domenica, Ottobre 25

Fini: "faccio politica, non partiti" field_506ffb1d3dbe2

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  Gianfranco_Fini

 

Il titolo evoca altri scenari. Ma ne ‘Il Ventennio‘ (edito da Rizzoli) di Gianfranco Fini c’è poco dell’epopea mussoliniana e molto degli ultimi decenni che hanno visto, nel bene e nel male, Silvio Berlusconi, protagonista dalla vita politica italiana. Il sottotitolo è chiarissimo: ‘Io, Berlusconi e la destra tradita‘. Fini raccolta se stesso, racconta gli episodi, le emozioni di questo e quel momento, come la coraggiosa pagina di condanna delle leggi razziali, le prime alleanze con Forza Italia, fino alla nascita del Pdl e fino all’ultimo, insanabile, faccia a faccia in diretta televisiva: «Che fai, mi cacci?», urlò a Berlusconi, l’allora Presidente della Camera, il 22 aprile 2010. Un libro che racconta la destra di ieri, la destra di Governo, ma anche la destra che guarda al futuro. Ma cosa vuole oggi Fini? Cosa auspica per il Paese? E come si confronta con la destra che nel Paese si sta ricomponendo? dalla rinata Alleanza Nazionale, alla rinata Forza Italia, fino al Nuovo Centro destra? Una cosa è certa, dice: il suo orizzonte non è in un partito, “si può tranquillamente cercare di contribuire al miglioramento delle condizioni della società anche attraverso un’attività politico-culturale, non necessariamente attraverso una attività di partito“.

Presidente Fini, come ha accolto il voto sulla decadenza di Berlusconi?
Atto dovuto. Il Senato si è limitato a applicare una legge che fu votata anche dal Pdl.

Nel suo libro scrive che è stata «l’insanabile diversità di vedute sulle questioni relative alla magistratura e alla giustizia la causa maggiore della rottura tra lei e Berlusconi». Quale è stato in particolare lo strappo?
Quando mi chiese nell’ultimo incontro avuto con lui alla Camera il 14 aprile 2010 di per fare tutto ciò che si poteva per accorciare i tempi di prescrizione del reato. Io gli risposi – non sapevo che riguardava lui e poi tutto quello che ha portato alla sua condanna il 1° agosto 2013 – guarda che ogni volta un processo non arriva al termine per decorrenza dei termini di prescrizioni la vittima del reato ha la certezza matematica che la giustizia non esiste e l’imputato, soprattutto se è colpevole, si frega le mani. Dopo quel mio diniego alla volontà di Berlusconi di favorire l’ennesima leggina ad personam, una settimana dopo, nell’unica riunione che si tenne del Consiglio Nazionale lui prese la parola e disse «se vuoi far politica dimettiti da Presidente della Camera». E io gli dissi: «Sennò, che fai mi cacci?». Mi prese sul serio…

Da leader di Alleanza Nazionale è stato Presidente della Camera. E’ un errore che ha fatto anche Fausto Bertinotti. La doppia funzione alla fine svilisce la forza politica.
E’ anche un grande onore essere Presidente della Camera, certamente ne può soffrire la forza politica di appartenenza, ma credo che la buona politica sia tale quando si privilegiano le istituzioni al partito.

Tra le sue considerazioni sulle prime alleanze con Forza Italia quelle della ricerca del consenso con il metodo del marketing.
Nel 1994 quando nacque Forza Italia la grande novità fu rappresentata anche dal modo con cui Berlusconi intendeva rivolgersi dall’elettorato. E da allora è stato seguito e copiato da molti. Anche quello che accade nel Pd… Renzi non è molto dissimile in questo. Ma è solo il cambio di un epoca. Non è una responsabilità di Berlusconi. Una conseguenza della fine delle ideologie e della trasformazione dei partiti.

E’ critico anche rispetto all’utilizzo dei sondaggi?
I sondaggi quando sono seri spesso riflettono quello che poi accade davvero. Sono scettico sul fatto che troppo spesso la politica decide dopo aver verificato con i sondaggi se la decisione che si accinge a prendere è positiva o negativa. Giocando un po’ con la lingua inglese dico che si parla tanto di leadership, che vuol dire guidare, si dovrebbe parlare di followship. Troppe volte la  politica asseconda quelli che sono gli umori popolari tramite i sondaggi. Nulla di male se sono sondaggi fatti per capire, e poi ovviamente la politica decide a prescindere dall’orientamento della pubblica opinione, quando, al contrario sono i sondaggi che dettano la stella polare la politica perde il suo ruolo.

Qual è il suo giudizio sul Governo delle ‘strette intese’ di oggi?
L’unico Governo possibile, un Governo che deve affrontare molte questioni. Un’azione di Governo caratterizzata da una carenza di risorse che è la vera grande questione italiana, sia perché è calata la produzione, e quindi c’è meno denaro in circolazione, sia per vincoli europei e l’obbligo iscritto anche, nella Costituzione, del Fiscal Compact, la necessità di tenere i conti pubblici sotto controllo.

Che viene criticato, comunque, da molti, soprattutto a sinistra?
Questo è un discorso molto ampio, nel senso che l’Italia è indebitata più di qualsiasi altro Paese dell’Unione Europea, quindi è naturale che con l’euro gli altri Paesi chiedano a noi una politica più virtuosa. Personalmente credo che si debbano ridiscutere a Bruxelles, ma non lo può fare l’Italia da sola, alcuni punti fermi a partire da quel rapporto del 3 per cento deficit-Pil che è stato scritto a Maastricht, 20 anni fa, e sul quale, non a caso, ha espresso molti dubbi un europeisti convinto come Romano Prodi. Siccome l’Europa sarà il tema della prossima campagna elettorale, e, come era prevedibile, non solo Grillo ma anche Berlusconi cavalcheranno l’onda del malcontento, credo che occorra essere chiari. Quello che non funziona non è l’euro, è che non si può avere una moneta unica se non si ha una politica monetaria comune. Ci sono dei settori della vita del cittadino in cui l’Europa e fin troppo presente, persino invadente, altri settori della vita pubblica -si pensi all’immigrazione, a quello che accade nel Canale di Sicilia-, in cui l’Europa è totalmente assente.

Nel suo libro definisce il tentativo di rifondare Alleanza Nazionale come una ‘minestra riscaldata’. A chi si rivolge in particolare e qual è il suo progetto politico per la creazione di un soggetto di destra?
Quello che io pavento è un rischio. Semmai nascerà Alleanza Nazionale spero non sia una minestra riscaldata. Quello che è importante è che non si parta dalla coda, cioè non si parta definendo come si chiama e chi la dirige, ma si parta dalla testa, e quindi quali sono i principi e quali sono i contenuti che devono caratterizzarne l’azione. Personalmente non ho smesso di fare politica, il libro è un atto politico, questa chiacchierata è un atto politico. Non ho intenzione di fondare partiti  o di bussare alla porta di questo o quel partito. Perché se la politica è l’interesse della polis si può tranquillamente cercare di contribuire al miglioramento delle condizioni della società anche attraverso un’attività politico-culturale, non necessariamente attraverso una attività di partito.

A chi si rivolge in particolare, a Storace, Nania e gli altri che hanno fatto un tentativo?
Mi rivolgo a tutti e nessuno, a coloro che erano in An.

Lei vorrebbe dare un contributo dall’esterno in termini di contenuti?
Dare un contributo dall’esterno a tutto il centrodestra, non necessariamente, se tornerà in vita, ad Alleanza Nazionale. Proprio perché sono convinto che il sistema bipolare, pur con tutti i difetti italiani, vada preservato, semmai va migliorato.

Lei non si metterebbe alla guida di questa nuova Alleanza Nazionale?
Ripeto, non fondo partiti, non busso alla porta di questo e quel partito. Non credo che esistano gli uomini per tutte le stagioni. Sono stato in Parlamento 30 anni. Credo che la politica si possa fare anche attraverso un dibattito più culturale che partitico.

Non pensa di avere attrattiva rispetto all’elettorato. O è rimasto scottato?
Non avendo intenzione di candidarmi è un problema che non mi pongo.

Che effetto le fa vedere Gasparri suo fedelissimo un tempo difendere a spada tratta Berlusconi?
Andiamo oltre.

La giunta Alemanno di Roma è stata caratterizzata da scandali e corruzioni.
Penso che la Magistratura deve indagare a tutto campo, e se ci sono delle responsabilità devono essere punite. Attenzione a non dare sempre per scontato che l’avviso di garanzia o il rinvio a giudizio sia una condanna.

Riccardo Mancini, braccio destro di Alemanno, è stato arrestato.
Sì, certo. C’è stato un signore, un certo Scaglia, manager Fastweb, che quando ha saputo di essere colpito da un ordine di cattura era all’estero, si è consegnato, ha fatto un anno di carcere preventivo. Lui è stato assolto con formula piena. Tra le tante responsabilità che ha Berlusconi c’è anche quella di non aver reso possibile una riforma della Giustizia e la responsabilità sta nel fatto che ha sempre attaccato la Magistratura nel suo complesso, e si è sempre preoccupato più delle sue personali questioni che dell’interesse generale del cittadino. Comunque, per tornare alla sua domanda, purtroppo la commistione tra affari e politica, ormai, riguarda tutti, purtroppo non c’è nessuna forza politica che si possa dire estranea.

Umberto Bossi è ormai un principe avviato alla decadenza, le primarie della lega del 7 dicembre prossimo appaiono come l’ultimo estremo tentativo di restare a galla. Qual è stato l’errore di Bossi?
Non sta a me dirlo. Bossi, certamente, dopo il malessere fisico è molto diverso da quel che era prima. Non parlerei di un errore di Bossi: la Lega ha illuso per molto tempo gli italiani, quelli del Nord in particolare, che il federalismo fosse il toccasana, fosse la bacchetta magica. In realtà il federalismo fin qui ha rappresentato un aumento dei costi – quelli regionali sono andati alle stelle – senza che si sia accompagnato all’aumento una migliore qualità dei servizi. La Lega oggi non ha più una parola d’ordine vincente, per certi aspetti non ha più ragion d’essere, visto che era il movimento federalista per eccellenza.

A proposito di errori Urso nel suo libro le attribuisce un errore, quello dell’abbraccio mortale con Berlusconi. Cosa gli risponde?
Niente. Urso dov’era quando facemmo l’alleanza con Berlusconi? Era uno dei più convinti sostenitori di quella alleanza.

Ha scritto nel suo libro che la legge Bossi-Fini ha necessità di un ‘tagliando’, ma in assenza di una normativa chiara sul diritto d’asilo la sua rischia di essere una legge xenofoba.
Assolutamente no. Che c’entra il diritto d’asilo con le misure di prevenzione nei confronti dell’immigrazione clandestina.

Molti migranti che arrivano in Italia a seguito di guerre e non si vedono il riconoscimento del diritto d’asilo. Il diritto d’asilo è codificato da norme internazionali. In Italia manca una legge di attuazione. Mi riferivo all’assenza in Italia di una legge specifica che normi il diritto d’asilo.
Bisogna definirlo nell’ambito delle leggi internazionali. Ma il problema è ancora più ampio. La proposta che farei io se avessi una responsabilità di Governo è convincere l’Unione Europea a defenire le aree da cui chi proviene ha automaticamente il diritto d’asilo. Perché è evidente che c’è una profonda diversità da chi proviene dal Corno d’Africa o dall’Africa sub-sahariana e chi viene dalle Filippine. La legge che porta il mio nome non si pone questi problemi perché aveva come obiettivo quello di contrastare l’immigrazione clandestina e di regolare l’immigrazione attraverso l’equazione: se hai il contratto di lavoro hai il permesso di soggiorno. Ovviamente nella legge si fa espressamente eccezione per tutti coloro che rientrano nei diritti previsti dalle normative internazionale sull’asilo e anche per coloro che entrano in Italia per motivi di studio. E’ una  materia delicatissima. Non si capisce perché l’informazione su questo parla per sentito dire. Ho letto delle cose sul ‘Corriere della Sera‘ e su ‘Repubblica‘: «il reato di immigrazione clandestina previsto dalla legge Bossi-Fini». E’ di sette anni dopo. Proprio perché sono materie estremamente delicate e che i politici e l’informazione ne parlino correttamente.

Fosse Ardeatine, Auschwitz, Gerusalemme. Come ha vissuto questi momenti?
Emozione soprattutto. Sono vicende che interrogano le coscienze di tutti. E per la destra era un dovere quello di chiudere i conti con un passato doloroso e anche di scusarsi seppur non avesse la destra delle responsabilità dirette – sono nato nel 1952 – però la responsabilità di una comunità politica, di una storia, c’era.

Tra i suoi alleati c’era anche Casini. Come vede il suo tentativo di oggi di mitigare i danni della caduta di Berlusconi?
Di Casini avevo ed ho stima. Se è convinto di poter resuscitare una sorta di Democrazia Cristiana in sedicesimo, cioè in piccolo, una sorta di centro, è un tentativo che non porta da nessuna parte perché non c’è adesso nel corpo elettorale oggi questa richiesta. C’è un sistema con tre poli, centrodestra, centrosinistra e Grillo. Se il tentativo di Casini è quello di un centrodestra nuovo e migliore, condivido.

Cosa pensa della destra estrema di Marine Le Pen?
Che è un fenomeno molto più complesso di come viene giudicato in Italia da chi non lo conosce. Perché nella storia francese, dove c’è un forte nazionalismo, Marine Le Pen sta innovando anche rispetto alla politica del padre. E’ molto meno aggressiva, molto meno violenta verbalmente.

Grillo è i 5 Stelle solo antipolitica?
Dipende cosa si intende per antipolitica. Grillo non si pone il problema di avanzare delle proposte credibili. Grillo interpreta il forte disgusto che c’è nei confronti di tutti il sistema politico. Ma Grillo si dà un obiettivo che è quello di legittimare il sistema. E lo dimostra, sapendo perfettamente che è quasi impossibile che ciò accada, vogliamo il 51 per cento da soli, dice. Rifiutare qualsiasi alleanza o chiedere anche se sa che è fatica inutile l’impeachment di Giorgio Napolitano e la dimostrazione che ha una strategia politica, ma è una strategia politica tesa a demolire l’attuale sistema, non a correggerlo, non a cambiarlo.

Il ‘metodo Boffo’ e la macchina del fango. Come è possibile venirne fuori?
Occorrerebbe una maggiore deontologia professionale da parte di qualche Collega iscritto all’Ordine dei Giornalisti e poi, ovviamente, anche qui bisogna aver fiducia nella Magistratura, anche se purtroppo rispetto alla quotidianità che caratterizza i giornali la Magistratura ha sempre tempi più lunghi.

Non vuole fondare un partito ma un giornale lo farebbe?
Sono giornalista professionista dal 1977. Ha idea di quanti capitali servono per fare un giornale? Trovare risorse oggi è difficile per tutti, soprattutto se uno le cerca in maniera trasparente. Considero il giornalismo la mia professione. Se non credessi nell’informazione, tra l’altro, non avrei scritto questo libro. Per fare un giornale ci sono due problemi: il calo, anche per il ruolo che stanno assumendo i giornali on line, delle copie e stampate, e la difficoltà di reperire le risorse necessarie per non far sì che non vivano nello spazio di un mattino anche per non prendere in giro oltre che i Lettori anche i giornalisti.

Come vede il fenomeno dell’astensione?
E’ normale che sia così quando la politica delude le aspettative. Dà l’impressione di non risolvere i problemi o peggio ancora promette o non mantiene. Il cittadino che ha ben altro per la testa finisce per dare un giudizio negativo nei confronti di tutta la politica è un po quanto dicevamo prima circa le ragioni del consenso di Grillo.

 

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