sabato, Luglio 20

Francia, la seconda potenza marittima mondiale

0
1 2


La Francia possiede il secondo dominio marittimo internazionale, è poco dietro agli Stati Uniti e molto più avanti rispetto all’Australia. Al di là di essere una curiosità geografica, si tratta di un fatto che potrebbe diventare molto importante a livello economico nei prossimi decenni: una conquista dovuta ai coraggiosi navigatori che hanno incontrato terre sconosciute e ai negoziatori che hanno saputo acquisire i territori polinesiani.

Nell’ottobre 2015 la Francia ha ampliato ancora il suo dominio marittimo – detto anche zona economica esclusiva (ZEE) – con un’area grande come la Francia metropolitana. Secondo Pascal Lorot, dottore in economia presso l’Institut d’études politiques de Paris, si tratta di un’eccellente notizia che apre indubbie prospettive economiche per le generazioni a venire.

Contrariamente alla sua vicina d’oltremanica, la Francia possiede ancora numerosi territori nei vari oceani del mondo. Territori talvolta disseminati come le 118 isole che, sparse in ben 5 arcipelaghi, costituiscono la Polinesia francese. Una distribuzione oceanica che già da sola basta per spiegare la posizione della Francia su scala mondiale. La ZEE della Polinesia francese è di 4,8 milioni di km2, dietro al Regno Unito con i suoi 5,5 e davanti al Giappone con 4,5.

La Nuova Caledonia, con 1,4 milioni di km2, occupa il secondo posto dei possedimenti francesi, con una ZEE poco inferiore a quella del Sudafrica (1,5). Impressionante se paragonata alla ZEE metropolitana, delimitata dalle acque sovrane dei Paesi vicini, e che stabilisce un modesto 0,33 milioni di km2, molto indietro rispetto alle isole sparse nell’Oceano Indiano (0,62), alle Crozet (0,57), alle Kerguelen (0,57) e perfino alle isole Saint-Paul e Nuova Amsterdam (0,51).

 

Com’è possibile che la Francia continui a espandere il suo dominio marittimo? Quali sono i criteri che consentono di estendere le zone marittime di un Paese?

L’informazione è passata inosservata, tuttavia la Francia ha continuato ad ampliare i suoi possedimenti. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare – una vera e propria Costituzione degli oceani – sottoscritta a Montego Bay (Giamaica) il 10 dicembre 1982, autorizza ogni Stato a esercitare il proprio controllo su un territorio marittimo 200 miglia nautiche (circa 370 km) al largo della sua costa, limite consentito dalla ZEE. Al suo interno, l’autorità si estende sia alle risorse ittiche che ai fondali sottomarini.

Meno conosciuto è, invece, l’articolo 76 della Convenzione che dà la possibilità agli Stati di rivendicare un’estensione di questa zona fino a un massimo di 350 miglia (circa 650 km), nel momento in cui si può dimostrare – prova geologica alla mano – che la superficie rivendicata è il naturale prolungamento del territorio sottomarino del Paese interessato.

Alla fine di settembre 2015 sono stati pubblicati quattro decreti sulla Gazzetta ufficiale che stabiliscono i limiti esterni della piattaforma continentale francese a largo della Martinica e della Guadalupa, della Guyana, della Nuova Caledonia e delle isole Kerguelen. La pubblicazione di questi testi fa seguito alle raccomandazioni della Commissione per i limiti della piattaforma continentale (CLPC), un organo predisposto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, e la Francia ha condotto tutte le pratiche d’esame richieste per la sottoscrizione. Le raccomandazioni sono state fornite dalla CLPC a settembre 2009 per la Guyana e la Nuova Caledonia, e ad aprile 2012 per le Antille e le isole Kerguelen.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore