martedì, Settembre 17

‘Food for Health’, il Manifesto del cibo per la salute J’accuse di Vandana Shiva e di altri scienziati contro l’uso dei pesticidi delle grandi multinazionali e per difendere la salute, la biodiversità e la vitalità del cibo

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Non c’è programma tv in cui non si parli di cibo, cucina,  gusti, specialità varie, diete, nell’intento di presentare le tante eccellenze della  cucina italiana, chef compresi, per indurci a mangiar meglio, – nessuno lo mette in dubbio! – magari secondo le mode del momento,  e alimentare il business del made in Italy, accrescendone il prestigio nel mondo. Cosa assai lodevole. Raramente però ci capita di ascoltare parole che ci illuminino di più sulla grande partita che  si sta giocando sulla nostra pelle. Si, talvolta il discorso scivola sul chilometro zero, sui prodotti fatti in casa, sulla opportunità di ridurre i trasporti e di orientarsi verso I prodotti di stagione. Tutte cose giuste, senza dubbio, ma quali sono i meccanismi che  devastano il sistema agroalimentare e anche la vita del pianeta? Qual’è il reale rapporto che intercorre tra sistema produttivo agroalimentare e salute? Ebbene, una risposta chiara e ferma a questo quesito ci è fornita dal Manifesto Food  for Health’, ‘cibo per la salute’,  curato da Navdanya International,  il cui obiettivo è quello  di fornire a più quante persone possibili uno strumento di mobilitazione per una transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati. Per preparare fin da ora un futuro prossimo, poiché – dice Vandana Shiva, la fisica e biologa indiana, nota per le sue battaglie di civiltà a difesa della sovranità alimentare, dei semi e dei diritti dei piccolo agricoltori, che i lettori de L’Indro già conoscono. “La misura è colma. I suoli avvelenati dalle sostanze chimiche tossiche, il modello industriale che sta soffocando la libera agricoltura su piccola scala e uccidendo la biodiversità, la standardizzazione dei cibi deprivati dei loro nutrienti, gli interessi enormi che guidano multinazionali e governi negando tutele ai cittadini-consumatori: tutto ciò rappresenta una realtà, oggi, che sta facendo del male a noi e al Pianeta. Ci troviamo in uno stato d’emergenza, per rimuovere il quale occorre intervenire subito.

Il Manifesto redatto da esperti internazionali di tutto il mondo serve proprio ad orientarci in questa complessa realtà e a considerare l’importanza dell’agroecologia cioè di quella scienza di cui Vandana è da anni la paladina, consapevole del fatto che il ciclo della vita è un ciclo alimentare. Questo atteso documento ha visto la propria gestazione nel Maggio scorso a Firenze, dove Navdanya ha una propria sede, l’altra è a Roma –  poi, appena pubblicato è stato presentato al Sana di Bologna e nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, presente Pawan Kumar Chamling, Primo Ministro dello stato indiano del Sikkim, che ha convertito al biologico il 100% della propria produzione agricola.  

Il documento è indirizzato ai governi di tutto il mondo per dire basta a questo sistema economico e ridare voce, speranza e avvenire a tutti coloro che già da domani vorranno vivere e improntare azioni e consumi – dice la scienziata –  verso un paradigma sostenibile. Il Manifesto, che si presenta come un appello alla resistenza alimentare, edito da terra Nuova Edizioni, condensa in 122 pagine (oltre alla nutrita bibliografia) le analisi scientifiche fin qui condotte nei vari campi: medico, ambientale, agroalimentare, chimico, idrico, economico e altri ancora. I dati sono terribili, vogliamo dare una rapida occhiata a quelli più indicativi? Cominciamo dai pesticidi che è la principale causa degli effetti devastanti la nostra salute: più di 80.000 sono i nuovi prodotti chimici e 20 milioni di sottoprodotti commercializzati a partire dalla seconda guerra mondiale. Dal 1945, la produzione globale di pesticidi è salita dallo 0,1 a 2,7 milioni di tonnellate.

In Italia, residui di pesticidi sono stati rilevati nel 67% delle acque superficiali e nel 33,3% di quelle sotterranee, 259 sostanze sono state rilevate nelle acque italiane, superficiali e profonde, 55 in un unico campione.

L’Oms stima 200.000 casi di decessi l’anno causati da pesticidi organofosforici, un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a cinquant’anni fa. Alto anche il numero dei decessi a livello mondiale (40 milioni di morti all’anno di cui 15 milioni di decessi di età inferiore ai 70 anni) è in aumento (55%), così come le leucemie mieloidi nella prole per esposizione a pesticidi durante la gravidanza. Se poi allarghiamo lo sguardo allo stato della biodiversità, al biologico, al costo dei fertilizzanti, scopriamo che il sistema alimentare industriale domina oltre il 75% del suolo coltivabile al mondo, che il 75% della diversità genetica vegetale è scomparso in soli 100 anni, che polifenoli e residui pesticidi e di metalli pesanti (cadmio) si trovano anche in prossimità delle fonti idriche. Ma il dato più sorprendente su cui far leva è che i piccoli agricoltori forniscono il 70% del cibo a livello mondiale pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile. Infine, da considerare che i fertilizzanti sintetici causano un danno ambientale stimato in 375 miliardi di dollari.

Secondo Patrizia Gentilini, Oncologa ed ematologa, membro del Comitato Scientifico dell’ Associazione Medici per l’Ambiente, “nella cultura medico scientifica ancora manca la percezione del legame tra malattia e ambiente. A partire dalla formazione universitaria, dove il messaggio che passa è che il problema è lo stile di vita. Nessuno dice che non dobbiamo consumare alimenti che hanno residui di pesticidi. Anche la legge non protegge la salute umana. E la Giunta Regionale della Toscana con delibera ha recentemente autorizzato 28 pesticidi, compreso glifosate, clorpirifos, dimenticato nelle aree di salvaguardia, ovvero in prossimità di punti di prelievo di acqua potabile dalle falde profonde.

“I pesticidi si possono comportare da interferenti endocrini e rappresentare un pericolo soprattutto per i bambini” – è  l’allarme lanciato da Sergio Bernasconi, Professore ordinario di pediatria, già direttore della Clinica Pediatrica, Università degli Studi di Parma. Si calcola che nei soli Stati Uniti ci siano almeno 3941 tipi di additivi alimentari, ma si è studiata la tossicologia di solo il 6,7% di essi. E anche in  Europa si è in ritardo. Quali proposte alternative indica il Manifesto? “E’ dimostrato” – risponde Salvatore Ceccarelli, esperto internazionale in agronomia, specialista di genetica agraria- “che un’agricoltura ricca di biodiversità è essenziale per una corretta nutrizione e una buona salute, poiché la salute del nostro microbiota intestinale che è uno dei fondamenti del nostro benessere, dipende dalla biodiversità dei batteri che lo compongo, che a sua volta dipendono dalla nostra alimentazione. L’agricoltura tende ad essere sempre più uniforme e standardizzata. Delle 1.000 colture originarie oggi se ne coltivano e commercializzano circa 30. Tutte le legislazioni che regolamentano i semi vanno nella direzione dell’uniformità per tutelare l’industria ed anche in questo campo è necessario un cambio di paradigma”.

Un paragrafo il Manifesto lo dedica alla ‘pizza’, nostro vanto nazionale, che però rischia per l’eccessivo impiego di grani provenienti dal Canada. Gli studiosi che hanno partecipato alla redazione del Manifesto richiamano alla nostra attenzione anche altri aspetti tra i quali il ruolo dell’alimentazione biologica, come   Lucio Cavazzoni, già presidente di Alce Nero ( “Dobbiamo batterci per un cibo vivo, dobbiamo riportare la vita nella terra e nel cibo, è  necessario un progetto di trasformazione, dobbiamo rendere possibile la crescita di un movimento di “cittadini pellegrini”) e di Nadia El Hage, Esperta internazionale di ecologia alimentare, la quale alla critica  mossa all’agricoltura biologica di essere élitaria, così risponde: “Ma quanto ci costa in realtà l’agricoltura convenzionale? Il cibo a basso costo che troviamo nei supermercati in realtà costa tre volte tanto in termini di costi sanitari e ambientali e lo abbiamo già pagato. Per esempio sappiamo che l’8% della perdita di quoziente intellettivo in Europa è dovuto ai pesticidi?”

Giunti al termine di questa veloce occhiata al Manifesto, che prospettive ci stanno di fronte?  Risponde Vandana Shiva: “La recente sentenza in California che ha riconosciuto il RoundUp di Monsanto quale causa del cancro di un custode di una scuola che lo aveva utilizza per lungo tempo è senz’altro un segnale che qualcosa sta cambiando. Ora La Bayer, che ha acquisito la Monsanto dovrà affrontare altri  8000 casi simili. Potrebbe essere la fine del cartello dei veleni. Ma non possiamo aspettare i tribunali americani, dobbiamo prendere noi la decisione di rendere il nostro cibo libero dai veleni”.

“Ogni giorno”– secondo Vandana Shiva – ciascuno di noi può prendere le decisioni giuste attraverso ciò che mettiamo nei nostri piatti. Possiamo scegliere cibo vivo, vero e reale. Il sistema alimentare industriale, il cartello dei veleni e il cartello della grande distribuzione organizzata propaganda il proprio sistema attraverso una scienza falsata e spesso al soldo dell’industria, ha distorto il significato del commercio attraverso i cosiddetti trattati di ‘libero scambio’, che libero non è in quanto ci impedisce di scegliere. Con le nostre scelte di ogni giorno possiamo rendere irrilevante la falsa scienza, il falso commercio e le false regole per la sicurezza alimentare. Ci troviamo di fronte a un futuro incerto ed è necessario ripartire da vitalità del cibo, da aziende ed economie di piccole dimensioni, dalla resistenza alimentare quale ponte tra produttori e consumatori consapevoli. Oltre che batterci per la biodiversità lottiamo anche per la bibliodiversità, che è maggiore indipendenza dell’informazione”.  

Dalla fattoria ‘Navdanya Biodiversity Conservation Farm’, fondata nel 1995 a Dehradun in India, ove si mettono in pratica i metodi di agricoltura biologica e dell’agroecologia e  dall’ Università della Terra, centro educativo situato nella fattoria stessa, che ospita agricoltori e studenti da tutto il mondo, Vandana Shiva è diventata International, allo scopo di sostenere la sua  missione a livello internazionale. Partendo proprio dall’Italia.

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