giovedì, Dicembre 12

Francesco e i suoi, che parlano ai sommersi e ai salvati field_506ffbaa4a8d4

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A Rimini il frate francescano portoghese Antonio, poi noto come Sant’Antonio, quello importante, visto che nessuno gli dava retta, si mise a predicare ai pesci dalla punta del portocanale. E quelli vennero a galla, sporgendo il capino. (Quanto al debito d’ossigeno di un pesce fuor d’acqua le cronache non sono esaurienti. Così come sulla fine dei pesci medesimi, e se il futuro Santo, dopo aver tenuto concione, non approfittasse dei suoi ascoltatori per farsene una bella frittura. Forse solo di quelli che non applaudivano, operazione oltretutto assai impegnativa per esseri privi di mani. Ma la storia è piena di particolari, nient’affatto marginali, rimasti in sospeso).

E, dunque, se Antonio predicava allora ai pesci, Francesco (l’argentino) lo fa con gli umani. Con risultati altalenanti. Ma, certamente, con straordinario rigore e lungimiranza. Ad affiancarlo una parte ormai consistente della Chiesa Cattolica. Con i ‘Principi della Chiesa’ in prima linea. “O si è solidali tutti o si affonda tutti” dice ora il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’arcivescovo di Genova Cardinale Angelo Bagnasco. E’ il segno di una organizzazione, come la Chiesa Cattolica, in piena azione per tentare di invertire il massacro in corso, la “Terza Guerra Mondiale a pezzetti”, ricordata dal Pontefice già dall’estate 2014. I suoi lo affiancano. “L’accoglienze dei profughi è necessaria. Non è più tempo di discutere è tempo di agire. Come ha ricordato a tutti Papa Francesco con il suo appello alle diocesi e alle parrocchie” ha scritto il quotidiano cattolico Avvenire. Bagnasco ribadisce e rilancia: “I vescovi a fine mese parleranno delle indicazioni del Santo Padre per tradurle nel modo più coerente possibile. I numeri sono alti, ma le previsioni sono buone. C’è da fare i conti con le strutture, quelle agibili e da sistemare, e aspettare le indicazioni dello Stato che vuole accoglienza e integrazione. Ci coordineremo con le prefetture. A Genova ne accogliamo già 400, aumenteremo i posti”. E rilancia. “Questa è una sconfitta di tutto il mondo, o si è solidali tutti o si affonda tutti, Siamo dinnanzi ad una svolta epocale. Il Sud del mondo si sta muovendo, e l’obiettivo del mondo intero deve essere quello che la gente non debba essere costretta da guerre o povertà a lasciare le proprie terre”. Non si può pretendere che la gente resti a casa propria se non ha sicurezza, libertà, pane.

Anche Angelo Scola, Cardinale di Milano, presentando la propria Lettera Pastorale, ha ‘picchiato’ sul tema. “Bisogna passare da una visione di emergenza a una visione strutturale del fenomeno migratorio. Questo chiama in causa i soggetti che accolgono, nella loro diversità di compiti, e coloro che arrivano. La Chiesa fa molto, fa la prima accoglienza, fa il buon samaritano, ma sta già facendo troppo welfare, sostituendo così lo Stato. Altro è compito delle istituzioni, che devono elaborare una visione politica di questo fatto strutturale”. Ecco perché, ha aggiunto “sono importanti” le decisioni assunte dalla Germania e dall’Austria in materia di accoglienza. “Perché possono avviare proprio il passaggio dall’emergenza alla soluzione strutturale del problema”. L’Europa deve “farsi carico in maniera diversa” della situazione dell’Africa, così come l’Italia deve essere protagonista della politica mediterranea. “Ciò che è successo in Germania ed in Austria è importante, perché testimonia che esiste un ‘costume di compassione’ alla radice della cultura di quei popoli che si rinnova ed esprime con naturalezza quando si vede l’altro nel bisogno. Nella società plurale dobbiamo sforzarci, nella libertà, di rigenerare un costume comune, proprio a partire dall’accoglienza di chi è in difficoltà”.

“Tutti fratelli, anche quelli che vengono da lontano, come Racab o come Rut. Non ci manchi la forza della carità e la fiducia in una missione che il Signore ci chiama a svolgere, ancora una volta in difesa della vita dei più fragili e poveri”, ha detto poi l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori. “I nostri tempi propongono grandi problemi, nella vicende personali e sociali, chiedendoci di lasciarci coinvolgere fin nelle grandi trasformazioni epocali di cui profughi e migranti sono segno ed effetto. Siamo chiamati a sentirci strumenti della misericordia e dell’accoglienza di Dio. Si tratta di non chiuderci in noi stessi e nei nostri egoismi, ma di aprirci al Dio che irrompe nella nostra vita con il volto dei fratelli”.

La Chiesa Cattolica torna a fare la Chiesa Cattolica. I cristiani i cristiani. E’ un’ottima notizia. Se anche i laici saranno all’altezza della loro laicità, anche sollecitati dai religiosi, i giorni che ci attendono potrebbero essere più proficui, forse addirittura radiosi, di quanto si possa oggi, nel cuore dell’epocale, annunciatissima,  tragedia, immaginare. Ché sommersi e salvati non sono necessariamente quelli che appaiono tali.

 

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