copertura aerea: 10 elicotteri da combattimento, 4 bombardieri classe Jaguar e 8 caccia di combattimento classe Mirage.
Il contingente franco-senegalese si posizionò nell’est del Paese, al confine con lo Zaire, che sarebbe successivamente diventato la Repubblica Democratica del Congo. Un preciso spazio geografico denominato Zona Turchese, che comprendeva i distretti di Gyangugu-Kibuye, Giseni, Gikongoro. La scelta di questa area geografica non fu casuale. Secondo le ricostruzioni storiche, il Presidente Mitterand e la Cellula Africana al Eliseo, nota con il nome di FranceAfrique, avevano inviato i soldati francesi con il mandato di combattere le forze di liberazione FPR e stabilire una linea di fronte spaccando il Rwanda in due. I distretti individuati rappresentano un terzo del territorio ruandese. L’obiettivo era quello di creare uno stallo militare quando i ribelli di Kagame e i soldati ugandesi stavano per conquistare la capitale, Kigali.
Se i soldati francesi fossero riusciti a fermare l’avanzata di Kagame e installare un governo provvisorio nei distretti est del Rwanda sarebbero state attivate le azioni diplomatiche per firmare una tregua e creare un governo di unità nazionale tra le forze di liberazione e le forze genocidarie.
In caso di fallimento, i soldati dell’operazione turchese avevano ricevuto il compito di evacuare il governo genocidario e le forze rimaste nel vicino Zaire, per riorganizzarsi e lanciare un attacco per la riconquista del Rwanda.

Il piano francese fallì e si dovette evacuare le forze genocidarie nello Zaire. Operazione assicurata dalle truppe franco-senegalesi che, da una parte combattevano i ribelli del FPR per rallentare la loro offensiva nell’est,  dall’altra organizzarono la fuga dei genocidari oltre frontiera, costringendo, armi alla mano, circa un milioni di ruandesi a diventare profughi nello Zaire.
Il coinvolgimento dei civili fu una vergognosa pagina della storia francese in Africa. Vennero costretti a diventare scudi umani per proteggere al fuga delle milizie dai bombardamenti dell’esercito di liberazione di Paul Kgamae. A livello politico i civili ruandesi furono utili per camuffare l’operazione di salvataggio delle milizie paramilitari HutuPower in operazione umanitaria e ricevere l’assistenza dell’Alto Commissariato ONU per i Profughi: UNHCR.

 

(La seconda e ultima parte sarà pubblicata il 18 giugno 2019)

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