giovedì, Marzo 21

Fontana, la razza e la ricerca dell’effetto nella comunicazione Basta dare in pasto a quegli elettori l’osso del razzismo e loro se lo rosicano accucciati e contenti

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Qualcuno dovrebbe spiegare a Attilio  Fontana, candidato alla Presidenza della Regione Lombardia, che il lapsus è una parola all’ interno di un enunciato, non l’intero enunciato. Se la singola parola è il tradimento dell’inconscio sul conscio, un intero enunciato ha poco da tradire: è un’affermazione consapevole e cosciente. Stando a questa coscienza, non abbiamo purtroppo dubbi sul pensiero di Fontana: Fontana è un razzista, e per fugare il dubbio ci si è messo Salvini, che ha rincarato la dose in merito all’ enunciato razzista di Fontana.

Ora, la Lega ci ha provato più volte a mascherare, con la giustificazione del dopo, l’affermazione detta prima; ha provato a confondere le acque circa il suo razzismo, ma non ci è mai  riuscita, per il semplice fatto che la sua coscienza è una coscienza razzista.

Si pongono problemi, il primo dei quali con la Costituzione, dove si dice che «ognuno è uguale davanti alla legge senza distinzioni di razza, politica, religione» (Art. 3 della Costituzione). Ma Fontana, che bastava arrivasse a leggere circa venti righe, tante sono quelle che vanno dall’Art. 1 all’Art. 3 della Costituzione, è riuscito a dare esempio di ignoranza costituzionale quando ha ribadito che la Costituzione parla di razza. Si, ne parla ma non come crede lui. Allora, la Lega è una formazione anticostituzionale. Perché ammetterla alle elezioni in un Paese che condanna, già nella Costituzione, il razzismo?

Un altro problema, e qui la strada  diventa tutta in salita. Ha a che fare con la cultura. Qualcuno dovrebbe dire a tutti i leghisti che la storia dell’uomo, iniziata 30 milioni di anni fa, parla di un patrimonio genetico comune, e il primo a trasmetterlo fu l’ominide nato e vissuto in Africa. Fontana, quando dichiara quelle cose, si sta dando direttamente del cretino, che Matteo Salvini conferma e, a questo punto, cominciano a essere troppi due cretini in un partito, se poi quei due ricoprono incarichi importanti.

O forse, non si tratta tanto e solo di stupidità dei dirigenti. Forse quello che in loro è razzismo è inferiore al consenso che cercano e sanno di trovare tra chi è davvero razzista, ossia l’elettorato leghista. Basta dare in pasto a quegli elettori l’osso del razzismo, e loro se lo rosicano accucciati e contenti. Quelli del Nord azzannano l’osso del Sud, e Salvini è convinto che la sua Lega razzista trovi voti al Sud che è il luogo che la Lega disprezza. A proposito di genialità… .

Ma non è ancora tutto. Più del razzismo e del consenso, è l’effetto da trovare nella comunicazione il piano che fa dire ai politici ogni cosa pur di essere ricordati e, per una nostra debolezza mentale, nulla quanto il gioco ad effetto, la frase choc, al limite pure la faccia antipatica, ci fa ricordare di più chi parla.

L’essere umano, si sa, è fatto così, è affetto da risentimento, invidia e altre incomprensibili passioni che, estese oltre un certo limite, lo fanno stupido.  Non ci si deve stupire di ciò; ci si deve stupire, piuttosto,  che il politico si collochi un gradino sotto a quella stupidità per guadagnarsi il consenso e collocarsi, un minuto dopo aver avuto il voto, intere scalinate al di sopra del popolo cho lo ha votato.

La comunicazione è qui che diventa imbroglio e il politico è qui che si è guadagnato l’inaffidabilità, usando la comunicazione con effetti pirotecnici per affermare la sua superiorità dal popolo. Perché la comunicazione politica è consapevole che non può parlare elevando le basse passioni umane, ma le abbassa ancora di più, diventa la sede del ventre molle del popolo. Così, la sua attività non è diversa dall’illusionista o dal messaggio pubblicitario. Per questo, pur di catturare il voto, i politici iniziano a promettere il paradiso per poi ricacciare chi lo ha votato all’inferno. E forse, che quel popolo che si fa così abbindolare vada all’inferno è davvero la cosa migliore che gli possa capitare. Perché è venuto il tempo di sfatare quel ritornello ripetuto come un mantra dai politici ‘l’elettore è intelligente’.  L’elettore medio è stupido perché, come l’uomo medio, è vincolato dalle sue passioni e dalle sue paure che lo rendono, alla fine, stupido. E il politico sa che l’elettore medio, quello che gli dà la grande massa dei voti, è stupido, altro che intelligente.

Come se ne esce? Come ridare ai mezzi di comunicazione la funzione di informazione e non di tifare, sapendo che il tifoso procede con i paraocchi e sfoga nel tifo le sue frustrazioni? Forse, cercando chi, tra i politici, è ancora capace di distinguere i tifosi dagli elettori; forse, cercando chi, tra i politici, conosce la realtà del Paese e ne parla per migliorarla, non per peggiorarla attraverso le illusioni e forse, ancora, cercare quel politico che guida lo show man e non si fa guidare.  Ma il dubbio permane: è davvero avvelenato il circuito TV-politica per sperare di sentire parlare in quella sede quel politico. E qui sotto tiro devono andare i talk show, fatti per ottenere audience con il giornalista di turno che è uno show man più che un giornalista, pagato dai vari editori per incassare pubblicità durante le trasmissioni. Perché la prima regola in televisione è dare qualche osso da rosicchiare agli imbecilli che stanno attaccati al video, ed è una vera mensa succulenta per loro e una manna per il ‘giornalista’ quando  in studio i politici si azzuffano, urlano, insomma quando recitano il copione del business show per andare in Parlamento e vendicarsi degli imbecilli che ci sono cascati.

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