sabato, Agosto 8

Che fine ha fatto Amelia Earhart?

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Volare sulle rotte oceaniche è diventata un’abitudine e un uso di massa. Turismo, affari, curiosità che il trasporto aereo ha trasformato radicalmente nel corso dei pochi ma decisivi anni del dopoguerra con aerei sempre più sofisticati, capienti e sicuri. Ma come volavano i primi intraprendenti pionieri che hanno tracciato la storia dell’aviazione? Sono tanti e tanti i protagonsti che hanno scolpito nella storia i loro nomi con i gesti che oggi ci permettono di guardare disinvoltamente dall’oblò di un jet intercontinentale i fiumi, gli oceani e i ghiacciai che ci separano da un lembo all’altro del mondo. Tra questi il primo è nell’immaginario collettivo Charles Lindbergh, americano figlio di immigrati svedesi che nel maggio 1927 compì la prima traversata aerea in solitario dell’Oceano Atlantico. Il suo primato fu che il volo avvenne senza scalo: già però nel 1919 John Alcock e Arthur Brown avevano effettuato la traversata dell’Atlantico, anche loro senza scalo ma in coppia e onestamente, un viaggio di 33 ore e mezzo iniziato dal Roosevelt Field, New York, in assenza di alcuna assistenza non è cosa da poco, tanto è che il pilota di Detroit si addormentò sulla cloche pochi secondi dopo che il carrello del suo Spirit of Saint Louis aveva toccato il pavimento del campo di Le Bourget di Parigi.

Oggi però ci piace parlare di una protagonista in gonnella: Amelia Earhart. Il suo nome salta da una storia controversa che sta riportando l’attenzione su gesta epocali che hanno colorato di rosa e di nero la storia mondiale del volo. Ma ne parleremo più avanti.

Amelia Earhart è stata un pioniere del volo in America: la donna nacque il 24 luglio 1897 nel Kansas e a soli 23 anni fu contaminata dal desiderio del volo dopo aver assistito a un raduno aeronautico avvenuto nel Daugherty Airfield a Long Beach, in California dove al prezzo (non modesto) di un dollaro ebbe l’opportunità di compiere un volo in biplano. Fu un colpo di fulmine, se vogliamo usare questo termine che nulla ha a che fare con eventi metereologici. Amelia diventerà presto una protagonista del volo, toccando la quota di poco superiore i 4.000 metri con un biplano acquistato con i soldi della madre, un biplano Airster Kinner tutto giallo chiaro e di seconda mano. Era una donna inquieta, come raccontano i biografi, ossessionata dall’alcolismo del padre e da una voglia disperata di affermare la sua personalità in un ambiente assolutamente maschile. E così, il 15 maggio 1923 Amelia Earhart diventa la donna col brevetto nr. 16 della Fédération Aéronautique, la federazione internazionale per l’aeronautica. Sembrava impossibile. Ma del resto, già oggi non desta ancora un pizzico di sorpresa veder una donna ai comandi di un grosso jet di linea?

Ai tempi della nostra storia volare era ancora un fatto molto costoso e la nostra eroina non sempre potè pagarsi le sue ore per aria. Così, per mantenersi, la Earhart lavorò come assistente sociale e poi come insegnante e nel 1927 dopo esser divenuta membro dell’American Society of Aeronautical di Boston, rientrò nell’ambiente del volo come agente di vendita degli aerei della Kinner Airplane & Motor di Glendal, in California. Ma erano tempi in cui venivano finanziate anche le iniziative che dimostravano quanto fosse possibile -e sicuro- effettuare le lunghe trasvolate da un continente all’altro. Gli americani sono stati da sempre un insieme di persone accomunate dallo spirito del pionierismo e dell’esplorazione. È la loro connotazione e lo hanno dimostrato anche nelle più recenti conquiste delle regioni spaziali del sistema solare. E dunque, dopo l’impresa di Charles Lindbergh nel maggio del 1927, la nostra Amelia si convinse che anche per lei poteva essere possibile compiere qualcosa di grandioso col suo aeroplano ma quest’attesa non fu lunga e la sua occasione fu rapida ad arrivare. L’anno dopo infatti il volo della macchina costruita da Ryan Airlines il capitano Hilton H. Railey, pilota e uomo d’affari, le offrì di effettuare un volo sull’Atlantico, ma da passeggera, perchè si pensava che le donne non fossero fisicamente idonee a sopportare uno stress di tale portata. Non fu una pillola facile da mandar giù, ma la Earhart accettò l’offerta e il 17 giugno del 1928 assieme al pilota Wilmer “Bill” Stulz e al meccanico Louis “Slim” Gordon, decollò da Trespassey Harbor con un Fokker F.Vllb/3m Friendship per effettuare un volo di 20 ore e 40 minuti per atterrarare nel Galles. Al ritorno a New York l’equipaggio e la passeggera furono accolti con tutti gli onori del caso e Amelia fu sprannominata “Lady Lindy” in richiamo di Lindbergh. L’editore newyorkese George Putnam fiutò l’affare e decise di assicurarsi l’esclusiva delle imprese effettuate da una donna e si usò questa leva con linee di abbigliamento, biografie, conferenze e lezioni di volo: tutti sistemi speculativi che hanno reso il genere femminile non uguale, come dovrebbe essere, ma sempre più diverso e utilitaristico rispetto all’altro lato del genere umano! Da questo, Amelia Earhart diventò presidente della “Ninety Nine” un’organizzazione a livello mondiale che promuoveva il volo femminile e i diritti delle donne nel campo dell’aviazione, un ente che esiste ancora oggi, a riprova di quanto è arretrato il modo di trattare il genere femminile anche in quelle zone che si ritengono più evolute. Si racconta poi che dal punto di vista del pilotaggio Amelia non fosse particolarmente brillante ma era piena di coraggio anche se gli impegni mondani e i viaggi per le promozioni dei tour che venivano organizzati la distolsero dal continuo aggiornamento professionale, necessario a chi fa quel mestiere. Ecco che nasce la donna pilota, a cui viene attribuito l’appellativo di “aviatrice d’istinto”, uno stereotipo insignificante dal momento che la sessualità non entra assolutamente nell’interazione tra persona e macchina, un lavoro sequenziale in cui è necessario saper compiere tutti i movimenti con una rigida consapevolezza che assicura la propria sicurezza e anche quella altrui. E ribadiamo così che tutte le negatività e le discriminazioni nei confronti delle donne, ma è solo un esempio, non si possono cancellare con queste azioni dimostrative e qualunque affermazione di impegno sociale.

Il 20 maggio del 1932 il Lockheed Vega di Amelia decollò da Harbour Grace per imbattersi nel’impresa di una trasvolata sull’Atlantico. Era stato sempre Putnam, ormai suo marito, a organizzare l’evento e per quanto le condizioni meteo non fossero delle migliori, l’aereo atterrò dopo 12 ore a Culmore nell’Irlanda del Nord e non a Parigi come previsto per emulare il pilota svedese ma l’impresa fu considerata un successo mondiale, che le fece attribuire la medaglia d’oro della National Geographic Society e la Distinguished Flying Cross del Congresso, una delle onorificenze più prestigiose del mondo per un aviatore e anche la Légion d’honneur in Francia. Un altro primato fu la trasvolata in solitaria tra Honolulu a Oakland in California, sulle rotte del Pacifico, ben più impegnative di quelle atlantiche. E di seguito tante azioni che qualificarono la Earhart un personaggio unico; fu anche consulente presso la Purdue University per la carriera delle donne.

Iniziò così una carriera piena di successi e un salto di qualità che le impose la scelta di tante figure professionali che la assistettero nelle sue innumerevoli prove, utilizzando principalmente il Lockheed Electra acquistato per l’uso.

Fino all’ultimo viaggio. Amelia Earhart e il suo navigatore Fred Noonan decollarono il 1° giugno 1937 da Miami verso il Centro e Sud America, puntando per l’Africa orientale per poi seguire la rotta dell’Oceano Indiano e atterrare nel Lae, in Nuova Guinea percorrendo 22.000 miglia senza scali. Ne mancavano altri 7.000 sul Pacifico per completare la missione, con meta finale Howland Island, tra le Hawaii e l’Australia. La Earhart e Noonan partirono da Lae il giorno dopo in direzione est, lasciando a terra alcune apparecchiature radio per far posto a latte di benzina di scorta per allungare l’autonomia ma il carburante imbarcato aveva un numero di ottani troppo elevato perché non si consumasse rapidamente. Una leggerezza imperdonabile. Le cose andarono molto male: la mattina del 3 luglio l’equipaggio dell’Electra riuscì a segnalare la sua posizione, a circa 20 km. a sud-ovest delle isole Nukumanu. Poi più nulla. Un tragico silenzio che fece subito comprendere che fosse avvenuto un naufragio o un atterraggio di emergenza su un terreno per niente favorevole. Partirono immediatamente i soccorsi e della ricerca si interessò anche la Casa Bianca. Il presidente Franklin D. Roosevelt stanziò una somma di 4 milioni di dollari per organizzare delle spedizioni di ricerca e soccorso, ma non emerse nessuna traccia dei due aviatori e la relazione ufficiale che seguì, il 5 gennaio 1939 ipotizzò un ammaraggio di fortuna che avrebbe fatto inabissare il velivolo in pochi secondi. Amelia Earhart e Fred Noonan furono dichiarati legalmente morti da parte della Corte Suprema di Los Angeles.

E come sempre, dopo una vita avventurosa nascono tante leggende. Nell’isola Nikumaroro (Kiribati) sarebbe stata ritrovata la suola di una scarpa dello stesso modello di quelle indossate da Amelia.

Secondo un documentario della National Geographic del 2008, sono stati in molti ad aver incontrato la Earhart prigioniera dei giapponesi insieme a Noonan tra le isole Marshall e Palau. Un ex soldato americano di stanza in Pacifico ha dichiarato che Amelia sarebbe stata arrestata perché accusata di essere una spia caduta dal cielo e per questo giustiziata irreparabilmente assieme al suo compagno di volo. Difficile credere anche se la tesi ricorrente è il ritrovamento a Guam di una cassaforte con all’interno una valigetta piena di documenti e mappe riconducibili sempre alla Earhart. Secondo un’altra versione poi la pilota sarebbe sopravvissuta ai campi di prigionia del Sol Levante e poi sarebbe tornata in America sotto il falso nome per trascorrere un tranquillo declino della propria esistenza.

Ultima traccia si fa risalire al dicembre 2010, quando in uno scavo sull’isola di Nikumaroro, alcuni ricercatori hanno ritrovato dei resti ossei con vecchi trucchi e bottiglie di vetro. Ric Gillespie, il capo della spedizione ha promesso altre dichiarazioni di cui siamo tutti in attesa.

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