domenica, Novembre 29

Francesco e i gay. Il Vangelo è la più grande minaccia per la Chiesa Il papa quando parla del diritto dei gay ad avere una famiglia, conosce le conseguenze ancora prima di aprire bocca, sa che il Vangelo è la più grande minaccia alla stabilità della Chiesa, incapace di assumerlo persino a piccole dosi

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Penso tutti ricordino l’ultima Pasqua, papa Francesco solo in Piazza San Pietro, minuscolo puntino bianco che risaltava sul pavimento umido di pioggia.

L’immagine era un simbolo della vicinanza di quest’uomo all’altro Uomo, colui cui deve il suo mandato, il Crocefisso, un isolamento logico, perché il papa, temerario, crede che la Chiesa debba appoggiarsi sul Vangelo ma sa benissimo che essa non possiede le spalle per reggere un messaggio di tale forza. Così, quando parla del diritto dei gay ad avere una famiglia, conosce le conseguenze ancora prima di aprire bocca, sa che il Vangelo è la più grande minaccia alla stabilità della Chiesa, incapace di assumerlo persino a piccole dosi. Se la Chiesa è mai stata la sposa di Cristo, oggi le parti sono in mano agli avvocati matrimonialisti.

La Chiesa, duole dirlo, è popolata di persone piccole e sarà sempre così fino a quando non si libererà del celibato, una gabbia che la costringe a pescare i suoi ministri all’interno di una platea troppo esigua, composta per lo più di individui senza grandi prospettive, molti dei quali scelgono la via del seminario perché unico traguardo perseguibile. Questa è la maggioranza, il resto, la qualità, che pure esiste, è insufficiente per diventare massa critica.

Un amico omosessuale mi fa osservare che “Il papa appoggia una legge civile, conquistata da laici, ostacolati da una legge morale, inculcata dalla Chiesa, di cui egli è capo e servo”. È cosciente del fatto che si tratta del risultato massimo al momento, proprio a causa di quei limiti antropologici presenti nella Chiesa, che non si capisce bene come faccia a rimanere in piedi stante il livello del personale consacrato su cui può contare. Evidentemente, malgrado la separazione in atto, Gesù passa ancora gli alimenti.

Bisogna essere ingenui per considerare con stupore la vicenda del cardinale Angelo Becciu, solo uno tra i tantissimi uomini di potere che si nascondono dietro a una finzione cui non credono affatto, così come ci vuole coraggio a dare un senso alla beatificazione di un ragazzino ancora in formazione, sulla cui reale consapevolezza di ciò che diceva e faceva sarebbe stato più prudente indagare con calma. Brutta storia. La Chiesa protestante a questo proposito è molto più seria, la fabbrica dei santi non è mai stata aperta, Gesù basta e avanza.

Una grande parte della Chiesa cattolica si è frapposta tra Dio e l’uomo, oscurando il cielo, incapace di ricordare a se stessa che l’unico interesse del Fondatore era ribadire che esiste un solo Dio Creatore e, per conseguenza, tutti gli uomini sono fratelli, come ripete nell’ultima enciclica, ‘Fratelli tutti’, Francesco.

Ma la parte malata frena ogni slancio amorevole, ostinandosi a riaffermare il diritto di possesso sul destino dell’uomo che, dunque, non è liberato dalla Rivelazione ma deve pagare il pedaggio dell’appartenenza e obbedire a degli inadatti, gelosi di un potere di interferenza di cui mai avrebbero potuto godere per virtù personale.

Ne sono dimostrazione le parole, gravi, disumane e offensive, del cardinale Gerhard Muller, che prende le distanze dalle aperture sui gay da parte del pontefice con parole pregne di risentimento e di ignoranza. Il pensiero del cardinale sulle persone omosessuali è troglodita, indegno di un rappresentante di Gesù. «Non vogliamo condannare le persone con tendenza omosessuale, anzi vanno accompagnate e aiutate». Espressioni inqualificabili, che assimilano l’omosessualità a una condizione di sofferenza, a una patologia, ma dimostrano in definitiva che ad avere bisognoso di aiuto è proprio lui e molti suoi confratelli.

Accompagnate e aiutate’, quasi fossero dei rottami. Almeno la metà delle persone omosessuali di cui mi sono occupato, erano state rovinate proprio dalla Chiesa cattolica, dalla sua precettistica colpevolizzante, da quella premessa, implicita ed esplicita, che riserva agli omosessuali. «Questa è la tua croce, Dio te l’ha data e tu devi portarla», rinunciando alla tua vita affettiva. La parte della Chiesa che disconosce l’amore, che sopporta con fastidio la corporeità di Cristo, che si scandalizza per le innocenti effusioni a casa di Simone il Fariseo, che diventa isterica quando si accenna al celibato, si mette a parlare d’amore. Paradossale.

Il prelato, a proposito delle posizioni del papa sui gay dice che «vale solo la parola di Dio». Mi chiedo quale parola, forse quella di un vegetale che si incendia mentre parla con Mosè o quella di un Antico Testamento che vuole la donna sottomessa e trova epigoni in personaggi furbi che, reiterando tali fandonie, fanno soldi a palate con libri insulsi e pieni di fanatismo.

La verità è che il dio del Vangelo vuole gli uomini liberi, ponendo nella coscienza la chiave delle loro scelte, mentre questi aguzzini zelanti vogliono pecore da tenere in pugno perché proprio dalle paure dell’umanità nasce il loro potere.

Commentando l’immagine solitaria e desolata di Francesco sul sagrato, dicevo che forse Dio non è morto, ma oramai pare evidente che la Chiesa è in agonia, la prova è nel coraggio dell’attuale pontefice. Nello stesso istante in cui si è mette a parlare di Vangelo senza divagare, senza perdere tempo sulla formulazione del padre nostro o simili sottigliezze teologiche, il colonnato del Bernini inizia a scricchiolare, proprio perché la Chiesa è inadatta a reggere l’impressionante, sublime,costruzione di Gesù. Mai come oggi questo appare chiaro. Le parole del cardinale Muller dicono senza mezzi termini che la Chiesa pretende il diritto di conferire arbitrariamente esistenza e umanità a quella parte del genere umano che rifiuta di aderire allo schema povero, a due semplici cassetti, di uomini orribili, che pensano a loro volta di esistere perché sono vestiti di nero.

Il dio di cui racconta il Vangelo non è quello che si è costruito con i Lego il cardinale, insieme a tante menti immature. Mi auguro, per lui e per la sua morbosa compagnia, che quello vero non esista, perché se ci fosse l’eternità sarebbe lunga, noiosa e tremendamente calda. 

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