martedì, Settembre 29

Francia: il Partito Socialista dopo François Hollande

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Per il Partito Socialista francese è cominciato un calvario che potrebbe condurlo dritto all’autodistruzione. Prima la decisione di François Hollande – unica nella storia della Quinta Repubblica – di non ripresentarsi per un secondo mandato, poi la disfatta dell’erede legittimo, Benoît Hamon, e il trionfo di quello illegittimo, Emmanuel Macron, colpevole di aver tradito il Presidente e il partito per cui è stato Ministro dell’Economia.

François Hollande passerà alla storia come il Presidente che ha affossato il suo partito? C’è qualcosa che può essere salvato del suo quinquennato? Da dove e, soprattutto, da chi ripartirà la sinistra francese negli anni a venire? Lo abbiamo chiesto a Marco Gervasoni, professore di Storia comparata dei sistemi politici alla School of Government della LUISS Guido Carli.

Professor Gervasoni, quali sono state le ragioni della sconfitta di François Hollande?

La più grande sconfitta è stata non mantenere le promesse iniziali del suo mandato, che erano fondate sulla possibilità di risanare la situazione economica. Hollande si era ripromesso di abbassare il tasso di disoccupazione e questo, invece, è salito.

È stato eletto con una piattaforma di campagna elettorale che prevedeva una serie di riforme, ma, a metà mandato, ha cambiato rotta e ha fatto quella che è stata da tutti definita come una ‘svolta liberale’. In tal senso, verso la fine del suo mandato, ha fatto approvare una legge di riforma del lavoro che ha creato molti contrasti.

L’errore di fondo è stato non avere una linea chiara. La riforma sul lavoro, ad esempio, avrebbe dovuto essere fatta prima.

Al di là delle politiche che ha adottato, c’è stata poi l’incapacità di controllare la sua stessa maggioranza. Non è mai accaduto che il partito del Presidente – com’è invece successo in occasione della discussione sulla legge del lavoro – arrivasse a minacciare di votare la sfiducia al governo.

Infine, Hollande ha sbagliato a giocarsi tutto a inizio mandato, puntando sulla legge Taubira, che ha introdotto il matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Pensava che questa potesse passare senza grossi problemi. Ha sottovalutato lo stato del Paese e l’approvazione del ‘matrimonio per tutti’ a inizio mandato ha provocato grandi agitazioni, che hanno subito leso la sua popolarità.

Sulla gestione della minaccia terroristica avrebbe potuto fare diversamente?

Sicuramente, all’inizio le forze dell’ordine hanno sottovalutato la situazione. Poi, dopo l’attentato del Bataclan, Hollande ha avanzato in pochi giorni delle proposte che fino a qualche tempo prima aveva rifiutato. Questo gli ha impedito di convincere la maggioranza e, in particolare, il suo partito. Per quanto riguarda la fase successiva all’introduzione dello ‘stato di urgenza’, invece, è ancora troppo presto per dire se si sarebbe potuto fare di più.

In Europa avrebbe potuto fare meglio?

Sull’Europa Hollande aveva promesso di ripristinare l’equilibrio nell’asse franco-tedesco. La sua condotta, però, è stata poco interessata a far giocare alla Francia il ruolo che le spetta nell’Unione e questo lo ha fatto apparire subalterno ad Angela Merkel. Anche Emmanuel Macron glielo ha rimproverato.

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