sabato, Dicembre 14

Francia: cambia lo spazio d’oltralpe?

0

L’astronauta francese Thomas Pesquet ha fatto ritorno sulla Terra il 2 giugno scorso, dopo una permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale iniziata lo scorso 17 novembre e durata 196 giorni. La sua avventura era iniziata dal cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakhstan per la missione Proxima, con un lancio perfetto a bordo della navetta Soyuz MS-03. Pesquet, al suo primo volo nello spazio è ingegnere ed ex pilota di linea di Air France ed è stato il decimo francese della storia ad andare in orbita. Ma è stato anche l’ultimo a volare nello Spazio dei cosiddetti Shenanigans, il gruppo dei sei astronauti europei selezionati dall’Esa nel 2009, di cui hanno fatto parte il danese Andreas Mogensen, il britannico Tim Peake, il tedesco Alexander Gerst e gli italiani Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Parmitano, aggiungiamo, è stato presente a Baikonur come membro dello staff di supporto del suo collega francese al momento del lancio.

Un professionista di alto livello, come del resto tutti quelli che l’Agenzia seleziona per lo spazio ma che si è reso noto al pubblico per un errore compiuto durante uno dei collegamenti con base Terra. A dicembre dello scorso anno, durante la missione twittò dalla Stazione: «Buona Festa delle Luci, Lione!», facendo gli auguri ai lionesi per la loro festa più tradizionale. La città inquadrata da Pesquet era però Roma, con le sue luci prepotenti. A far notare l’errore furono i follower che hanno cominciato a twittare i loro dubbi dopo il post dell’astronauta: «La foto non è buona ma la città brilla così tanto nella notte!». Fu interessante lo scambio come riportato dalla rete. Tra tutti, un segugio affezionato: «Io penso sia una città della costa, qualcuno la riconosce?». Pochi minuti dopo, la stessa sentinella della rete confrontò le foto notturne di diverse città: «Confermo: è Roma!». E dopo qualche minuto l’ammissione della svista del navigante francese: «Si può essere un astronauta e scarso in geografia, a quanto pare. La mia foto di Lione era in realtà Roma. Sì, ho confuso le carte». Peccato assolutamente veniale per il nostro Tomè, che salutiamo con grande simpatia come una persona che smonta e umanizza il personaggio perfetto che lo spazio ci restituisce in modo fin troppo retorico.

Il ritorno dell’astronauta europeo e francese però ci dà lo spunto per qualche riflessione sui nostri vicini di geografia e partner di molte attività del settore. Per quanto il presidente Emmanuel Macron non abbia usato lo Spazio come leva di interesse nella sua campagna elettorale, non si può dimenticare che già dalla metà del secolo scorso la Francia ambiva essere una delle grandi potenze, alla pari di Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna. Ovvero, l’ambizione delsuo leader storico Charles de Gaulle era di confermare la sua posizione come nazione vincente dell’ultima guerra mondiale e per questo il governo varò un immenso investimento necessario a creare la Force de Frappe, strumento militare ad alto contenuto tecnologico e industriale. Ovvero un sistema coordinato che attorno alla messa a punto di un armamento atomico, fu dotato di una capacità spaziale in grado di garantire il ruolo di attore globale per far contare le decisioni nazionali anche minacciando l’invio di ordigni di distruzione con vettori intercontinentali. E fu così che si diede vita nel 1961 al CNES (Centre National d’Etudes Spatiales) che fu posto sotto la tutela del ministero delegato alla Ricerca e alle Nuove tecnologie e il ministero della Difesa. Una visione illuminata che l’Italia sta ancora cercando di strutturare con una numerosa cabina di regia in attesa di un iter istituzionale ancora lungo per portare anche l’Agenzia Spaziale Italiana nella sfera della Presidenza del Consiglio.

Fu una soluzione illuminata quella francese perchè vennero strutturati dei programmi che permisero all’industria nazionale di assumere la leadership europea per le tecnologie spaziali per cui le imprese francesi acquisirono competenze nell’ambito dei programmi scientifici finanziati e condotti dall’Esro (European Space Research Organisation) e ottennero un ruolo molto rilevante con l’Eldo (European Launcher Development Organisation), dove riuscirono in meno di dieci anni ad annullare l’originario predominio britannico. È interessante sottolineare l’importanza che si diede al CNES che fin dal principio ebbe il compito di elaborare e proporre al governo la politica spaziale francese e di attuarla fissando gli obiettivi strategici e tenendo presenti le esigenze della scienza, ma anche quelle militari, industriali, economici e di politica estera. Un ruolo che in altri Paesi vicini alla Francia è stato compreso ben poco, tant’è che ancora oggi aspetta lunghi passaggi parlamentari per espletare le sue funzioni strategiche.

La conclusione è che l’agenzia francese ha potuto pilotare con decisione e razionalità lo sviluppo delle competenze spaziali evitando investimenti senza coordinamento come invece è accaduto in Italia. Negarlo sarebbe infamante, con individualismi, interessi regionali e spartizioni politiche che hanno colpito le attività spaziali come tutte le attività principali della vita nostrana. Ora, noi sappiamo che al governo francese spetta determinare e condurre la politica della nazione, secondo quanto stabilisce l’articolo 20 della Costituzione del 1958, con la definizione delle politiche e degli obiettivi governativi che si traduce nella elaborazione di progetti di legge e di decreti che il Consiglio dei ministri costruisce collettivamente con la sua politica stabilendo le misure necessarie per porle in atto. E in Francia l’11 e il 18 giugno si eleggerà la nuova Assemblea Nazionale, il segmento parlamentare che dà la fiducia al governo. Secondo alcuni esperti, dopo i risultati delle consultazioni legislative potrebbero esserci dei cambiamenti nel governo appena nominato, come già accaduto nel 2007. Per cui il governo di Edouard Philippe potrebbe non essere definitivo.

Probabilmente quindi non sarà compito della signora Frédérique Vidal, neo Ministro della Research and Innovation rimettere in pista la proposta del 17 gennaio di quest’anno della ex omologa Claudie Haigneré, che ha proposto la ridefinizione del ruolo che il CNES svolge nell’ambito delle attività spaziali. Del resto, la pubblicazione di un piano strategico formulato da un gruppo di lavoro sulla politica spaziale francese imponeva una rivisitazione dei suoi compiti, in quanto nel documento è stata formulata una serie di raccomandazioni sui provvedimenti da adottare per garantire il coinvolgimento governativo nelle attività europee in campo spaziale. «È giunto per noi il momento di agire», aveva dichiarato la Haigneré. E Roger-Maurice Bonnet, ex direttore del programma scientifico dell’ESA ha rivendicato «un CNES più forte, per una politica spaziale europea ambiziosa». Gli scenari però non sono rimasti uguali. La Commissione e l’ESA svolgono un ruolo sempre più essenziale nelle attività spaziali dell’Europa, mentre gli Stati Uniti continuano a detenere la leadership mondiale. A chi far riferimento, allora? Secondo il report il Paese di Donald Trump potrebbe essere un modello efficace. Ma quando il documento parigino fu elaborato, alla Casa Bianca abitava ancora la famiglia di Barak Obama! La politica spaziale americana –lo rilevano anche gli istituti europei- fa parte di una strategia più ampia che comprende la sicurezza, la scienza, le telecomunicazioni, la navigazione, l’agricoltura, l’ambiente e la tecnologia. Gli autori del documento hanno esortato la Francia e l’Europa a valutare tali strategie e consolidare le proprie politiche in campo spaziale, al fine di garantire un partenariato forte, competitivo e stimato. Ma nessuno sei mesi fa avrebbe immaginato il tycoon al potere e nem che mai si sarebbe potuto supporre lo sfaldamento delle promesse sottoscritte alla conferenza sul clima di Parigi, meglio note con la sigla COP21.

Ora, secondo il piano strategico, il CNES dovrà mantenere la propria posizione al centro della politica spaziale nazionale ed europea con un mandato ben preciso: «Senza il CNES, non può esistere attività europea in campo spaziale», si legge nel documento ma onestamente, per raggiungere tale obiettivo occorre concentrarsi sulle attività innovative, continuare a sviluppare programmi scientifici e tecnologici, collaborare con il governo al fine di sostenere l’industria e svolgere un ruolo più attivo nell’ambito del progetto GMES (Monitoraggio globale dell’ambiente e della sicurezza).

Ora resta da vedere cosa farà la nuova polica francese fatta di banchieri, di professionisti e di nuove leve dell’establishment. Perché a far promesse sono tutti bravi. A mantenerle un po’ meno!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore