giovedì, Luglio 2

Francia: la magistratura impone l’apertura degli archivi sul genocidio ruandese Il Consiglio di Stato ha ritenuto che François Graner avesse «il permesso di consultare gli archivi del defunto presidente François Mitterrand sul Rwanda», al centro della lunga controversia sul ruolo della Francia durante il genocidio del 1994

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Nella serata del 6 aprile 1994 viene abbattuto l’aereo presidenziale in fase di atterraggio presso l’aeroporto internazionale di Kigali, in Rwanda. L’obiettivo dell’attentato: uccidere il presidente Juvenal Habyarimana di ritorno da Arusha (Tanzania) per impedire gli accordi di pace con la guerriglia tutsi del Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda. Due ore dopo l’attentato, iniziò il genocidio durato 100 giorni. Un milione di vittime per la maggior parte Tutsi.

L’Olocausto africano diventa la ‘Matrix’ per tutti gli avvenimenti geopolitici della Regione dei Grandi Laghi: dalla caduta del dittatore congolese Mobutu Sese Seko, alla guerra civile burundese. Dalle due guerre pan africane combattute in Congo alle attività terroristiche delle FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda). Dalla guerra fredda tra Uganda e Rwanda alla orribile dittatura di Pierre Nkuurnziza nel Burundi.

Nella maggior parte di questi avvenimenti compare immancabilmente il nome della Francia. Dalla Operazione Turchese in Rwanda in pieno genocidio (accusata di salvare il governo HutuPower per poi riorganizzarlo nel vicino Zaire) alla creazione (in Congo) del gruppo terroristico ruandese FDLR che tenterà oltre 24 invasioni del Ruanda per riconquistare il potere e finire lo sterminio dei Tutsi. Dall’appoggio incondizionato al dittatore Nkurunziza alle implicazioni militari durante le due guerre Pan Africane in Congo.

I vari governi francesi hanno sempre negato ogni coinvolgimento, soprattutto per quanto riguarda il genocidio ruandese. Il governo di François Mitterrand è stato accusato di aver armato le milizie genocidarie, partecipato all’organizzazione del genocidio, aver orchestrato l’attentato aereo contro il Presidente, aver inviato un finto contingente  militare di pace (Operazione Turchese) per salvare regime ed esercito genocidario che avevano appena trucidato un milione di ruandesi.

Varie testimonianze (anche di ufficiali dell’esercito francese) hanno confermato la pesante responsabilità storica che viene continuamente negata da uno dei principali Paesi baluardo della Democrazia Europea ed Occidentale. Le varie testimonianze sono state rese ‘incomplete’ in quanto la maggioranza delle prove del coinvolgimento francese prima, durante e dopo il genocidio, erano protette da Segreto di Stato.

Questo ultimo ostacolo è stato superato da un’inaspettata decisione della magristratura francese presa venerdì 12 giugno. Il Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo in Francia, ha ritenuto che François Graner (autore di numerosi libri sulla Francia in Rwanda e vicino all’associazione ‘Survie’ impegnata contro l’imperialismo della Françafrique), avesse «il permesso a consultare questi archivi archivi del defunto presidente François Mitterrand sul Rwanda», al centro della lunga controversia sul ruolo della Francia durante il genocidio del 1994, «con l’obiettivo di completare la sua ricerca storica e quindi di informare il dibattito su una questione di interesse pubblico».

Il governo di Emmanuel Macron e il Ministero della Cultura francese avevano tentato di opporsi alla decisione della magistratura ma il Consiglio di Stato ha decretato che «la protezione dei segreti di stato deve essere ponderata con l’interesse di informare il pubblico su questi eventi storici». Gli archivi interessati comprendono, in particolare, le note redatte dai consulenti del Presidente e i verbali delle riunioni del governo tra il 1991 e il 1995. Questi documenti sono stati fino ad ora coperti da un protocollo che prevede l’apertura generale al pubblico solo 60 anni dopo la sua firma, nel 2055.

Questa decisione chiude cinque anni di procedimento e costituisce «un’ottima notizia», per il ricercatore François Graner. «Non ci aspettiamo uno scoop da questi archivi, alcuni dei quali sono già noti», ha dichiarato Graner alla Agenzia Francese di Stampa AFP, «ma vogliamo essere in grado di fare un lavoro di fondo, serio, sereno, per capire ciò che tutti sapevano in quel momento»

Le aree grigie sul ruolo di Parigi prima, durante e dopo il genocidio dei tutsi in Rwanda – che secondo le Nazioni Unite almeno 800.000 sono morte da aprile a luglio 1994 e secondo il governo ruandese 1 milione di morti – rimangono una fonte ricorrente di controversie in Francia, accusata di essere statacomplice e aver sostenuto, prima, durante e dopo il genocidio, il potere estremista hutu.

L’ex presidente socialista François Hollande aveva annunciato nel 2015 la declassificazione degli archivi della collezione François Mitterrand, ma il loro accesso è rimasto molto limitato e il rappresentante del fondo, Dominique Bertinotti, è stato spesso accusato di bloccare questi archivi. L’attuale capo di stato, Emmanuel Macron, ha annunciato nel 2019 l’apertura degli archivi francesi sul Rwanda tra il 1990 e il 1994, ma a una commissione ad hoc di storici accuratamente ‘selezionata’ dal governo.

La decisione del Consiglio di Stato «è una vittoria per la legge ma anche per la storia», ha accolto con favore l’avvocato del signor Graner, Me Patrice Spinosi. «Si applica al Rwanda, ma più in generale a tutti gli archivi presidenziali», ha dichiarato in una dichiarazione all’AFP, affermando che «il diritto all’informazione è prevalso». «D’ora in poi, i ricercatori, come Graner, potranno avere accesso agli archivi presidenziali del presidente Mitterrand per far luce sul ruolo della Francia in Rwanda nel 1994 e nel 1995», ha aggiunto.

Tra i punti più contestati vi sono la portata dell’assistenza militare fornita dalla Francia al regime del presidente ruandese Hutu Juvénal Habyarimana dal 1990 al 1994, le circostanze dell’attacco che gli costarono la vita il 6 aprile 1994, (fattore scatenante del genocidio) e i veri obiettivi della missione di Pace ‘Operazione Turchese’.

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