giovedì, Novembre 14

Francesco passerà, gli invasori resteranno e i pedofili pure Il convegno di questi giorni sulla tutela dei minori, non sposterà granché le cose, il problema della pedofilia e degli abusi nella Chiesa è l’effetto della marginalizzazione delle donne, dei metodi di reclutamento del clero e del celibato

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Abbiamo chiesto a Domenico Barrilà, analista adleriano e scrittore, autore di circa 200 articoli per il nostro giornale -molte dei quali riflessioni sulla Chiesa cattolica e i suoi problemi-, un’opinione sul convegno promosso da papa Francesco sulla tutela dei minori  -tema a lui molto caro e sul quale aveva fatto in passato numerosi interventi, due dei quali richiamati qui.
Un ritorno episodico, quello di Domenico, molto impegnato con la sua professione, ma che speriamo si ripeta con frequenza, poiché questo giornale è casa sua.

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Lunedì 18 febbraio è stata una bella giornata. Le suore di due congregazioni, a Milano, mi avevano chiesto di sviluppare una riflessione sulle nuove tecnologie e sugli effetti che queste producono nella testa delle persone nonché nella vita politica e civile. Di fronte a me alcune decine di donne consacrate, molte di esse con un passato e presente di grande impegno, in Italia e all’estero, anche con incarichi prestigiosi. Tutte molto partecipi e attente.

La suora da cui era partito l’invito, 3 o 4 mesi prima, conosce la mia laicità ma anche il mio grande rispetto per chi crede davvero e non usa la fede come trampolino di lancio per carriere improbabili, come accade a diversi consacrati, anche molto vicini a questo Papa, alcuni dei quali afflitti da un livello di autostima davvero intollerabile. Ometti che ma sognano incessantemente di diventare Baobab o Cedri del Libano, senza morire nel solco.

Le donne sono, di gran lunga, la parte migliore della Chiesa cattolica, ma all’interno di un’istituzione maschilista al massimo ottengono qualche citazione poetica, rigorosamente priva di conseguenze pratiche. “La chiesa è donna e ha il genio femminile”, Bergoglio oggi. “Dio è madre”, Luciani quarant’anni fa.

La realtà dice che le donne all’interno della Chiesa sono riempitivi. La loro marginalizzazione, deliberata e spietatissima, ad opera di uomini che fuori da quel perimetro si sgonfierebbero come palloncini bucati, infligge colpi mortali all’intera istituzione. Senza donne la Chiesa è incompleta, mutilata, nell’assoluta impossibilità di compiere un salto di scala, indispensabile per sottrarla al declino cui sembra oramai vocata. Questo, malgrado essa porti nelle sue membra l’unico vero messaggio rivoluzionario che abbia attraversato la storia dell’umanità, simile alle scie abbaglianti che lasciano i meteoriti quando attraversano l’atmosfera.

Ancora prima dei bambini, le donne sono la vera ferita sanguinante di una Chiesa che Francesco non riesce a raddrizzare, malgrado sforzi sinceri e costanti. Sono l’unico antidoto alla sconfitta del dio dei cristiani, senza di esse il Pontefice può fare tutti i convegni che vuole sullatutela dei minorima dovrà rassegnarsi.

Mi chiedo che senso possa avere un sinodo sulla famiglia, se non si lasciano parlare i laici, che la famiglia la vivono tutti i giorni. Non mi riferisco ai laici che vanno in chiesa e sembrano passivi esponenti di una sottocultura.

Mi chiedo che senso abbia lavorare un mese intero all’interno del sinodo sui giovani, per poi produrre materiale che sembra riferirsi a ragazzi che non esistono da almeno un secolo. La macchina a vapore è superata da un pezzo.

Allo stesso modo non può avere senso cimentarsi in un confronto sulla tutela dei minori, sebbene a suo modo rivoluzionario, quando non si vuole guardare in faccia la realtà, ammettendo che i metodi di reclutamento del clero sono un’istigazione alla rovina della Chiesa, dunque un danno enorme per l’umanità, persino per i non credenti.
Dopo quella delle donne, l’altra
scure alla radice della Chiesa è il celibato, una finzione plateale e surreale, portatrice del cancro che non permette un ricambio nel personale religioso, poiché riduce drasticamente la platea degli eleggibili. Gli interessi di reclutatori e candidati sono saldati dalla necessità di non svuotare i ranghi, da parte dell’Istituzione, e da desiderio di salire su ascensore sociale comodo e rassicurante, da parte dei candidati.
Se pubblicassi tutti i sogni notturni dei consacrati, annotati in 35 anni di professione, avremmo un quadro motivazionale perfetto, ispirato da ego ipertrofici e incapaci di empatia.

Sarebbe meglio, come accade agli anglicani, anch’essi a corto di personale, limitare le funzioni religiose, invece di pescare a casaccio. Meglio un organico ridotto piuttosto che caotico e fuori controllo. Proprio la crisi di vocazioni, che non risparmia neppure chi celibatario non è, come appunto gli anglicani, dovrebbe aprire un ventaglio di ragionamenti sulle religioni e sulle coreografie annesse.

Si impegna, Jorge Maria Bergoglio, cerca di spingere con tutte le proprie forze, sebbene anch’egli talvolta si lasci prendere la mano da qualche luogo comune, come quello sul Gender, inventato di sana pianta da certi primitivi che stazionano nell’utero caldo e gratificante dell’Istituzione.

Il convegno di questi giorni sulla tutela dei minori, non sposterà granché le cose, il problema della pedofilia e degli abusi nella Chiesa, per quanto di proporzioni enormi, è solo l’effetto di questioni che si collocano prima. La marginalizzazione delle donne e il celibato, se non si rimuovono questi macigni non rimane che lavorare sulla parte repressiva, ma è come svuotare l’oceano con uno scolapasta.

Complici delle difficoltà correnti sono quei laici che con la Chiesa, letteralmente, ci mangiano, anche diversi intellettuali, che non assumono mai posizioni critiche, da un lato perché sono dei codardi, dall’altro perché i chierici sono vendicativi e li caccerebbero. Molti di costoro si sono costruite delle carriere anche importanti sfruttando la scia del potere ecclesiale. Persone che tra un prete che sbaglia e un laico che cerca la verità, non si pongono dubbi, scegliendo sempre la mangiatoia, rinunciando ad ogni pubblica posizione critica, salvo spettegolare peggio delle pettinatrici napoletane, le famose capere, cortigiani che non aiutano il sovrano a guardarsi dentro, perché a quello stesso sovrano devono tutto ciò che possiedono. Quello interessato è il volto peggiore del clericalismo.

Un mese fa, avevo scambiato due chiacchiere al telefono con un vescovo, persona semplice e profonda, pervasa da quei sani dubbi che alzano un crinale netto tra un adulto e un prete inutile. Gli avevo suggerito di recarsi a San Sepolcro per visitare la splendida deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino, perché solo osservando la Madonna, letteralmente disfatta ai piedi della croce, avrebbe potuto capire da che parte volgere lo sguardo. Una figura, Maria, spesso ridotta a immaginetta edificante, in realtà donna a tutto tondo cui è stato posto sulle spalle un macigno impensabile per le spalle di molti sacerdoti.

Senza l’esperienza della genitorialità, senza il pensiero fisso che abbiamo noi madri e padri di perdere i figli, come accadde a quella sublime donna sul Golgota, la comprensione del mondo sarà negata, e la Chiesa proseguirà la sua parabola discendete. Ci vogliono queste rocce per fermare la valanga. Donne e superamento del celibato, a cui, guarda caso, si oppongono proprio quei mancati amministratori di condominio che nella Chiesa si sentono succursali della divinità.

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