domenica, Gennaio 19

Francia – Cina: un altro successo per Macron e per l’ Europa La visita del Presidente francese in Cina, tra rivoluzione e continuità, secondo Jean Pierre Darnis

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E’ ripartito alla volta di Roma il Presidente francese Emmanuel Macron. Ha lasciato Pechino, dopo aver messo a segno diversi colpi vincenti: ha rimesso l’ accento sui rapporti economici tra i due Paesi, sbilanciati, che alla Francia costano 36,2 miliardi di deficit rispetto al partner. Del resto, come ha detto il capo dell’ Eliseo, al momento, «abbiamo un accesso ai mercati insoddisfacente» e «se non ci occupiamo di questo responsabilmente, la prima, naturale, reazione sarà quella di chiudere da entrambe le parti». Ha dunque intavolato un dialogo serio, sincero, ma anche deciso con Xi Jinping, nella speranza di poter riequilibrare la forte sperequazione.

Ma un altro successo è stato l’ ergersi a rappresentante dell’ Europa, ancora smarrita dalla crisi politica tedesca e dalla Brexit. «Sono venuto a dirvi che l’Europa sta tornando» ha sostenuto Macron che, alla vigilia del viaggio, aveva affermato che i francesi «hanno bisogno di ritrovare l’ambizione europea» per  «far fronte alla Cina e agli Stati Uniti». «L‘avvenire ha bisogno della Francia, dell’Europa e della Cina. Noi siamo la memoria del mondo. Tocca a noi decidere di esserlo anche per il futuro» ha auspicato il leader francese. Non più discorsi nazionalistici, ma di respiro europeo «Francia, Europa e Cina devono collaborare sia sul clima sia sul grande progetto cinese per la riapertura delle nuove Vie della Seta».

Per quanto concerne il primo dossier, quello ambientale, quasi isolando la posizione di Trump, il Presidente francese ha riconosciuto a Pechino di aver «dimostrato la realtà della vostra consapevolezza e il vostro grande senso di responsabilità» nell’ ottica del «Make Our Planet Great Again» e ha proposto di organizzare «un anno franco-cinese della transizione ecologica» fra il 2018 e il 2019.

Per quel che riguarda l’ ambizioso progetto infrastrutturale cinese, da 1000 miliardi di dollari,  ‘One belt One Road’, che coinvolge molti Paesi eurasiatici, ma anche africani (dove l’ interesse francese è antico), Macron non ha nascosto la necessita che  esso, non essendo «le antiche strade della seta mai state solo cinesi», «per definizione, queste strade possono essere solo condivise. Se sono strade, non possono essere a senso uniconon possono essere quelle di una nuova egemonia, che trasformerebbe quelle che attraversano in vassalli». L’ approccio europeo ai diversi dossier è stato dunque l’ elemento fondamentale del viaggio di Macron che ha anche annunciato un accordo diplomatico per l’apertura di una filiale del Centre Pompidou , all’interno del West Bund Art Museum, a Shanghai. la cui inaugurazione non dovrebbe avvenire prima del 2019.

Del viaggio di Macron in Cina, del rilancio della partnership franco-cinese in un’ ottica europea, abbiamo parlato con il Professor Jean Pierre Darnis, esperto di politica francese oltre che direttore del Programma Sicurezza e Difesa dello IAI (Istituto Affari Internazionali) e professore associato all’ Università di Nizza Sophia-Antipolis.

E’ rivoluzionario l’ approccio usato dal Presidente francese Emmanuel Macron nel dialogo con la Cina?

E’ stata un’ ottima operazione, condotta con grande intelligenza, che, però, si iscrive nell’ assoluta continuità di rapporti dal generale De Gaulle in poi.

Grande attenzione Macron ha rivolto alle relazioni economiche tra i due Paesi. «Abbiamo un accesso ai mercati insoddisfacente» sono state le sue parole. Riuscirà a ridurre il deficit commerciale della Francia rispetto alla Cina, che oggi ammonta a 36,2 miliardi di dollari?

Su questo punto, Macron è stato abbastanza innovativo: ha riconosciuto l’ importanza delle nuove “Vie della Seta”, ma ha anche affermato come debbano essere di “interesse reciproco”. Quindi non solo propedeutici  agli interessi cinesi in Europa, ma anche per avere accordi di reciprocità commerciale e un accesso al mercato cinese da parte anche degli europei. Su quello, il discorso non era così scontato perché tutti i Paesi, compresa l’ Italia – Romano Prodi è stato sempre molto attivo nelle relazioni con la Cina – vanno lì a vendere i prodotti. La mossa di Macron introduce una richiesta politica che non va sottovalutata. Non so se riuscirà a ridurre il deficit commerciale, ma, perlomeno, ne ha fatto oggetto di una richiesta politica. Il che è meglio di nulla.

«Sono venuto a dirvi che l’Europa sta tornando» ha dichiarato Macron, una volta atterrato a Pechino. E’, oramai, palese il suo sentirsi ‘rappresentante’ dell’ Europa, smarrita dalla crisi politica in Germania e la Brexit.

Questa è una gran bella novità perché non abbiamo mai avuto un Presidente della Repubblica francese che, in modo esplicito, facesse una dichiarazione identificandosi con l’ Europa. Erano sempre dichiarazioni molto nazionaliste. Per la prima volta, abbiamo un Presidente che si è fatto eleggere sotto il segno della bandiera europea e la sera della sua elezione ha fatto suonare l’ inno europeo. Adesso parla anche a nome dell’ Europa. Ovviamente la Francia fa parte dell’ Europa, così come gli altri Paesi, ma è, certamente, una bella novità questa ‘appropriazione’ di identità. Nell’ appropriarsene, infatti, crea delle esigenze, crea la circostanza per cui anche gli altri Paesi europei possono dire la loro. Per questo, è sicuramente un meccanismo molto interessante. La crisi politica tedesca non c’ entra perché Macron è stato molto bravo. E’ riuscito a far passare la riforma del mercato del lavoro  senza grandi opposizioni. Ha bisogno della Germania e, dall’ inizio, ha un piano di riforma dell’ Eurozona. Quindi la crisi in Germania è per lui più un problema che altro.

Questo favorirà l’ Europa nel dialogo con la Cina?

Certo perché se Macron dice di parlare a nome dell’ Europa, gli altri Paesi vorranno che parli anche di altri dossier magari per loro più importanti. Crea un obbligo collettivo ed è una cosa molto rilevante.

Lei citava il progetto ‘One Belt One Road’. A questo riguardo, Macron ha ammonito come non possa essere «a senso unico, non può essere una nuova egemonia». Quale considerazione ha il Presidente francese di queste nuove ‘Vie della Seta’ che attraverseranno il continente asiatico e africano?

Macron, riguardo a questo progetto, fa una vera politica europea visto che tutti gli altri Paesi, quando sentono parlare di ‘One Belt One Road’, auspicano solamente che gli porti tanti soldi. Macron fa un passo ulteriore e afferma la necessità di reciprocità sommata all’ assenza di sfruttamento delle risorse dei Paesi che attraversa e all’ esigenza di continuità nel modello sociale e innovativo, oltre che dei diritti e della proprietà intellettuale. Non dico che il cambiamento si vedrà da domani, però è una mossa politicamente molto importante che rispecchia la cultura di tipo liberal-social-democratico comune a tutti i Paesi europei.

Da questo punto di vista, un solido rapporto con la Francia può rivelarsi strategico per la Cina, non solo nell’ ottica del dialogo con gli altri Paesi europei e in Africa, ma anche con gli Stati Uniti. Il rapporto con Washington può essere una chiave di lettura del successo di questa due giorni?

Certamente perché gli Stati Uniti sono in ritirata dal mondo. L’ Amministrazione Trump aveva annunciato, già in campagna elettorale, di voler adottare una politica molto più ritirata sul territorio statunitense. Questo, per certi versi, li rende latitanti in Asia. La Francia è una media potenza, ma, ovviamente, conquistando un ruolo più incisivo in Europa, come non aveva più dai primi anni 2000,  può divenire un tassello interessante, anche se con delle esigenze legittime rispetto alle quali la Cina deve fare i conti. E’ una voce che potrebbe essere interessante in un momento in cui la Presidenza Trump ha degli alti e bassi. Ha di sicuro un effetto stabilizzatore internazionale. Del resto, Macron è un Presidente giovane, che dorme poco e lavora molto, con un’ efficienza marginale superiore agli altri. In più gode di una Costituzione, quella della Quinta Repubblica, che gli conferisce più poteri di una Cancelliera Tedesca o di un Presidente del Consiglio Italiano e questo non va sottovalutato. Esprime comunque una serie di considerazioni europee, che fanno parte di una cultura europea, mai appiattita sugli interessi americani. La Francia, inoltre, in questo momento, ha un ottimo rapporto con gli Stati Uniti, ma sente di dover interpretare uno spartito un po’ diverso vista la latitanza di Washington su alcuni dossiers.

Una tematica che isola, in un certo senso, gli Stati Uniti è quella relativa all’ ambiente, su cui Macron e Xi Jinping sembrano trovarsi in assoluta sintonia.

Per la Cina è più di un’ esigenza interna visto che molti cinesi muoiono per l’ inquinamento. Inoltre l’ ‘ambiente’ costituisce una mossa diplomatica molto abile: non dimentichiamo che la Cina è un regime totalitario molto raffinato, completamente liberticida, ma che, allo stesso, tempo sa apparire un po’ amica su alcuni dossier che piacciono.

“Per fare l’ Europa”, potremmo dire, la Cina sta divenendo un attore sempre più imprescindibile?

La Cina è già un attore importante, ma anche preoccupante: ha imposto un regime di cyber totalitarismo e ha dei risvolti inquietanti per qualsiasi cittadino, non solo cinese, ma anche del pianeta. La Cina va dunque considerata attentamente.

Quanto ha contato, nel successo anche mediatico del viaggio di Macron, la consorte Brigitte?

Macron è bravissimo, ha un team di comunicazione molto ristretto, ma molto efficiente: quindi  qualsiasi cosa faccia, la sa massimizzare. Si pensi al discorso sull’ orientalismo che ha tenuto a Xian. Ma anche con il “Make our Planet gret again” ha avuto un grande seguito sui social. Questo dimostra la sua grande abilità comunicativa. Il fatto che abbia come moglie una donna che piace molto in giro, che lo conforta nella sua vita personale, ha certamente un risvolto positivo.

E’ stata, dunque, efficace la cosiddetta ‘diplomazia del cavallo’?

Questa è una cosa che forse nessuno ha capito, ma è molto più raffinata di quanto sembra. In primo luogo, risponde ad un regalo, una coppia di panda,  fatto da Xi Jinping alla Francia nel 2014:  quindi una reciprocità su questo simbolismo del regalo degli animali. Dopodiché, la scelta del cavallo, sapendo che anche Xi Jinping alleva cavalli ed era rimasto molto colpito dalla Guardia Repubblicana nella sua ultima visita a Parigi, ha tenuto conto del fatto che, in mandarino, “Ma” significa “cavallo”, e questo ha permesso di associare al regalo in sé il nome di Macron. “Macheron” avrebbe il significato di “Cavallo che trionfa sul drago”. E’, dunque, un’ ottima operazione di simbologia animale, alla quale i cinesi sono molto attenti, come dimostra il loro calendario. Questa è soltanto intelligenza: con questo regalo all’ antica, si è attirata l’ attenzione di tutti.

Macron è ripartito alla volta di Roma. In cosa potrà consiste il “Patto del Quirinale”?

Macron inventa la partnership tra Italia e Francia. Un trattato del “Quirinale”, idea lanciata da Macron nel settembre scorso, simile al “trattato dell’ Eliseo” che esiste tra Francia e Germania sarebbe fondamentale perché non definisce delle politiche, ma dei consigli di ministri in comune, uno scambio di funzionari, di informazioni, tutta una serie di prassi che potrebbero portare l’ Italia in un rapporto quotidiano con la Francia, evitando una serie di equivoci che, spesso, impediscono ai due Paesi di capirsi. Un meccanismo così sarebbe davvero positivo, al di là delle politiche che poi verrebbero messe in atto. Farebbe sentire gli italiani inclusi in un rapporto con Francia e Germania.

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