sabato, Luglio 4

Fondazioni sinfoniche alla frutta: di chi è la colpa?

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Il medico pietoso fa la piaga cancrenosa? Niente di più vero: aspettare a prendere decisioni dolorose significa, spesso, determinare l’arrivo di patologie più preoccupanti. Ancora più grave, però, se il medico sbaglia la diagnosi e procede magari con un’amputazione, quando sarebbe bastata una terapia farmacologica o addirittura più semplicemente, un cambio di regime alimentare: se sbaglia la terapia non si tratta più di un medico pietoso, ma di un medico incompetente, qualora non si possano rilevare gli estremi per definirlo un medico corrotto (magari per prendere un rimborso più sostanzioso…).

Una sorta di apoteosi del ‘medico poco pietoso’ (sempre che non sia medico incompetente), quindi pronto a tagliare per salvare il malato è la legge Bray, quella che ha istituito finanziamenti sotto forma di mutui per i Teatri che riducono il personale: secondo tale legge, il cui vero, altisonante nome è quello di Valore-Cultura, la spesa eccessiva che producono tali istituzioni musicali è la malattia (questo è ovvio), e l’unica cura possibile è il taglio del personale (e questo è tutto da discutere).

Abbiamo già detto più volte che questo è un modo curioso di considerare le cose, scaricando sul personale gli errori della gestione, ma in Italia, si sa, non c’è mai un dirigente pubblico che paghi per la propria inettitudine, ed anche la Valore-Cultura scarica sul personale le colpe che il più delle volte sono della dirigenza, quasi come un capo militare che dica che sia stato il costo per il mantenimento dei soldati a far perdere la guerra e non le scelte di alleanze sbagliate, o le spese di forniture belliche inopportune, o le scelte strategiche inadeguate da parte di politici e generali.

Nella sostanza, a farne le spese in questa orgia di riduzione del personale, sono stati prevalentemente i corpi di ballo (alcuni anche prime della citata legge), falcidiati dall’idea bislacca di rappresentare un costo inutile. Come dire: l’istruzione costa troppo in questa città quindi elimineremo il liceo scientifico oppure la facoltà di Veterinaria…

Parliamo adesso di Verona. Ma non per raccontare dell’amore di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, ma per dire di una delle solite, infelici storie di debiti stratosferici contratti nei teatri d’opera malati e delle risorse approntate per appianare quei debiti, da parte di una legge solerte, che per curarli obbliga preventivamente i malati ad una qualche amputazione. Ne parliamo anche perché da mesi ormai un gruppo di lavoratori di quel Teatro, preoccupati da prossimi probabili licenziamenti, attua forme di protesta.

Intanto è strano che la Fondazione Arena di Verona si trovi così improvvisamente in difficoltà visto che, solo pochi mesi fa,  era stata addirittura citata dalla Corte dei Conti come uno degli esempi virtuosi nel panorama dei teatri italiani (qualcuno sostiene che già il bilancio 2013 fosse taroccato), tanto che in un primo momento la Fondazione aveva rinunciato all’adesione alla legge Valore-Cultura e, quindi ad usufruire dei contributi da essa previsti. Ricordiamo che la Fondazione si è potuta mantenere spesso lontana dalle passività di bilancio perché gode della disponibilità di uno spazio (l’Arena) di circa 15.000 posti e può, pertanto, usufruire di cospicui ricavi di biglietteria (cosa impensabile per altri teatri che hanno al massimo 1500 posti).

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