giovedì, Ottobre 1

Francia ed Europa: che dicono i programmi dei candidati alla presidenza?

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Strasburgo – Le prossime elezioni presidenziali francesi non designeranno solo il successore di François Hollande, ma avranno un impatto decisivo sul futuro dell’Unione europea. Europa che gioca un ruolo differente nei programmi dei vari candidati: c’è chi la tratta in maniera marginale e chi, invece, a seconda dei casi, ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia o capro espiatorio.

Lunedì, un gruppo di eurodeputati francesi appartenenti ai vari schieramenti ne ha discusso a Strasburgo, in occasione di un incontro organizzato dall’organizzazione Maison de l’Europe Strasbourg-Alsace.

Molta attenzione era concentrata sul programma di François Fillon, candidato della destra (Les Républicains), fino a un mese fa super-favorito e ora travolto da una serie di scandali riguardanti l’impiego fittizio della moglie e di altri famigliari in qualità di collaboratori parlamentari. Fillon ha messo in chiaro nel suo programma di voler rilanciare il progetto europeo senza modificare i trattati, insistendo su tre assi strategici che sono: frontiere protette, immigrazione controllata e difesa autonoma.

«Per quanto riguarda lo Spazio Schengen, Fillon non ha alcuna intenzione di chiudere le frontiere nazionali – precisa Anne Sander, deputata alsaziana dei Les Républicains – Il principio della libera circolazione va mantenuto, ma deve essere accompagnato da un controllo efficace delle frontiere esterne dell’Unione». Come? Triplicando il budget di Frontex, l’agenzia europea che occupa del controllo dei confini esterni, e creando un corpo europeo di guardie di frontiera.

Per quanto riguarda l’immigrazione, invece, Fillon vuole introdurre un limite massimo di immigrati che possono entrare in Europa e definire un insieme di regole di accoglienza comuni, tra cui anche un diritto d’asilo europeo. «La Francia prima di tutto» è questo comunque il cuore del messaggio politico del leader della destra francese, che, come sostiene Sander, «vuole risollevare la Francia per rilanciare l’Europa».

Un’Europa che, che così come strutturata, non è in grado di funzionare, come ritiene Edouard Martin, eurodeputato socialista sostenitore di lunga data di Benoît Hamon, il candidato del Partito Socialista alle presidenziali. «Hamon vuole frenare l’Europa della concorrenza, invertire la svolta liberale iniziata già con Margaret Thatcher, che ha impresso una dinamica ultra-liberista al continente. Basta sentire la Commissaria Cecilia Malmstöm – incalza Martin – che parla sempre di consumatori e mai di cittadini o lavoratori».

«Hamon vuole un’Europa della solidarietà – spiega Martin – bisogna perciò allentare i vincoli del Patto di stabilità, che impedisce all’economia di decollare, introdurre un salario minimo europeo (corrispondente al 60% del salario medio nei vari Stati membri) e creare le condizioni affinché il pubblico sia in grado di finanziare gli investimenti strutturali a lungo termine, incapaci per loro natura di attirare il settore privato». Dove trovare i soldi per questi investimenti? Attraverso la Banca Centrale Europea, facendole stampare nuova moneta per far crescere l’economia.

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