lunedì, Agosto 3

Forestali? No, polizia ambientale

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Il Consiglio dei Ministri dello scorso 28 luglio, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante la razionalizzazione delle funzioni di polizia e l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato (CFS). Nello specifico il decreto provvede all’eliminazione delle duplicazioni delle funzioni e alla gestione associata dei servizi comuni. È previsto l’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri, con l’obiettivo di dare unitarietà e più forza anche alla funzione di controllo sul territorio valorizzando la specialità agroambientale.
Con la riorganizzazione del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri scendono da 5 a 4 i corpi di polizia, viene potenziato il livello di presidio del territorio attraverso il rafforzamento dell’attuale assetto con la cooperazione della capillare rete di strutture dell’Arma, delle sue capacità investigative e delle sue proiezioni internazionali per le attività preventive e repressive.
Nel nuovo comando viene assicurata la specializzazione attraverso l’impiego del personale del CFS e si punta a risparmi di spesa di circa 100 milioni di euro in 3 anni. Il nuovo comando è posto alle dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. È quanto sottolineato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta stamani a Roma, alla quale hanno partecipato il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, il comandante generale Tullio Del Sette e il capo del Corpo Forestale dello Stato Cesare Patrone.
«È importante chiarire che questo grande lavoro che noi abbiamo fatto in 12 mesi per arrivare alla nascita di questa che sarà la polizia ambientale più forte d’Europa unendo le forze dell’Arma dei carabinieri e del corpo forestale dello Stato, è per me una grande opportunità per il Paese, per presidiare meglio alcuni settori fondamentali come l’ambiente, i boschi e le foreste, e il sistema agroalimentare», ha sottolineato Martina.
Il nuovo comando sarà posto alle dipendenze funzionali del Ministro, la quasi totalità degli agenti del corpo forestale (7.000 circa) entreranno a far parte dll’Arma e, la riorganizzazione non manca di creare qualche preoccupazione tra gli addetti del Corpo, che passeranno dalla carriera civile alla militare.
«Tutto il personale continuerà a svolgere esattamente le stesse funzioni che già oggi assolve e dalle stesse sedi a cui è assegnato», ha rassicurato il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, aggiungendo: «Il personale non avrà assolutamente nessuna penalizzazione sul piano della sede, sul piano dei compiti da svolgere e sul piano delle aspettative di progressione di carriera».
Sul piano logistico, infrastrutturale, dei mezzi e dei servizi, ha proseguito Del Sette, «è chiaro immaginare che ci saranno una serie di sinergie, che consentiranno di ridurre sensibilmente i costi».
«Noi oggi abbiamo a che fare i grandi reati ambientali legati anche alla malavita internazionale e alla criminalità organizzata» – ha sottolineato Cesare Patrone, «e con la forza dei carabinieri e con cultura dell’Arma davvero elaboriamo un modello all’avanguardia».
L’ambiente si protegge rimanendo sul territorio,  ha concluso Patrone, «e le forze di polizia che stanno sul territorio sono arma dei carabinieri e corpo forestale dello Stato. La nostra è stata un’operazione culturalmente intelligente e gli altri ci dovranno copiare. Non bisogna essere ideologici ma antropologici. Le ideologie sono finite, non c’è differenza nelle vite di un comando stazione dei carabinieri e uno del corpo forestale».

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