domenica, Settembre 27

Forse Dio non è morto Francesco riporta sulla cima, dopo faticosa scalata, il Crocefisso, debole. L’altra sera, in Piazza San Pietro, è tornato, facendo irruzione, Gesù, l’originale, il Dio sconfitto e fiero di esserlo

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Il tono mortificato, quasi impotente, di papa Francesco, perduto negli spazi vuoti di Piazza San Pietro, restituisce l’immagine, tenera e vicina, di un Dio solo e sconfitto sulla croce, che per questo, già alle origini, diventò motivo di eresie e che neppure oggi piace a chi si consacra perché pensa di essere entrato in una squadra potente, guidata da un capo invincibile, da cui spera, vanamente, di acquisire i tratti caratteristici, oppure semplicemente i diritti per lo sfruttamento del brand.

Lo stesso Dio non è mai piaciuto a chi pensa che il Creatore sia uno che può tutto e dunque basta chiedere. Un distributore di favori a gettone.

Invece Francesco riporta sulla cima, dopo faticosa scalata, il Crocefisso, debole, che non può chiedere favori neppure per se stesso. Quando ci provò, il Padre gli disse che non se ne parlava.

Accadde, nell’Orto degli Ulivi, quando Gesù, spaventato a morte e lasciato solo persino dai discepoli dormienti, invocò il padre perché fermasse il corso degli eventi, oramai instradati verso il finale tragico. La risposta del padre fu amorevole ma ferma. Non udiamo la sua voce, ma i fatti dicono come andò.

Papa Francesco è uomo sapiente, sa che Dio non farà nulla, se non, a chi lo domanda, conferire una dose di coraggio supplementare per affrontare meglio la prova. Sembra essere questa la sua ‘politica’, perché se si aprisse il vaso di Pandora dei privilegi, gli ebrei chiederebbero perché non fermò gli aguzzini nazisti, i popoli afflitti dalle guerre e carestie vorrebbero sapere perché non alzò un dito, le famiglie siriane accampate nella vicina Turchia in modo disumano, avrebbero da dire anch’esse, e chissà quanto altri leverebbero la loro voce, delusa e forse persino indignata.

Dio non ci farà questo favore, come non lo fece a suo figlio, ma proprio questa è la sua potenza che, pure nell’apparente rassegnazione di Francesco, pulcino indifeso in una serata di pioggia, è filtrata come un raggio di luce sovrumano, facendo di quell’uomo anziano una sorta di Atlante. Un paradosso, nella fatica dell’uomo malandato si respira certezza, che viaggia, si trasmette.

Questo Dio, moltissimi preti e cardinali non lo vogliono, perché perso quello che si figurano loro, rimane poco da vendere. Per questo tormentano il povero Francesco senza posa, dall’inizio, figure sinistre.

Rivogliono indietro il loro pupazzo, ma l’altra sera, in Piazza San Pietro, è tornato, facendo irruzione, Gesù, l’originale però, non quello delle immaginette votive, usate per ottenere sottomissione, ma il Dio sconfitto e fiero di esserlo. Del resto, come mai potrebbe un Dio trionfante accudire un uomo che è così poca cosa.

Nessuno dei fondamentalisti è disposto ad amare un simile Dio, che non sembra neppure un dio, potrebbero fare una deroga se facesse una bella doccia e indossasse gli abiti fiammeggianti che a loro piacciono così tanto, perché evocano tempi bui per i peccatori, tra i quali non si annoverano mai, se non per darsi un finto tono da persone umili e devote. Quei modi di dire così ipocriti

, è tornato a casa, Francesco lo portava sulle sue fragili spalle, una scena che non si vedeva da tempo. Insieme guadavano un fossato pieno di alligatori, uscendone indenni, con grande scorso di quelli.

In realtà, mai se n’era andato, perché lui è il verbo, per l’esattezza il verbo ‘stare’. Per chi crede, sapere che è qui diventa una bella consolazione, che si estenderà in modo subliminale anche a chi non crede.

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