sabato, Agosto 8

Fontana e i sette nani Attilio Fontana è parte della deriva della Lega, sedotta dall’individualismo e dagli istinti più retrogradi, ma in questi mesi di coronavirus ha fatto il suo dovere con costanza, persino con dignità, commettendo errori, alcuni gravi, ma possibili quando arrivano proiettili da tutte le parti

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Fatico a dimenticare il documento dei sette sindaci del Pd contro il governatore Attilio Fontana, figlio di una politica datata che il coronavirus Covid-19,potrebbe spazzare via.

Culturalmente e politicamente mi trovo agli antipodi del governatore della Lombardia, quanto a visione dell’uomo e di un’infinità di altre cose, in passato non sono mancati interventi in cui ne denunciavo i limiti, come quando, nel gennaio del 2018, si lasciò andare ad affermazioni imperdonabili, coerenti con la sua appartenenza politica ma squallide in assoluto.  «Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate».

Parole che denunciano un mondo interiore angusto, inadatte al capo di uno dei distretti più evoluti del mondo, ma meravigliarsi significa non avere chiaro cos’è la Lega, uno spaccato sociologico che sta accumulando pericolosi ritardi sulla tabella di marcia del Pianeta. Attilio Fontana è parte di tale deriva, sedotta dall’individualismo e dagli istinti più retrogradi.

Tuttavia, non si può partire dalle sue idee politiche per valutarne comportamento durante l’epidemia. Proprio in queste ore il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, ricordava che in Lombardia il Coronavirus è stato causa di un numero di morti 5 volte superiore a quelli che determinò la Seconda Guerra Mondiale. Siamo di fronte a un’aggressione senza precedenti, che avrebbe piegato qualsiasi istituzione, eppure mi è sembrato che il governatore, pure con i limiti dell’uomo e del politico, abbia fatto il proprio dovere con costanza, persino con dignità,commettendo anche degli errori, alcuni gravi,ma possibili quando arrivano proiettili da tutte le parti, invisibili, inafferrabili e con un’efficienza malefica sconosciuta.
Immagino cosa significhi essere al centro di una comunità che rischia di essere annientata, perché il problema non lo conosce nessuno e si procede come in una palude di cui non si vede la fine né la profondità. Arrivano schiaffi in una stanza buia, non vediamo chi ci percuote eppure dobbiamo combatterlo procedendo per tentativi ed errori, mentre egli colpisce con precisione e mette alle corde la stessa scienza, alla quale dobbiamo stare aggrappati.

È vero, come tutti noi, può essersi lasciato invischiare nell’autoinganno, desiderando, fino a illudersi, che non stesse accadendo. Perdonabile, nessuno si aspettava un’ordalia di questa portata.Altri sono stati più disinvolti, anche tra i firmatari del documento di cui sopra, si sono messi a dichiarare che la loro città era aperta o che avrebbero offerto il parcheggio gratuito ai visitatori, ma non mi sento di accusare neppure loro, era lecito tentare di andare oltre, forse anche negare, sicuramente sperare.

Ma quando la minaccia è epocale bisogna abbandonare le categorie usate, munirsi di tutta la maturità necessaria, dimenticare le appartenenze. Su questo gradino concettuale tanta politica si è persa per strada, agendo con la stessa disinvoltura del giorno prima.

La domanda che si apre ora è se il personale politico italiano può essere all’altezza di ciò che ci attende, se nei suoi organici ci sono menti in grado di porre sotto verifica il modo di vivere che abbiamo scelto, immaginando un altro universo, lontano dalle semplificazioni bipolari di cialtroni e razzisti, con e senza barba, qualche volta omonimi. Li abbiamo visti in azione in questi due mesi, diversi ci fanno temere che il Coronavirus al loro cospetto sia davvero un semplice raffreddore.

Attilio Fontana, perlomeno, non si è tirato indietro, non saprei se la politica sia il suo mestiere, troppo antiquate le sue idee, di certo se il suo operato lo valutiamo nel breve segmento di tempo coincidente con l’epidemia, non vedo in giro politici in grado di muovergli contestazioni decisive.

Al governatore, però, un consiglio glielo darei.Rifletta, prenda le distanze dal suo segretario,sconfessi certe posizioni disumane del partito, si converta alle regole dell’umanità, dell’altruismo. Contesti a certi bauscia senza storia il loro anacronismo, e gli ricordi che questa Regione è stata edificata dai forestieri, a cominciare da Maria Teresa d’Austria, cui Milano, in particolare, deve quelle aperture che oggi la rendono un luogo così affascinante e facile da amare.

Il governatore sa bene che se si fosse votato solo a Milano, città europea, il suo destino politico sarebbe stato assai più modesto, ma ora il Coronavirus, stabilendo un crinale, potrebbe farlo cadere dalla parte degli adulti.

Approfitti dell’occasione irripetibile, accetti l’offerta e si consegni alla civiltà.

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