martedì, Ottobre 20

Francesco, Salvini, Orban e la fine del (nostro) mondo Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 53

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Dopo la Terza Guerra mondiale a pezzetti e il cambiamento d’Epoca, Francesco sta prendendo atto che siamo arrivati alla ‘Fine del mondo’: e l’incontro milanese tra Matteo Salvini e Viktor Orbán ne è un non secondario segnale. O almeno alla fine del ‘nostro’ mondo per come lo conoscevamo, con parametri di riferimento certi e in qualche modo rassicuranti anche nelle difficoltà ed avversioni peggiori. Oggi ormai non è più così. In nessun ambito.

Salvini e Orban sono non solo due facce della stessa medaglia, ma anche agenti propulsori di questo mutamento epocale. Nell’acquiescenza, e quindi nella ancor più grave complicità, di molti. Il vertice di Milano ha rappresentato un ‘punto di svolta’. Con il Primo Ministro dell’Ungheria (e lo è dal 2010, dopo esserlo già stato tra il 1998 e il 2002) che proclama il Vicepresidente del Consiglio dell’Italia «Il mio eroe». E, per non farsi mancare niente ma proprio niente definendolo pure «un mio compagno di destino». Salvini aveva preventivamente gratificato l’Ungheria e il suo leader qualche settimana fa, quando da Ministro dell’Interno non aveva dato il via a ‘Procedure di infrazione’ nei confronti di Paesi membri che non avevano rispettato gli impegni. Tra cui appunto l’Ungheria. Penalizzando l’Italia, Salvini, però mettendo così altra legna sotto il bulirone della sua irresistibile ascesa. Anche se a volte, pur in presenza di un’indubbia egemonia in corso, quel pentolone sembra più che altro quello dell’apprendista stregone disneyano, che da un momento all’altro si trova a non poter governare più le forze che ha evocato.

Essendo però la vera questione «Chi si oppone fattivamente» e «Con che contenuti» e soprattutto «Con che peso» l’unico in cui confidare, per fortuna o purtroppo, è un ‘atipico’, sotto ogni punto di vista. «Ma per fortuna che c’è Riccardo…» cantava Giorgio Gaber nel suo Il Riccardo(per ‘ritrovare’ il cantautore milanese, scoprirlo o riscoprirlo c’è la preziosa ‘Fondazione Giorgio Gaber, voluta e agita dai familiari). Quanto ai vari ‘Riccardo’, tra una manica di ‘ras’, imprenditori avidi, ragazze dagli incerti costumi, depressi, vanagloriosi, balordi, millantatori e sfaccendati vari, c’era  qualcuno che mostrava tutt’altro registro. E adesso noi, qui ed ora, anche a fronte del suo laico ‘esorcismo’ nei confronti di parte degli attuali governanti,ben possiamo pensare «Ma per fortuna che c’è Francesco».

Fortuna’era in realtà paganissima Dea romana del caso e del destino. Divenuta poi per noi, banalizzata, semplice ‘fortuna’ da sperare quando si gioca al Superenalotto, ‘incarnata’ a suo tempo da Nancy Brilli in (pochi) acconci panni. Ma Francesco, e proprio nella sua funzione pontificale, sa ben accogliere l’invito paolino «vagliate ogni cosa e trattenete il valore» («pánta dokimázete, tò kalòn katéchete» 1Ts 5,21). Confidiamo quindi che capirà ed accoglierà persino il richiamo alla Dea Fortuna. Anche perché quello che accade per caso, proprio quello non accade per caso (Carl Gustav Jung). Quanto al Riccardo…

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’