giovedì, Aprile 25

Francia e Germania di nuovo ‘mano nella mano’ La Russia ha aperto una procedura amministrativa contro Facebook e Twitter

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Francia e Germania di nuovo ‘unite’. Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno firmato il trattato di Aquisgrana, che rilancia l’amicizia e la collaborazione tra le due parti. Si tratta dell’intesa che rilancia il contratto dell’Eliseo, che nel 1963 fu firmato da Korad Adenauer e Charles de Gaulle.

Se allora nel mirino c’era la Russia, stavolta al centro del nuovo trattato ci sono politica estera, la difesa, la sicurezza e la creazione di un’area economica comune, oltre all’impegno della Francia di impegnarsi per riservare un posto nel Consiglio di sicurezza dell’Onu alla Germania. L’obiettivo di Francia e Germania è di affrontare importanti questioni di politica estera da una posizione comune soprattutto sui temi di sicurezza e difesa.

I due Paesi si sarebbero accordati anche su un elenco di 15 progetti da implementare subito, e da aggiungere al trattato. Fra questi ci sarebbe la chiusura della centrale atomica di Fessenheim, la più vecchia della Francia, posta nelle vicinanze del confine tedesco e ritenuta rischiosa.

«Oggi è un giorno molto significativo per i rapporti franco-tedeschi», ha detto la Merkel, «significa che vogliamo andare avanti mano nella mano». «Di fronte alle molte sfide che si presentano oggi in Europa, Francia e Germania devono assumersi la responsabilità e parlare con una voce sola», le parole invece di Macron, che ha citato «i nazionalismi che minacciano l’Europa».

Positive le reazioni dall’Ue. «L’amicizia franco-tedesca non è solo un sogno, ma una realtà e una necessità ed è garante della pace in Europa», ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. «Negli ultimi anni, Francia e Germania sono quasi sempre unite, e questo qualche volta irrita gli altri partner. Ma questa irritazione diventa dolore, se la comprensione diventa incomprensione. Quindi per favore curate questa amicizia, ci fa stare tutti più sereni». Mentre il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha specificato: «L’Europa ha bisogno di un segnale chiaro da Francia e Germania, sul fatto che questa collaborazione non rappresenti un’alternativa alla collaborazione con tutta l’Europa».

Intanto in Francia, e proprio ad Aquisgrana, 120 gilet gialli hanno protestato a margine della firma del trattato dell’amicizia franco-tedesco. A contro-manifestare, nelle stesse strade, ci sono stati anche 200 rappresentanti del movimento civico europeista Pulse of Europe.

Altra questione calda lo scontro diplomatico tra Francia e Italia dopo le dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio che accusava Parigi di colonialismo e di sottrarre ricchezza all’Africa. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha specificato che quelle parole sarebbero «parte del dibattito che ci accompagnerà verso le elezioni europee: dobbiamo abituarci a questi toni». Poi ha confermato: «Il colloquio con (il collega) Le Drian è stato franco, estremamente aperto ed esplicito, da inquadrare nel quadro dei colloqui tra rappresentanti tra Paesi che restano amici e alleati». Mentre il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha sottolineato che «sarebbe meglio collaborare e dialogare invece di lanciarsi accuse».

La Russia invece ha aperto una procedura amministrativa contro Facebook e Twitter per non aver rispettato le leggi locali in materia di dati. Roskomnadzor, l’autorità per le telecomunicazioni, ha spiegato che i due social network non hanno chiarito come e quando si sarebbero conformati alla norma che impone loro di archiviare i dati personali degli utenti russi sui server del Paese.

Ventuno uccisi tra militari siriani, pasdaran iraniani e miliziani sciiti non siriani: è il bilancio dei raid missilistici israeliani condotti tra sabato e domenica scorsi nella zona di Damasco. A dirlo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), secondo cui l’attacco ha «causato enormi danni materiali alle postazioni militari colpite in Siria».

Ancora arresti in Turchia con l’accusa di legami con la rete di Fethullah Gulen, ritenuto la mente del fallito colpo di stato del luglio 2016. Emessi 51 mandati di cattura nei confronti di militari sospettati di essersi infiltrati nelle forze armate con scopi eversivi. Tra loro, 33 erano ancora regolarmente in servizio.

In Venezuela, sono proseguite tutta la notte a Caracas le proteste di parte della popolazione per l’arresto di 27 soldati che poche ore prima si erano ribellati al governo di Nicolás Maduro. Diversi i tafferugli con la polizia, che ha risposto col lancio di gas lacrimogeni.

Nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo sono finora 640 le persone contagiate da Ebola, di cui 373 sono morte, in quella che è diventata la seconda peggiore epidemia di Ebola della storia. A dirlo Medici Senza Frontiere, che ha costruito un nuovo Centro di trattamento e un nuovo Centro di transito, oltre a rafforzare le attività esistenti nel Paese.

Chiudiamo con lo Zimbabwe, dove è di otto morti accertati il bilancio delle violenze degli ultimi giorni legate alle proteste contro il caro benzina. Il presidente Emmerson Mnangagwa, a causa della crisi, ha interrotto il suo viaggio verso Davos e non parteciperà all’annuale forum internazionale.

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