lunedì, Novembre 11

Foreign fighters: impossibile processarli Gran Bretagna, Francia, Germania nel pantano di processi per i quali mancano le prove, le indagini sono costose e difficili, e spesso mancano leggi ad hoc

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«Gli Stati Uniti chiedono a Gran Bretagna, Francia, Germania e altri alleati europei di riprendersi oltre 800 combattenti dell’ISIS che abbiamo catturato in Siria. E li mettano a giudizio. Il Califfato è pronto a cadere. L’alternativa non è una buona in quanto saremo costretti a rilasciarli», così il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un tweet del fine settimana, annunciando, contro il parere del Pentagono, il ritiro americano dalla Siria, «Ci stiamo ritirando dopo una vittoria al 100% sul Califfato che sta per cadere», afferma Trump, e «Facciamo così tanto, e spendiamo così tanto», ha aggiunto in un altro tweet, «adesso è il momento che gli altri facciano un passo avanti e facciano quello che sono così capaci di fare».
Brutalmente, come nel suo stile, Trump passa la patata bollente dei  foreign fighters agli europei, non senza una pesante e deliberata minaccia, quella di lasciare liberi 800 potenziali terroristi pronti entrare in Europa,  «entreranno in Europa, perché è lì che vorrebbero andare».
Da tenere presente che da tempo americani e curdi hanno posto il problema agli europei, il quali hanno sempre tergiversato difronte un problema davvero troppo complicato. E, non da oggi sia curdi che americani hanno minacciato la liberazione.  Nel frattempo, molti i processi sommari e le relative sentenze in Iraq, mentre si ritiene che i curdi abbiano già liberato combattenti dietro riscatto.

Quasi certamente la minaccia di Trump di liberare i combattenti dello Stato Islamico resterà tale, almeno formalmente -la liberazione nel tempo potrebbe ‘venire da sè’-, e altrettanto certamente Trump alza i toni per far passare in secondo piano la questione del ritiro americano che non è accettata né dall’Europa, né da alcuni Stati del Golfo -che pur di far restare sul terreno le truppe americane sarebbero disponibili a mettere sul piatto risorse finanziarie-, ma di certo l’Europa ha un problema decisamente non trascurabile.
Il problema di tutti i Paesi coinvolti è: come processare gli jihadisti  loro cittadini che rientrano dalla Siria o da altre aree mediorientali. Mancano le leggi, ma manca soprattutto la possibilità di reperire le prove.

La risposta europea alla scudisciata di Trump è iniziata arrivare.  Per la Germania è «estremamente difficile»  organizzare in questa fase un rimpatrio dei jihadisti europei dello Stato Islamico in Siria. Un ritorno potrebbe essere possibile solo se «possiamo garantire che queste persone vengano immediatamente mandate di fronte a un tribunale e che siano messe in carcere», ha detto ieri il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, per questo, «abbiamo bisogno di informazioni giudiziarie, e questo non è ancora il caso», ha affermato, ritenendo «estremamente difficile da raggiungere» in queste condizioni il loro rimpatrio. Il Ministro ha sottolineato che c’è bisogno di informazioni, indagini, «tutto ciò che non è a posto, e finché non lo è, penso che sia straordinariamente difficile da implementare».
Berlino vorrebbe  «consultarsi con Francia e Gran Bretagna su come procedere».

In Francia è già polemica e allarme per 130 individui il cui rimpatrio dalla Siria è già programmato da settimane: il timore è che nelle carceri già strapiene della Francia il contagio sia molto più di un rischio. Il problema, anche per la Francia, è il processo, per quanto si starebbe preparando per farli rientrare, ma la questione al momento non è risolta.

Il Regno Unito è forse il più restio all’invito di Trump, secondo fonti di stampa, Londra avrebbe sostenuto che i combattenti detenuti dagli alleati curdi siriani dell’ovest potranno tornare solo se cercheranno aiuto consolare in Turchia, il che appare come un pretesto per prendere tempo. Mogli e figli dei combattenti rappresentano una questione di deradicalizzazione, ma la grande sfida è perseguire i combattenti e impedire loro di intraprendere azioni terroristiche sul suolo inglese. Ovvero, anche per la Gran Bretagna, il problema è processare questi combattenti.

Il problema, dunque, è comune a quasi tutti i Paesi che hanno cittadini combattenti dello Stato Islamico.

La raccolta di prove per perseguire i terroristi è difficile di base, complicata da realizzare in Paesi quali Iraq o Siria, e molto costosa. In più si aggiungono i problemi legati alla legislazione dei diversi Paesi, sia di provenienza sia di destinazione dove si sono consumati i crimini. 

Leggi specifiche al momento non ci sono, le leggi sull’antiterrorismo in generale sono la cassetta degli attrezzi disponibili, mancano gli attrezzi specifici in materia di foreign fighters; gli unici riferimenti sono la Risoluzione 2178 del 2014 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto agli Stati l’adozione di misure di carattere generale nella lotta al terrorismo internazionale,  e direttiva UE sul terrorismo. Dal 2015 almeno l’Unione Europea e gli Stati membri discutono circa la revisione della legislazione europea in materia di terrorismo, come, per altro, richiderebbe l’attuazione della Risoluzione 2178.   
Secondo le informazioni fornite dagli Stati Uniti, la Germania, per stessa ammissione del Ministro degli Esteri, ha già una legge antiterrorismo severa e differenziata in base alla quale chiunque sostiene il terrorismo IS in Siria e Iraq può già essere punito. Stessa cosa per quanto riguarda la Francia. Il Regno Unito parrebbe avere la legislazione più severa, fino al ritiro della cittadinanza per chiunque sia sospettato di terrorismo. Eppure tutti i tre Paesi all’ipotesi di processare i combattenti che facessero rientro appaiono disarmati.

Alcuni esperti hanno raccomandato di  creare una nuova task force internazionale per raccogliere prove sui combattenti stranieri dello Stato islamico. Anche questo richiederebbe quattrini, tanti, e tempo, moltissimo.
Nel 2017 le Nazioni Unite hanno pubblicato ‘Foreign Terrorist Fighters: Manual for Judicial Training Institutes, South-Eastern Europe’, un manuale, diretto in particolare agli istituti di formazione giudiziaria, per fornire indicazioni sugli strumenti giuridici internazionali per l’indagine  e la raccolta di prove, in particolare per quanto riguarda le transazioni finanziarie globali e l’attività sui social media. Ma la strada da fare è ancora molto lunga.
 Dopo la fase di raccolta delle prove, vi sarà la necessità di condivisione delle prove tra i diversi Stati interessati, altro punto critico.

I combattenti sono rinchiusi nelle prigioni dei curdi e in parte in quelle irachene, è possibile che ci restino ancora a lunga, malgrado il dimenarsi di Trump, per poi ‘svanire’ e ritrovarli in qualche altro teatro di guerra.

 

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