giovedì, Ottobre 29

Francesco e Willy: sapore di futuro La morte di Willy è una tragedia civile che nasce all’interno di un sistema di complicità non esplicitate ma evidenti, di silenzi strategici; Il sacrificio di Francesco è luminosa eredità, lui e Davide sono gli unici fratelli d’Italia di cui vorremo sentire parlare

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Dopo Davide è morto anche Francesco, che si era lanciato nel Silos per salvare il fratello. Vittima di un gesto di generosità che fa della nostra specie qualcosa per cui provare ancora interesse, un sacrificio in nome dell’amore fraterno che riscatta persino i mediocri pifferai che popolano una parte del mondo politico italiano, che prolifera alimentando il risentimento, che si ingrassa speculando sui bisogni reali delle persone, piegandoli verso esiti violenti, aggressivi, antiumani. Bisogni vellicati con sapienza e usati come massi da scagliare contro tutto e contro tutti, per l’unica ragione possibile, ossia prendere il potere e usarlo per creare odio ulteriore. L’unica condizione, il mondo sul precipizio, che rende la loro esistenza possibile.

Il dramma è che ci sono tanti milioni di incoscienti disposti ad assecondare un progetto di vita comune che potrebbe travolgerci tutti, persone che non riescono ad annidarsi su questa terra e dunque la odiano, professionisti del male la cui unica aspirazione e vedere il Pianeta esplodere. Non sopportano che vi sia qualcuno capace di dare un senso alla vita, che possa coltivare una qualche speranza, perché questo accentua il loro senso di fallimento, mette allo scoperto la loro infelicità, la loro insopportabile pochezza.

Ci sono tutte le premesse perché accada, ci siamo molto vicini. Se la politica buona non prende la strada della maturità e del sacrificio, ci attende un periodo cupo. Esattamente un secolo fa ne era iniziato un altro, costato decine di milioni di morti.

Negli stessi giorni in cui Francesco lottava per la sopravvivenza, a Roma, altri due fratelli, dai muscoli molto efficienti ed esibiti, frutto perfetto della cultura che la destra italiana coltiva cinicamente per trarne profitto, si sono accaniti,uccidendolo, contro il povero Willy, 21 anni, reo di avere difeso un amico. È stato un pestaggio vigliacco, perché l’esito di quella lotta impari era già scritto, ma i selvaggi muscolari non conosco altro codice che non sia quello della violenza.

Se penso ai genitori di Willy provo rabbia, non verso i due assassini, perché loro sono ottimi allievi di una pessima scuola, vittime di una cultura di morte, eredità di un fascismo implicito e diffuso di cui non riusciamo a liberarci, una maledizione che incombe sulle nostre vite come una malattia inguaribile.

La mia rabbia, invece, è rivolta a coloro che sono i veri responsabili del brodo culturale in cui vengono alimentati questi mostri.
Mi chiedo com’è possibile che ci siano irresponsabili disposti a fare del male al Paese solo per dispetto, solo perché sono frustrati, perché la loro vita è insignificante, già perché per mettersi alla sequela di certi leader italiani bisogna odiare dal più profondo del cuore il paese e le persone che lo abitano. Mi chiedo ancora come si fa a non rendersi conto che l’incendio incenerirà tutti, ma forse è proprio quello che si vuole. L’annientamento, con la scusa del cambiamento.

La morte di Willy è una tragedia civile che nasce all’interno di un sistema di complicità non esplicitate ma evidenti, di silenzi strategici, che strizzano l’occhiolino a tutte le pazzie possibili e immaginabili, purché contro la concordia nazionale, a cominciare dal negazionismo, irragionevolezza mascherata da protesta ma che poggia unicamente su basi paranoiche, su deliri persecutori che andrebbero curato e non alimentati.

Tutte le follie, fisiologiche in una comunità, in genere tenute a freno dalla disapprovazione sociale, vengono sdoganate e messe in circolo da un progetto politico basato, inutile nasconderlo,soltanto sull’odio e minato da un vuoto culturale spaventoso.

Il sacrificio di Francesco Gennero è una dolorosa ma anche luminosa eredità per i nostri ragazzi, lui e Davide sono gli unici fratelli d’Italia di cui vorremo sentire parlare, perché rappresentano la strada maestra per costruire una comunità sana, fondata sul sentimento sociale, sulla messa in gioco della propria vita non per ferirne un’altra ma per salvarla. Fuori da questo orizzonte, l’Italia muore, anzi, un poco è già morta quando gli occhi di Willy si sono chiusi.

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