giovedì, Novembre 14

Francafrique: Macron manterrà le promesse di Ouagadougou? Per il momento la Cellula Africana dell’Eliseo è più attiva che mai, e il Presidente fa finta di non accorgersene. Gli appuntamenti elettorali del 2020 rischiano diminuire l’influenza francese sul continente se i candidati scelti da Parigi non dovessero vincere o se scoppiassero delle rivolte popolari

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Due anni fa, presso l’Università di Ouagadougou, il Presidente francese Emmanuel Macron, appena arrivato all’Eliseo da sei mesi, aveva esposto, nell’anfiteatro pieno di studenti, la sua visione per nuove relazioni tra Francia e Africa. Macron promise di mettere fine allo strumento di dominio coloniale inventato dal generale Charles De Gaullela Francafrique.

Presso l’Università di Ouagadougou, Macron ha illustrato la roadmap di questa rivoluzione nei rapporti diplomatici ed economici con il continente, chiarendo che oltre all’Europa non esistono domini dove i Presidenti europei possano esercitare il loro potere. La nuova visione France Afrique è stata elaborata dal suo Consiglio Presidenziale per l’Africa, composto da una dozzina di esperti francesi e africani provenienti dal mondo della politica, economia e società civile. Obiettivo del nuovo corso, attivare le relazioni con i Paesi africani solo attraverso i canali ufficiali, senza utilizzare i poteri occulti della Cellula Africana dell’Eliseocon annessi inganni e atti eversivi contro governi non in linea con la Francia.

A distanza di due anni il nuovo corso stenta iniziare il camminoper quanto alcuni atti concreti vi siano stati.
Il 
Governo francese ha aperto i suoi archivi riguardanti l’assassinio di Thomas Sankara (architettato da Francia e Stati Uniti con la complicità del ex Presidente burkinabè Blaise Compaoré). Il dossier è stato consegnato alla giustizia della Burkina Faso.
Macron ha anche promesso di aprire gli archivi riguardanti il coinvolgimento della Francia nel genocidio in R
wanda del 1994. Alcuni criminali ruandesi dell’epoca del genocidio, esiliati poi in Francia, sono stati processati e condannati.
Ha restituito parte dei tesori rubati al Benin durante l’occupazione coloniale e custoditi impropriamente nei musei francesi.
Queste misure sono, però, considerat
e ‘simboliche’, in quanto non intaccano il meccanismo di dominazione coloniale della Francafrique.

Al posto del nuovo corso, Macron ha dovuto gestire varie crisi costosissime che possono compromettere i rapporti con le sue ex colonie africane.
La più grande crisi è la costosa Operazione Barkhane, nel Sahel, alla quale, dal 2014, partecipano oltre 4.000 soldati francesi. La più importante operazione militare francese all’estero dopo le guerre di Indocina e Algeria. L’operazione Barkane ha fallito gli obiettivi di ripulire la regione dai gruppi terroristici islamici, trafficanti di droga e di esseri umani, eppure nessuna critica e nessun ripensamento. Barkhane sembra avere altri scopitenere sotto controllo le ex colonie africane e bloccare il processo di democratizzazione del Burkina Faso, iniziato nel 2014 con la rivoluzione che portò alla destituzione ed esilio di Campaorè.

Il Ministro francese della Difesa, Florence Parly, ha annunciato imminenti operazioni della Barkhane nelle zone frontaliere tra Burkina FasoMali e Niger.
L’annuncio è stato salutato con poco entusiasmo dai governi africani interessati, in quanto 
la Francia è sospettata di utilizzaresecondo le convenienzevari gruppi islamici, tra cui Boko Haram, come forma di destabilizzazione delle sue ex colonie africane. Nel caso specifico del Burkina Fasosi sta assistendo ad una escalation di attacchi terroristiciDietro vi sarebbe l’ex Presidente Compaorè, in esilio in Costa d’Avorio, protetto dal Presidente ivoriano Alassane OuattaraI terroristi che stanno lanciando quest’ultima serie di attacchi sanguinari sarebbero in realtà dei mercenari reclutati in Niger e in Nigeria da Compaorè con fondi neri francesisoggetti che non avrebbero nulla a che fare con l’Islam radicale.

L’obiettivo è quello di utilizzare la minaccia terroristica per paralizzare il Paese, impegnare il Governo in una costosa e lunga guerra antiterrorismo e creare una situazione permanente di caos tale da giustificare il ritorno di Compaorè in un eventuale Governo di unità nazionale. Il piano sarebbe stato concepito a Parigiuna Parigi che offre tutto il suo supporto ai piani di riconquista del Paese di Campaorè, e, nello stesso tempo, rassicura il Governo di Ouagadougou circa il suo impegno contro i terroristi, che stanno seriamente minacciando la sicurezza del Burkina Faso.

In Mali continua la guerra civileE’ una guerra scatenata dalla Francia e in cui ora la Cellula Africana ha difficoltà a gestire e controllare la miriade di fazioni ribelli e gruppi jiahidisti sorti in questi ultime 3 anni di conflitto. La scorsa settimana un attacco dello Stato Islamico dell’Iraq e il Levante (ISIL) contro contro le forze maliane, vicino al confine con il Niger, ha lasciato sul terreno oltre 50 soldati.

Il Niger continua a rimanere sotto il giogo coloniale francese. Un controllo spudorato e palpabile con mano da chiunque si rechi a Niamey anche per la prima volta, senza conoscere il Paese.

In Gabon la Francia è appesa alle sorti del Presidente Ali Bongo Ondimba succeduto, nel 2009, al dittatore Omar Bongo, suo padre adottivo– e pare stia cercando di recuperare terreno sul fronte della ‘colonizzazione’ economica. Ali Bongo, nel 2018, è stato a lungo ricoverato all’estero, ‘quasi morto’, come sostengono i media, per gravi ragioni di salute, ora il Governo continua essere appeso ad un filo, con relativa instabilità politica e rischio di esplosione popolare -si parla di ‘speranza che svanisce.

Anche il disgelo con il Rwanda, avvenuto attraverso la nomina del Ministro ruandese degli Esteri Louise Mushikiwabo alla Presidenza della Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) organizzazione internazionale rappresentante le Nazioni e le regioni di lingua francese (spesso ex colonie)è sospettato di mancata ‘sincerità’. La Francia sta, contemporaneamente, sostenendo militarmente il regime HutuPower in Burundialleato al gruppo terroristico ruandese FDRL, che ha tentato varie invasioni del Rwanda negli ultimi mesi. Le FDLR sono una creatura della Francia (create nell’est del Congo nel 2000) e vari osservatori regionali nutrono il sospetto che sia ripresa la collaborazione militare tra Francia e FDLR assieme a quella con il dittatore burundese Pierre Nkurunziza. Gli ultimi avvenimenti bellici (l’attacco in Burundi del 22 ottobre, che ha avuto i rinforzi e sta paralizzando il Paese) e nella Regione dei Grandi Laghi che interessano l’est del Congo (il Congo è l’epicentro), il Burundi e il Rwanda sono, in questa ottica, da tenere d’occhio e provare a decifrare. La ripresa della cooperazione militare con il Burundi potrebbe essere una risposta della Francafrique alle aperture di Macron verso il nemico storico, il Rwanda. Infatti, nonostante Macron di fatto non osi smantellare la Cellula Africana come promesso, essa attua continuamente dei boicottaggi nei confronti del Presidente. Anche la percezione degli imprenditori francesi non sembra entusiasta, rimanendo legati ai vecchi clichè di un’Africa incapace di evolversi.

Insomma, le relazioni francesi verso l’Africa sono ancora governate dalle strategie della Cellula Africana all’Eliseo, ma Macron sembra volutamente ignorare questo dato di fatto, cercando di mettere l’accento su una cooperazione nei settori classici di intervento: educazione, imprese giovanile, sviluppo sostenibile, cultura e sport. Interventi classici destinate alle ‘colonie’…, dicono da queste parti.
Macron cerca anche di conquistare i mercati anglofoniproponendo una versione diversa della Francafrique, in quanto Parigi non è in grado di esercitare la sua influenza nei Paesi africani anglofoni come la esercita in quelli francofoni. Il primo obiettivo è conquistare i mercati di AngolaGhanaEtiopiaNigeriaSudafrica.

Il 2020 si presenta come un anno difficile per la Francia.
In 
gennaio si terranno le elezioni amministrative nelle Comoros, ex colonia francese perennemente instabile.
In 
febbraio si terranno le elezioni amministrative in Camerun, già rimandate dal 2018. Le elezioni si terranno in un contesto di guerra civile contro le regioni anglofone del Paese.
Nel 
maggio si terranno (forse) le elezioni in Burundi con un probabile candidatura del dittatore Pierre Nkurunziza ad un quarto mandato presidenziale. Le amministrative si terranno nel giugno.
Sempre in 
maggio si terranno le elezioni amministrative in Mali, sconvolto dalla guerra civile e con vasti territori al nord non più sotto controllo governativo.
In 
ottobre si terranno le elezioni presidenziali in Costa d’AvorioQuiper assicurare la vittoria al ‘suo uomo’, Alassane Ouattarala Francia sta agendo sulla Corte Penale Internazionale per impedire il ritorno di Koudou Laurent Gbagbo, ex Presidente ivoriano destituito dai soldati francesi nel 2011processato per crimini contro l’umanità alla CPI e recentemente assolto. Gbagbo sembra essere la classica vittima di una giustizia assoggettata alla Francia.
Nel 
novembre 2020 si terranno le elezioni presidenziali e amministrative in Burkina Faso, dove Parigi sta cercando in tutti i modi di far ritornare Blaise Compaoré, anche tramite la destabilizzazione del Paese, utilizzando mercenari finti terroristici islamici.
A fine 2020 si terranno le elezioni per il Senato in Gabondove la malattia del Presidente sta incoraggiando l’opposizione popolare e i sentimenti antifrancesi.

Tutti questi appuntamenti elettorali rischiano diminuire l’influenza francese sul Continente se i candidati scelti da Parigi non dovessero vincere o se scoppiassero delle rivolte popolari a causa delle immancabili frodi elettorali. Per tentare di tenere sotto controllo la situazione Macron sta organizzando un summit FranciaAfrica che si dovrebbe tenere a metà giugno a Bordeaux. Una tournée artistica culturale africana si svolgerà in Francia da giugno a dicembre. Macron sta tentando di appoggiarsi alla diaspora africana risiedente in Francia per rafforzare il suo nuovo corso, ma rimane quasi intatto il potere esercitato dalla Franafrique.

In queste ore il Ministro della Difesa, Florence Parly, è in visita ufficiale in Ciad, rientrante in una visita ai Paesi del Sahel. Una visita che giunge due giorni dopo la morte in Mali di un soldato francese dell’Operazione Barkhane, e che si svolgerà in un contesto di sicurezza regionale molto degradato. La guerra civile persiste nel nord del Mali, sei anni dopo l’intervento militare francese (Operazione Serval).
Gli eserciti nazionali del Sahel sono troppo deboli e poveri per fronteggiare i jihadisti, nonostante l’appoggio dell’Esercito francese e della marina americana. Un compito che si prospetta di difficile realizzazione per il nuovo comandante della Barkhane, il Generale Pascal Facon.

Ma ricordiamo che l’Africa di Francafrique è anche Egitto e soprattutto Libia.
Per quanto riguarda Egitto e Libia, la Francia continua il suo supporto al generale Abdel Fattah al-Sisi e al generale Khalifa Haftar. In Libia la Francia sta promuovendo una agenda politica evidentemente antiItalia per il controllo degli idrocarburi, con obiettivo di escludere la ENI dal mercato libico.
Il nuovo corso di Macron sembra già impantanarsi, mentre il momento della chiusura degli uffici della Cellula Africana all’Eliseo sembra essere ancora molto lontano.

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